Linee guida ESC 2025 sulle dislipidemie: verso un’ottimizzazione della prevenzione cardiovascolare

Linee guida ESC 2025 sulle dislipidemie: verso un’ottimizzazione della prevenzione cardiovascolare

Linee guida ESC 2025 sulle dislipidemie: verso un’ottimizzazione della prevenzione cardiovascolare
Presentato al congresso ESC 2025, l’aggiornamento delle linee guida sulle dislipidemie introduce strumenti per migliorare il controllo lipidico nei pazienti ad alto, altissimo ed estremo rischio cardiovascolare. Le novità riguardano l’impiego tempestivo di terapie combinate, l’integrazione di farmaci non statinici e l’introduzione di nuovi modificatori del rischio

L’aggiornamento delle linee guida per le dislipidemie, presentato in occasione del congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC) 2025 contiene una serie di importanti indicazioni che vanno nella direzione di un’ ottimizzazione del controllo lipidico dei pazienti a rischio cardiovascolare alto, molto alto ed estremamente alto.
“Speriamo che grazie a queste linee guida sarà possibile contrastare un’inerzia terapeutica che ancora continuiamo a riscontrare”, commenta Pasquale Perrone Filardi, professore ordinario di Cardiologia, Direttore del dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate all’Università Federico II di Napoli e Presidente della Società italiana di cardiologia (Sic). “I dati dell’EuroAspire, che sono stati pubblicati di recente, indicano che il trattamento, in termini di profilo lipidico e di atri fattori di rischio cardiovascolare, nei pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica è assolutamente subottimale”.

Terapie non statiniche e modificatori del rischio

Le linee guida supportano una stratificazione del rischio con nuovi score e forniscono un importante supporto all’impiego, sin da subito, delle terapie di combinazione o dell’aggiunta di terapie non statiniche. “Parliamo soprattutto dei PCSK9 inibitori o anche della terapia orale con acido bempedoico, nei casi in cui i pazienti in trattamento con statine non raggiungono i target desiderati”, precisa l’esperto.
“Essere tempestivi nell’aggiungere una terapia alle statine per l’ottimizzazione del controllo lipidico è molto importante. Dobbiamo mutuare lo stesso approccio del trattamento dell’ipertensione e convincerci che, nella grande maggioranza dei pazienti ad alto e altissimo rischio, la monoterapia è insufficiente”.

Le linee guida guida aggiornate vedono anche l’inserimento di nuovi modificatori del rischio. “Alcune condizioni, come la menopausa precoce e la preeclampsia nella donna, vengono usati per arricchire la valutazione del rischio cardiovascolare. Sarà importante implementarle, perché le donne sono ancora sottotrattate”, sottolinea Perrone Filardi.
Nel documento viene anche ridefinita la categoria di pazienti a rischio estremo. “Si tratta non solo di pazienti con eventi ricorrenti ma anche di persone con malattia polivascolare: le linee guida supportano l’impiego dell’imaging per identificare in particolare la malattia cardiovascolare subclinica”. Questo porterà sempre più all’identificazione di pazienti con malattia aterosclerotica in più distretti vascolari, quindi pazienti a rischio estremo da trattare tempestivamente ed efficacemente per raggiungere livelli di LDL inferiori a 40 mg/dL.

Prevenire il primo evento cardiovascolare

Le evidenze scientifiche dal 2019 ad oggi hanno portato alla redazione di questo focused update delle linee guida. Perrone Filardi osserva che, anche sulla base degli studi attualmente in corso, la prospettiva per il futuro è di rivolgersi ad altre categorie, di persone senza un pregresso evento con un alto rischio cardiovascolare, proprio per prevenire il primo evento. “L’idea è di anticipare e rallentare la progressione della malattia, stabilizzare le placche e quindi impedire che questi pazienti subiscano un infarto o un ictus. Abbiamo visto che il 50% dei primi infarti avviene in pazienti che fino a quel momento erano stati asintomatici”.

Sono attesi a breve i dati dello studio VESALIUS-CV, che coinvolge proprio questi pazienti, a rischio ma senza eventi pregressi, e valuta l’effetto dell’anticorpo monoclonale evolocumab (inibitore di PCSK9) sulla riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori.
“Credo che i risultati indicheranno – come aveva già fatto lo studio HOPE-3 – che, in pazienti a rischio intermedio, abbassare il colesterolo riduce sostanzialmente gli eventi cardiovascolari”, commenta Perrone Filardi.
E conclude: “Il trattamento dei pazienti senza evento, ma con rischio cardiovascolare molto alto, è una nuova frontiera per la prevenzione cardiovascolare che merita una grandissima attenzione, perché è in queste popolazioni che occorre il maggior numero di eventi cardiovascolari acuti”.

11 Settembre 2025

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