Quando un paziente comincia un trattamento per un tumore al cervello, la prima domanda che si fanno parenti e medici è una: quanto sta funzionando? Capirlo è molto difficile, anche per via della complessità dell’organo colpito. Ma oggi un team di ricerca della Northwestern Medicine ha sviluppato un nuovo metodo che “prevede” la crescita tumorale, in maniera simile a come si fanno le previsioni del tempo. In particolare, il metodo può dire agli specialisti quanto bene il cancro sta rispondendo alla terapia, in modo che si possa decidere di cambiarla in maniera più tempestiva se questa non dovesse funzionare. Il nuovo approccio è descritto sulle pagine di PLoS One.
I tumori cerebrali variano moltissimo nella forma, densità e tasso di crescita. Eppure, i correnti metodi per misurare l’impatto di una terapia non tengono conto di queste variazioni, e dunque non riescono a chiarire – ad esempio – se il paziente che si ha davanti è un paziente che ha un tumore aggressivo che risponde bene alla cura o uno con un cancro più lento che sta invece rispondendo male. “C’è una zona d’ombra, subito dopo il primo ciclo di trattamento, in cui è difficile comprendere se e quanto questo abbia funzionato, perché non esistono parametri clinici capaci di capirlo”, ha spiegato Kristin Swanson, ricercatrice alla Northwestern University Feinberg School of Medicine. “Il metodo appena sviluppato e testato sul glioblastoma, invece, riesce a predire dove e come il tumore si sta sviluppando, proprio come un meteorologo prevede dove andrà una tempesta: così riusciamo a capire se e quanto una terapia riesce a cambiare quella crescita, e che ripercussioni avrà questo sulla sopravvivenza del paziente”.
Se un dottore è in grado di dire subito se un trattamento è efficace o meno, può infatti capire se continuare su quella strada, tentare un nuovo farmaco, o magari inserire il paziente in un trial. “Tutto ciò è utile anche al paziente, anche dal punto di vista psicologico”, ha spiegato la neurochirurga.
Il metodo prende in considerazione proprio quei parametri di forma, densità e tasso di crescita specifici del tumore e dunque del paziente. Per essere sicuri che funzionasse, gli scienziati hanno testato quanto i modelli al computer si accordassero al normale sviluppo del tumore (scegliendo a questo scopo il glioblastoma, il tumore cerebrale più diffuso e aggressivo), osservato mettendo a confronto i risultati della risonanza magnetica nucleare il giorno della diagnosi e il giorno dell’intervento. Ad ogni paziente veniva assegnato un valore tramite il computer, che prediceva l’efficacia del trattamento scelto. “Lo studio dimostra che i pazienti che avevano un ‘punteggio’ più alto, sopravvivevano significativamente più a lungo di quelli con valori bassi, e i loro tumori impiegavano molto di più a ripresentarsi”, hanno spiegato gli scienziati nello studio. “Così, il punteggio può appunto predire quanto bene sta funzionando una terapia”.