I trapianti di cuore in Italia compiono 40 anni. CNT: “Siamo tra i leader mondiali, 413 nel 2024 e per il 2025 atteso un +9%”

I trapianti di cuore in Italia compiono 40 anni. CNT: “Siamo tra i leader mondiali, 413 nel 2024 e per il 2025 atteso un +9%”

I trapianti di cuore in Italia compiono 40 anni. CNT: “Siamo tra i leader mondiali, 413 nel 2024 e per il 2025 atteso un +9%”
Il Centro nazionale trapianti celebra il decreto che nel 1985 autorizzava, per la prima volta in Italia, il trapianto di cuore. Nel tempo l'attività è cresciuta, così come l’età media di donatori e riceventi, “indice di una maggiore efficacia dei trapianti e della crescente capacità della Rete di gestire complicanze e comorbidità”. In aumento anche i trapianti da donatore a cuore fermo. Schillaci: “Sistema di assoluto valore nel Ssn”.

Esattamente 40 anni fa, l’11 novembre 1985, l’allora ministro della Sanità Costante Degan firmava il decreto che autorizzava in Italia il trapianto di cuore: subito dopo, il 14, l’equipe diretta dal professor Vincenzo Gallucci realizzava a Padova il primo intervento in assoluto. Da lì, nel giro di nove giorni, altri trapianti di cuore vennero eseguiti a Pavia (il 18 novembre), Udine (il 22), Bergamo e Milano (il 23) e a Roma (il 24): l’inizio di una nuova era per la trapiantologia italiana. Quarant’anni dopo, il nostro Paese è ai primi posti mondiali per tasso di trapianti cardiaci eseguiti. Nel 2024 nei 20 centri italiani autorizzati, ne sono stati realizzati ben 413 (7 per milione di abitanti): +13% rispetto al 2023, addirittura +38% rispetto al 2022. E nel 2025 il loro numero è in ulteriore aumento: nei primi 10 mesi dell’anno i trapianti di cuore sono stati 376, l’8,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2024. A fare il punto è il Centro Nazionale Trapianti (CNT), celebrando l’anniversario del decreto.

Dal 2002, ovvero da quando è entrato in funzione il Sistema informativo trapianti, quelli cardiaci sono stati oltre 7mila: a ricevere un nuovo cuore sono stati in maggioranza pazienti uomini (74%), mentre tra le diagnosi prevalenti tra quelle che hanno portato al trapianto ci sono le cardiomiopatie primitive (51%) e post-ischemiche (24%).

Ad oggi, è italiano il trapianto di cuore più longevo d’Europa, e uno dei più longevi al mondo: quello ricevuto da Gian Mario Taricco, che fu il secondo in assoluto realizzato nel nostro Paese. Taricco, allora ventenne, fu trapiantato a Pavia dall’equipe diretta dal professor Mario Viganò il 18 novembre 1985: quel cuore nuovo, quarant’anni dopo, batte ancora nel petto del suo ricevente.

Negli anni, anche lo scenario delle donazioni è evoluto in maniera significativa. Il primo donatore di cuore, Francesco Busnello, di Treviso, vittima di un incidente stradale, aveva solo 18 anni. Nel 2002 l’età media dei donatori di cuore al momento del decesso era di poco più di 36 anni, e il donatore più anziano di quell’anno ne aveva 67. Nel 2024 l’età media era salita a quasi 48 anni, mentre il donatore più anziano ne aveva 77: circa un quarto dei donatori di cuore oggi ha più di 60 anni. Oggi, in oltre il 60%, la causa di decesso dei donatori è rappresentata dall’emorragia cerebrale. Proprio la maggiore capacità della Rete trapianti di segnalare le donazioni tra questo tipo di pazienti, anche in età più avanzata, e di utilizzare con successo questi organi, è alla base del significativo aumento dei trapianti di cuore registrato negli ultimi anni.

L’allargamento dei criteri di selezione dei donatori è legato anche all’ampliamento dei criteri di candidabilità dei riceventi: nel 2002 la loro età media era di 48 anni, oggi è di 52, mentre l’anno scorso il cardiotrapiantato più anziano aveva 76 anni contro i 68 di quello del 2002. Oggi è possibile dare un cuore nuovo a pazienti più avanti con l’età proprio perché l’efficacia della terapia del trapianto è sempre più evidente e sono cresciute le capacità cliniche della nostra Rete di gestire complicanze e comorbidità.

Un’altra decisiva innovazione che ha contribuito all’incremento dei trapianti è stata la possibilità di utilizzare i cuori dei cosiddetti “donatori a cuore fermo”, ovvero pazienti il cui decesso viene dichiarato con criteri cardiaci dopo un’osservazione di 20 minuti (all’estero invece sono mediamente 5-10 minuti). Dal 2023, anno del primo trapianto di cuore realizzato in Italia con questa modalità, gli interventi eseguiti sono stati già oltre 80, circa il 9% del totale, con risultati sovrapponibili ai trapianti eseguiti da donatore in morte cerebrale.

“Oggi possiamo guardare con orgoglio a quanto realizzato dalla trapiantologia italiana in questi quarant’anni”, commenta il ministro della Salute Orazio Schillaci. “Il nostro è un sistema di assoluto valore, e a dimostrarlo ci sono i dati, ma soprattutto, dietro i numeri, ci sono le vite di migliaia di pazienti salvati dal trapianto e dal lavoro quotidiano degli operatori ai quali va la nostra gratitudine. È anche per merito di eccellenze come la Rete trapianti che il Servizio sanitario italiano viene riconosciuto come uno dei migliori del mondo: continueremo a lavorare per garantire i migliori livelli possibili di assistenza, anche a chi aspetta un organo o a chi lo ha ricevuto e intraprende il percorso del follow up”.

“Negli ultimi tempi l’attività di trapianto di cuore sta vivendo una crescita esponenziale, e l’obiettivo è quello di consolidare i risultati raggiunti soprattutto in termini di qualità degli interventi eseguiti”, dichiara il direttore del Centro nazionale trapianti Giuseppe Feltrin. “In questo momento ci sono 802 pazienti che aspettano un cuore nuovo, tra gli oltre 8mila in attesa di trapianto: l’impegno della Rete trapianti è quello di assisterli al meglio, ma per farlo abbiamo fortemente bisogno della disponibilità delle persone a donare i propri organi dopo la morte. I professionisti della nostra Rete, insieme ai volontari delle associazioni, che ringrazio, sono costantemente al lavoro per rafforzare la cultura della donazione: oggi, esattamente come quarant’anni fa, è ancora il ‘sì’ dei donatori e delle loro famiglie a fare la differenza per chi aspetta il trapianto, di cuore e non solo”.

11 Novembre 2025

© Riproduzione riservata

Infezioni respiratorie, in Italia 1 persona si ammala almeno 2 volte all’anno. I vaccini sono risolutivi, ma urge aggiornare il Piano Nazionale
Infezioni respiratorie, in Italia 1 persona si ammala almeno 2 volte all’anno. I vaccini sono risolutivi, ma urge aggiornare il Piano Nazionale

In Italia ogni anno vengono registrati 189 mila casi di infezioni respiratorie su 100 mila abitanti, ovvero quasi due episodi di malattia per persona, anche se l’incidenza si impenna per...

Pma. Meno di una coppia su due accede ai trattamenti
Pma. Meno di una coppia su due accede ai trattamenti

Il percorso della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) in Italia è una corsa contro il tempo, dove le barriere emotive e strutturali pesano, ancora oggi, tanto quanto il fattore biologico per...

Scienze della vita: l’Europa prova a riscrivere le regole per non perdere la sfida globale
Scienze della vita: l’Europa prova a riscrivere le regole per non perdere la sfida globale

Il settore delle scienze della vita in Europa attraversa oggi una fase di profonda ridefinizione normativa. Con le revisioni parallele in corso del Pacchetto Farmaceutico dell’UE, del Critical Medicines Act...

Calendario Vaccinale per la Vita: “I casi di meningite in Uk richiedono attenzione e adozione di politiche vaccinali uniformi per gli adolescenti”
Calendario Vaccinale per la Vita: “I casi di meningite in Uk richiedono attenzione e adozione di politiche vaccinali uniformi per gli adolescenti”

Inserire con urgenza nel Calendario Nazionale di Prevenzione Vaccinale la vaccinazione contro Meningococco B nell’adolescente mai vaccinato prima e rivaccinazione per coloro che abbiano ricevuto un ciclo vaccinale nell’infanzia. Definire...