Farmaci equivalenti, tra gap culturale e sfide regolatorie. Zagaria (Doc Pharma): “Così liberiamo risorse per l’innovazione”

Farmaci equivalenti, tra gap culturale e sfide regolatorie. Zagaria (Doc Pharma): “Così liberiamo risorse per l’innovazione”

Farmaci equivalenti, tra gap culturale e sfide regolatorie. Zagaria (Doc Pharma): “Così liberiamo risorse per l’innovazione”

Nel corso di Future in Healthcare, il CEO di Doc Pharma e Vicepresidente di Egualia fotografa un mercato che vale il 23,3% a confezioni ma resta indietro rispetto all’Europa, con forti divari regionali e oltre 1 miliardo pagato dai cittadini per gli originator. Focus anche su carenze, nodo Data Matrix e la richiesta di un allineamento normativo per evitare criticità dal 2027 e liberare risorse a favore dell’innovazione

Il mercato dei farmaci equivalenti continua a rappresentare una componente strutturale del sistema farmaceutico italiano, ma resta ancora distante dai livelli di penetrazione dei principali Paesi europei. A fare il punto è Riccardo Zagaria, Ceo di Doc Pharma e Vicepresidente di Egualia, ospite dell’ultima puntata di Future in Healthcare, che ha tracciato un quadro tra numeri, criticità e prospettive di sviluppo del comparto, soffermandosi anche sulle sfide regolatorie legate all’adeguamento alla normativa europea sul Data Matrix e sul percorso di crescita dell’azienda nei suoi trent’anni di attività.

Un mercato che pesa il 23,3% a confezioni
Secondo i dati Egualia 2024, il comparto degli equivalenti nel canale farmacia rappresenta il 23,3% del mercato a confezioni e il 15,8% a valore. Una quota rilevante, ma che – sottolinea Zagaria – evidenzia ancora un ritardo rispetto ad altri sistemi europei. “Siamo a una penetrazione che è circa la metà rispetto a quella dei nostri cugini d’oltralpe”, afferma, citando la Francia come termine di paragone. Un gap che in Italia assume anche una dimensione territoriale: le province autonome di Trento e Bolzano registrano i livelli più elevati di utilizzo di equivalenti, mentre in diverse regioni del Sud la penetrazione è circa la metà.

Una dinamica che, osserva il Ceo di Doc Pharma, non segue la logica del reddito pro-capite. “Uno si aspetterebbe che la concentrazione maggiore dei farmaci equivalenti sia nelle regioni dove il reddito pro-capite è più basso. Invece in Italia funziona al contrario”. Alla base, secondo Zagaria, vi è un problema culturale: la percezione che un prezzo più alto sia sinonimo di qualità superiore, soprattutto quando si acquistano farmaci per familiari fragili.

Eppure, ricorda, i generici sono farmaci bioequivalenti agli originator, spesso sviluppati con tecnologie più recenti. Porta l’esempio di un cerotto transdermico per il Parkinson recentemente lanciato dall’azienda, con performance di rilascio superiori rispetto al prodotto originatore.

In questo contesto, medici e farmacisti sono attori chiave. I farmacisti sono tenuti per legge a informare il cittadino della presenza dell’equivalente, ma per Zagaria è centrale soprattutto il ruolo del medico prescrittore. Fin dall’inizio, Doc ha puntato sulla promozione e sull’informazione alla classe medica. “Noi riteniamo centrale l’importanza del prescrittore, del medico al quale noi garantiamo la stessa qualità del farmaco originator a un prezzo sicuramente più vantaggioso per il Servizio sanitario nazionale, per i pazienti”.

Sostenibilità e driver competitivi
Il tema della sostenibilità economica è centrale. Nel 2024, evidenzia Zagaria, i cittadini italiani hanno pagato di tasca propria oltre 1 miliardo di euro per acquistare farmaci originator, coprendo la differenza rispetto al prezzo di rimborso fissato dal Servizio sanitario nazionale, generalmente allineato al prezzo dell’equivalente. A fronte di questo, il valore complessivo del mercato degli equivalenti nel canale farmacia si attesta intorno a 1,7 miliardi di euro.

Un dato che, secondo il Vicepresidente di Egualia, dimostra come una maggiore diffusione degli equivalenti potrebbe liberare risorse per il sistema: non in contrapposizione con l’industria dell’innovazione, ma in un’ottica complementare. L’aumento della quota di mercato degli equivalenti, osserva, consentirebbe al Ssn di reinvestire in nuovi farmaci e tecnologie.

Tra i driver competitivi, oltre al prezzo, restano fondamentali la qualità e la completezza del portafoglio prodotti. Nel mercato degli equivalenti, infatti, la leva prezzo rappresenta l’elemento originario su cui si è sviluppato il comparto – rendere più sostenibile la spesa farmaceutica liberando risorse per il Servizio sanitario nazionale – ma oggi non è più sufficiente a garantire competitività e continuità industriale.

La qualità, innanzitutto, è un fattore strategico sia sul piano regolatorio sia su quello reputazionale. Gli equivalenti devono garantire bioequivalenza rispetto all’originator, ma per le aziende diventa sempre più rilevante anche la qualità percepita da medici, farmacisti e pazienti: affidabilità produttiva, continuità nelle forniture, investimenti tecnologici, formulazioni aggiornate e performance migliorative laddove consentito dall’evoluzione tecnologica. In un contesto in cui persiste un gap culturale verso il generico, la solidità industriale e scientifica dell’azienda diventa un elemento determinante per rafforzare la fiducia del prescrittore e del paziente.

Parallelamente, la completezza del portafoglio rappresenta un altro asse competitivo cruciale. Disporre di un’offerta ampia consente all’azienda di essere un interlocutore strutturato per farmacisti e medici, coprendo più aree terapeutiche e garantendo continuità di servizio. Un portafoglio esteso permette inoltre di bilanciare prodotti a bassa marginalità – spesso farmaci essenziali con prezzi molto contenuti – con referenze in grado di sostenere economicamente l’attività complessiva. Questo aspetto è particolarmente rilevante in una fase in cui alcuni medicinali sotto i 5 euro pongono problemi di sostenibilità produttiva.

In questa prospettiva, la competitività non si gioca solo sulla riduzione del prezzo, ma sulla capacità di coniugare efficienza economica, solidità industriale e ampiezza dell’offerta. È su questo equilibrio che si misura oggi la tenuta del comparto degli equivalenti e la sua capacità di continuare a contribuire alla sostenibilità del sistema sanitario.

Data Matrix e rischio carenze dal 2027
Sul fronte regolatorio, l’attenzione è puntata sull’adeguamento alla normativa europea sulla tracciabilità dei medicinali, con scadenza febbraio 2027. In Italia, spiega Zagaria, si rischia una duplicazione degli adempimenti: l’apposizione del Data Matrix europeo e il mantenimento del bollino del Poligrafico dello Stato.

“Oggi la posizione del Poligrafico dello Stato è quella di ‘costringere’ le aziende […] ad apporre sia il Qr Code, la tracciatura europea, sia un bollino”, afferma. Una doppia timbratura che, secondo il Ceo, comporterebbe costi aggiuntivi a tutte le aziende farmaceutiche, naturalmente, non solo a quelle di medicinali equivalenti, e un concreto rischio di mancanza di farmaci nelle farmacie, qualora le aziende non riuscissero ad adeguarsi in tempo.

La soluzione proposta è l’allineamento dell’Italia agli altri Paesi europei che hanno già superato sistemi analoghi, consentendo l’applicazione del Data Matrix e sostituendo il bollino con una marca da bollo virtuale, cioè una forma di tassa riconosciuta senza necessità di un contrassegno fisico.

Da Doc Generici a Doc Pharma: 30 anni di evoluzione
Fondata nel 1996 come Doc Generici, l’azienda festeggia nel 2026 i 30 anni di attività. Oggi, con il rebranding in Doc Pharma e il supporto di fondi di private equity, ha avviato un percorso di diversificazione pur mantenendo il Dna originario: qualità, focalizzazione su medici e farmacisti e presidio del mercato degli equivalenti, che rappresenta ancora il 70% del fatturato.

Tra i passaggi chiave, l’essere stati pionieri nella promozione al medico e nell’ingresso tempestivo sul mercato alla scadenza dei brevetti. La fase più recente della storia di Doc Pharma è caratterizzata da una strategia di crescita per linee esterne, volta a rafforzare il posizionamento competitivo nel canale farmacia e a riequilibrare il mix di ricavi oltre il solo segmento degli equivalenti, che oggi rappresentano circa il 70% del fatturato.

L’acquisizione del marchio Muscoril da Sanofi ha consentito l’ingresso nel mercato dell’automedicazione attraverso una valorizzazione del brand e sviluppo del prodotto per raggiungere il segmento di selfcare nel rispetto della regolamentazione normativa ed ampliandone l’estensione commerciale. L’investimento nell’oftalmologia ha portato l’azienda a posizionarsi come quinta realtà nel segmento in farmacia, con il tasso di crescita più dinamico.

Con l’operazione Geopharma, Doc Pharma ha integrato non solo un portafoglio di integratori nell’area osteoarticolare, ma anche una rete di promozione dedicata alla classe medica, rafforzando la propria presenza presso i prescrittori. La successiva acquisizione di Ematonil da Bayer consolida ulteriormente il presidio nell’area osteoarticolare OTC, in una logica di ampliamento del portafoglio brand e di maggiore diversificazione dei flussi di ricavo. Una crescita che, sottolinea Zagaria, poggia sulla capacità decisionale rapida di una realtà italiana senza casa madre estera. Con ulteriori operazioni allo studio, Doc Pharma guarda al futuro con l’obiettivo di consolidare la propria presenza nel mercato degli equivalenti e, al contempo, rafforzare la diversificazione del portafoglio, in un equilibrio tra sostenibilità del sistema e sviluppo industriale.

Marzia Caposio

26 Febbraio 2026

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