Il futuro della chirurgia in scena a Roma

Il futuro della chirurgia in scena a Roma

Il futuro della chirurgia in scena a Roma
Chirurgia laparoscopica e robotica consentono l’esecuzione di interventi estremi, la riduzione dei “danni collaterali” legati all’operazione e tempi di recupero ridotti.
I maggiori esperti mondiali riuniti a Roma per il Congresso europeo di Laparoscopia 2010 "Challenges in Laparoscopy & Robotics". 

Minima invasività e precisione al decimo di millimetro. Sono le armi su cui punta la chirurgia per affrontare sfide fino a pochi anni fa impensabili. E per garantire al paziente risultati chirurgici straordinari e tempi di recupero rapidissimi. Al punto da poter rendere un brutto ricordo la “malattia chirurgica”, quel mix di dolori, interminabili trattamenti per fleboclisi, la necessità di stare a letto e non riuscire ad alzarsi per giorni. Complicazioni dovute non all’intervento in sè, ma semplicemente alla via di accesso per raggiungere la zona su cui intervenire.
È questa la sfida al centro del Congresso europeo di Laparoscopia 2010 Challenges in Laparoscopy & Robotics in corso in questi giorni a Roma. Più di trecento i partecipanti con 17 star della chirurgia laparoscopica e robotica mondiale: “Abbiamo invitato i migliori al mondo – ha commentato il presidente del congresso Vito Pansadoro – e, a dimostrazione del valore dell’incontro, nessuno di essi ha rifiutato”.
La sfida della chirurgia laparoscopica ha avvio circa 15 anni fa: “Abbiamo incontrato non poche resistenza all’inizio della nostra attività – ha proseguito Pansadoro – ma oggi la laparoscopia è diventata una tecnica chirurgica ampiamente utilizzata”.
Il passo successivo è stato l’arrivo dei robot: “nati per la cardiochirurgia, hanno cambiato in larga misura la vocazione, giacché in questa branca i tempi operatori devono essere rapidissimi. Dopo un passaggio nella chirurgia generale, dove il successo è stato scarso a causa dell’ampiezza del campo operatorio, oggi i robot sembrano aver trovato un appropriatissimo campo di applicazione in urologia. Basti pensare che il 60 per cento degli interventi robotici è rappresentato da prostatectomie radicali”.
E proprio le applicazioni in campo urologico, sia della laparoscopia sia della chirurgia robotica, saranno al centro del convegno. Con una modalità inusuale: durante la tre giorni del summit, due sale operatorie laparoscopiche e una sala robotica della clinica Pio XI di Roma – l’unica del Centro-Sud in grado di far funzionare contemporaneamente e a pieno ritmo 3 sale operatorie laparoscopiche – lavoreranno in contemporanea e trasmetteranno in diretta tutto il giorno interventi di chirurgia estrema eseguiti dalle mani dei migliori professionisti in questo campo.
Ma quali sono i vantaggi dell’applicazione di simili tecniche per il paziente?
“Rispetto a soli due anni fa – ha commentato Pansadoro – è cambiato molto perché questi interventi non sono più sperimentali, ma entrati nella pratica quotidiana. Si tratta di chirurgia estrema che ma tutti i chirurghi possono praticare”. Quanto ai benefici, basterà pensare all’ampio taglio sul fianco che veniva praticato ai pazienti che si sottoponevano a una nefrectomia e confrontarlo con i 3-5 forellini della laparoscopia per avere un’idea della differenza di invasività tra i due interventi. Inoltre i tempi di recupero sono infinitamente più brevi: nel caso della nefrectomia, “il giorno dopo il paziente è già in grado di muoversi – ha illustrato il chirurgo – e dopo una settimana può tornare al lavoro”.
L’impiego dei robot, inoltre, offre ulteriori vantaggi: “per i pazienti che subiscono un intervento alla prostata, per esempio, è possibile effettuare, con successo, una nerve sparing, cioè risparmiare i nervi per conservare la potenza sessuale”.
Ciò grazie all’estrema precisione dei robot la cui accuratezza si traduce in una drastica riduzione dei “danni collaterali” dell’intervento: il rapporto tra il movimento della mano del chirurgo e lo strumento è infatti di 6 a 1. Combinando questo dato con la visione HD e in 3D il risultato è straordinario.
Il problema restano gli alti costi, non soltanto di acquisto ma anche di manutenzione, dei robot che però non ne hanno impedito la diffusione nel nostro Paese. Attualmente sono 45, un numero sufficiente per fare dell’Italia la nazione europea che ne possiede di più.


Antonino Michienzi

09 Giugno 2010

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