Fumo. Conclusi i primi studi sui riscaldatori di tabacco

Fumo. Conclusi i primi studi sui riscaldatori di tabacco

Fumo. Conclusi i primi studi sui riscaldatori di tabacco
Proposti come “alternative” per chi non riesce a smettere di fumare, gli studi hanno evidenziato, con i riscaldatori di tabacco vs sigarette tradizionali, una riduzione media del 90-95% delle sostanze dannose o potenzialmente dannose (HPHC). Gli studi su Regulatory Toxicology and Pharmacology.

Dai presidi per agevolare l'addio al fumo, come le ormai storiche gomme da masticare alla nicotina, i cerotti ad hoc, e persino le moderne App; fino alle alternative per gli irriducibili del tabacco, come le e-Cig e i più recenti riscaldatori di tabacco, la crescente consapevolezza dei problemi per la salute arrecati dal fumo ha spinto prima l'industria farmaceutica a studiare dei prodotti che potessero aiutare a dare l'addio alle bionde, poi l'industria del tabacco a trovare delle “soluzioni” meno dannose per la salute, adatta a quelle persone che non riescono a gettare il pacchetto per l'ultima volta.
 
La tecnologia heat-not-burn
Tra questi ultimi, oltre alle e-Cig, ci sono i più recenti riscaldatori del tabacco, sui quali si sono da poco conclusi una serie di studi in vitro e in vivo, anche sul'uomo, pubblicati su Regulatory Toxicology and Pharmacology, che mettono in evidenza la marcata riduzione del danno che deriva dall'utilizzo di questi sistemi, rispetto alla sigaretta tradizionale. Questi device, grazie alla tecnologia heat-not-burn, sono in grado di scaldare il tabacco senza bruciarlo, riducendo così la formazione della gran parte delle sostanze dannose e potenzialmente dannose derivanti dalla combustione.
 
Gli studi
Sono stati realizzati studi in vitro e studi in vivo nei ratti sottoposti all'inalazione del fumo di sigaretta per 90 giorni, al fine di valutare sia la composizione chimica che la tossicità (citotossicità, mutagenicità e genotossicità) dell’aerosol prodotto grazie alla tecnologia heat-not-burn. Rispetto alla sigaretta di riferimento (3R4F) è stata osservata una riduzione media del 90-95% delle sostanze dannose o potenzialmente dannose (HPHC) prodotte. Inoltre, sono stati realizzati diversi studi clinici da istituti di ricerca pubblici e privati della durata di 3 mesi, mirati a valutare se ad una riduzione delle HPHC corrispondesse una riduzione dei rischi per la salute dell'uomo. I risultati hanno dimostrato che l'utilizzo di device che riscaldano il tabacco invece di bruciarlo comporta una ridotta esposizione alle sostanze dannose e potenzialmente dannose anche quando utilizzata ad libitum, e cioè senza limiti quantitativi.
 
Altre ricerche hanno indagato l'impatto del passaggio dalla sigaretta tradizionale a questo tipo di dispositivo sui meccanismi di malattia. Tra queste, uno studio su modello animale ha dimostrato che la ridotta esposizione agli HPHC che si ottiene grazie al passaggio ai riscaldatori di tabacco, porta ad una ridotta gravità degli endpoint della malattia. Ulteriori studi sulla tossicologia dei sistemi sono stati progettati per confrontare gli effetti del fumo di sigaretta con quelli dell’aerosol generato dalla tecnologia heat-not-burn in termini di tossicità cellulare sull'epitelio della via aerea, nonché sui meccanismi coinvolti nell'infiammazione vascolare e della disfunzione endoteliale. I risultati hanno dimostrato che tale aerosol è meno tossico rispetto al fumo di sigaretta.

12 Ottobre 2017

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