Neurologia. Nuova tecnica per studio dei circuiti neuronali della memoria

Neurologia. Nuova tecnica per studio dei circuiti neuronali della memoria

Neurologia. Nuova tecnica per studio dei circuiti neuronali della memoria
Una ricerca internazionale, pubblicata sul Journal of Neuroscience. Dimostrata per la prima volta possibilità di esplorare in maniera non invasiva specifici circuiti di neuroni responsabili di diverse forme di memoria. Il risultato frutto della collaborazione tra Campus Bio-Medico di Roma, CTO e neuroscienziati di UK, Giappone e Germania.

In arrivo nuove tecniche neurofisiologiche in grado di valutare la funzione di circuiti cerebrali il cui malfunzionamento causa malattie come le demenze. In futuro, queste tecniche potrebbero essere la base per programmi di neuro-riabilitazione più efficaci.  
 
È il frutto di uno studio internazionale, pubblicato sulla rivista Journal of Neuroscience. La ricerca ha visto la partecipazione del Prof. Vincenzo Di Lazzaro, Direttore della Cattedra di Neurologia dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, insieme con altri neuroscienziati di Regno Unito, Giappone, Germania e con il Prof. Paolo Mazzone, neurochirurgo del CTO di Roma.
 
Per la prima volta al mondo i ricercatori hanno potuto valutare il funzionamento di circuiti complessi della corteccia cerebrale, composti da oltre 20 tipi di neuroni, e che sono coinvolti nelle funzioni della memoria. È stato dimostrato inoltre che questi circuiti cerebrali, che sovrintendono a diverse forme di apprendimento, in particolare di tipo motorio, sono funzionalmente indipendenti, anche se strettamente connessi a livello anatomico.
 
“Utilizzando tecniche di stimolazione magnetica transcranica, un tipo di stimolazione del cervello superficiale e non invasiva – ha spiegato Di Lazzaro – siamo riusciti a dimostrare l'esistenza di circuiti di neuroni tra loro indipendenti anche in un’area molto ristretta del cervello umano. Pur se spazialmente vicini, questi circuiti possono essere attivati selettivamente. Modulandoli, perciò, attraverso la stimolazione magnetica, si possono ottenere effetti su specifiche forme di plasticità cerebrale, ovvero l’insieme dei cambiamenti della corteccia cerebrale che si verificano durante l'apprendimento e che sono alla base, ad esempio, della funzione mnemonica”.
 
Oltre che per lo sviluppo di nuove forme di neuro-riabilitazione, le ricadute saranno applicabili a diversi campi delle neuroscienze: dalla psicologia allo studio dei processi di apprendimento. Con la possibilità, sullo sfondo, dell’utilizzo di nuove e più efficaci metodiche di attivazione non invasiva dei circuiti cerebrali legati alle funzioni mnemoniche. In questo modo, si potrebbe arrivare a potenziare la loro funzione in pazienti affetti da forme di disturbo della memoria fortemente invalidanti, come le demenze, per le quali oggi non esiste un trattamento efficace. Sono patologie il cui numero, con l’invecchiamento generale della popolazione, è destinato a crescere in modo notevole nei prossimi vent’anni. Secondo i più recenti dati divulgati dalla Società Italiana di Neurologia, i disturbi della memoria colpiscono attualmente circa il 7 per cento della popolazione generale over-65, per arrivare fino al 30 per cento degli ultraottantenni.

26 Novembre 2014

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