Medicinali plasmaderivati. Cns, in 8 anni esportati per fini umanitari 61mila flaconi di farmaci per pazienti emofilici

Medicinali plasmaderivati. Cns, in 8 anni esportati per fini umanitari 61mila flaconi di farmaci per pazienti emofilici

Medicinali plasmaderivati. Cns, in 8 anni esportati per fini umanitari 61mila flaconi di farmaci per pazienti emofilici
I medicinali salvavita in eccedenza rispetto al fabbisogno nazionale, sono stati donati a El Salvador, Afghanistan, Albania, Armenia e Palestina. Un’azione di solidarietà che vede protagonisti il Centro nazionale sangue dell’Iss e le Regioni. Candura (Cns): “Un gesto concreto di aiuto realizzato grazie alla donazione volontaria, periodica, anonima e gratuita che caratterizza il sistema sangue italiano”

Più di 61 mila flaconi di medicinali plasmaderivati destinati a pazienti emofilici esportati per fini umanitari, dal 2013 al 2020, in El Salvador, Afghanistan, Albania, Armenia e Palestina, con molte Regioni protagoniste in questa azione di solidarietà (Calabria, Emilia-Romagna, Lombardia, Marche, Sicilia, Toscana e le 9 Regioni aderenti al Nuovo accordo interregionale per la plasmaderivazione, di cui è capofila il Veneto).

È questo il bilancio delle attività di donazione di medicinali salvavita avviate dal nostro Paese con il coordinamento del Centro nazionale sangue-Iss insieme al ministero degli Esteri e alle Regioni. Farmaci in eccedenza rispetto al fabbisogno nazionale, che può oggi contare anche su nuove opzioni terapeutiche per le persone con emofilia.

Un’attività fiore all’occhiello del sistema sangue del nostro Paese, basato sulla donazione volontaria, periodica, anonima e gratuita, che si rivela un punto di riferimento mondiale: non a caso ospiterà il prossimo 14 giugno, il World Blood Donor Day. Evento calendarizzato nel 2020 e rinviato a causa della pandemia.
 
“Le donazioni dei farmaci plasmaderivati, eccedenti rispetto al fabbisogno regionale e nazionale, – ha spiegato Fabio Candura, responsabile del settore medicinali plasmaderivati del CNS – sono state rese possibili con l’Accordo Stato-Regioni del 7 febbraio 2013 che ha promosso la collaborazione per l’esportazione di questi medicinali a fini umanitari e per lo sviluppo delle reti assistenziali nei Paesi coinvolti. Un gesto concreto di aiuto – prosegue – che ci permette di donare farmaci salvavita in surplus, in considerazione del fatto che i pazienti italiani utilizzano prevalentemente farmaci di origine ricombinante, e di prevenirne quindi eventuali scadenze per mancato utilizzo rendendoli accessibili a pazienti privi di un’alternativa terapeutica”.
 
Secondo i dati del 2019, pubblicati negli Annals of Internal Medicine e provenienti dai registri nazionali di patologia di Australia, Canada, Francia, Italia, Nuova Zelanda e Regno Unito, l’emofilia interessa a livello globale oltre 1,1 milioni di persone, di cui più di 400mila con una forma grave e in base alle stime della Federazione Mondiale Emofilia (World Federation of Haemophilia) a livello globale, circa il 75% dei pazienti emofilici non riceve trattamenti adeguati o alcun trattamento.
 
Intervenire diventa quindi doveroso. E in otto anni, da quando è stato siglato l’Accordo Stato-Regioni, l’attività di donazione da parte delle Regioni italiane ha interessato numerosi Paesi (oltre a El Salvador, Afghanistan, Albania, Armenia e Palestina, nell’elenco figurano India e Serbia).
 
“C’è una lunga collaborazione con l’Afghanistan – ha aggiunto Candura –, a breve, in questo Paese invieremo nuovamente farmaci contenenti Fattore VIII della coagulazione. Inoltre, è in progettazione un intervento di cooperazione bilaterale con il Friuli-Venezia Giulia che ha l’obiettivo di implementare a Herat un secondo centro per il trattamento dei pazienti affetti da emofilia, oltre quello già operativo a Kabul la cui sezione pediatrica è dedicata a Gabriele Calizzani, amico e collega, ma soprattutto protagonista assoluto di queste iniziative e recentemente scomparso. In Albania, invece, dove lavoriamo in collaborazione bilaterale decentrata, c’è un accordo di lungo corso tra l’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze e il Centro ospedaliero universitario Madre Teresa di Calcutta di Tirana dove la Fondazione Emo conduce un progetto di formazione continua per i colleghi albanesi”.

A questi programmi di cooperazione si è aggiunto recentemente il rapporto di collaborazione con la Palestina. “A dicembre dello scorso anno – ha ricordato Candura – sono stati donati 2mila flaconi contenenti Fattore VIII, sempre in eccedenza rispetto al fabbisogno nazionale, destinati a pazienti palestinesi affetti da emofilia A. I flaconi sono stati donati dalla Regione Sicilia, su coordinamento del CNS e con il supporto logistico del WHO e della Kedrion, azienda convenzionata per la lavorazione del plasma dei donatori siciliani. Ed è in fase di avvio un progetto pilota finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo e intitolato ‘Haemo-PAL’, finalizzato al potenziamento dei centri clinici per la diagnosi e la cura delle malattie emorragiche congenite. All’interno di questa progettualità è prevista in giugno una ulteriore donazione di farmaci”.

Ma la parola d’ordine è autosufficienza. “Il nostro obiettivo – ha concluso Candura – è potenziare le progettualità nei Paesi della Ue e non solo, per contribuire all’autosufficienza europea per questi farmaci. È sicuramente una grande sfida in quanto richiede che i vari Paesi siano dotati di una rete trasfusionale o comunque di una rete di trattamento, anche in nuce, per i soggetti affetti da emofilia. Consideriamo comunque che, se alla fornitura di farmaci in eccedenza aggiungessimo una produzione di farmaci del Fattore IX con un impegno economicamente non gravoso per l’Italia, saremmo in grado di rendere autosufficienti Paesi demograficamente poco ampi come Albania, Armenia, El Salvador”.
 
Ester Maragò

Ester Maragò

05 Febbraio 2021

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