Rene con midollare a spugna, probabile l’origine genetica

Rene con midollare a spugna, probabile l’origine genetica

Rene con midollare a spugna, probabile l’origine genetica
L’ipotesi arriva da un gruppo di ricercatori delle università Cattolica di Roma, di Verona e di Padova, che ne spiegano le ragioni in un articolo pubblicato sull’ultimo numero del Clinical Journal of the American Association of Nephrology.

Il rene con midollare a spugna, spesso associato alla calcolosi recidivante, in molti casi potrebbe essere invece causato dalla variazione di un gene responsabile della malformazione caratteristica della malattia.
Su questa ipotesi si è concentrato un gruppo di ricercatori delle università Cattolica di Roma, di Verona e di Padova, capeggiati dal nefrologo del Gemelli-Columbus Giovanni Gambaro. Le ragioni sono state illustrate su un articolo pubblicato sull’ultimo numero del Clinical Journal of the American Association of Nephrology.
La malattia, descritta proprio in Italia per la prima volta nel 1939 grazie all’impiego dell’allora nuova tecnica dell’urografia, porta oggi il curioso nome di rene con midollare a spugna (in inglese MSK, medullary sponge kidney) per la forma particolare che assumono le cosiddette piramidi renali (che costituiscono la struttura del rene): quella delle spugne dopo essere state strizzate.
Spesso la malattia è asintomatica ed è frequentemente associata alla calcolosi recidivante: se circa il 10% della popolazione ha i calcoli, in un decimo di queste persone la calcolosi è recidiva, e in questi casi spesso troviamo associata la malattia del rene con midollare a spugna. Caratterizza la malattia una dilatazione dell’ultimo tratto del nefrone, l’unità funzionale del rene (che ne contiene circa un milione). È intorno alla dilatazione che si formano calcificazioni e calcoli.
“Che la causa potesse essere genetica fino a oggi era solo un sospetto”, commenta il nefrologo della Cattolica di Roma Giovanni Gambaro spiegando che “i casi familiari descritti in letteratura erano pochissimi e non possedevamo evidenze scientifiche per sostenere questa ipotesi. Grazie al nostro lavoro, i medici ora sono in possesso di alcuni elementi che ci portano a pensare che l’ipotesi abbia consistenza”.
Basandosi sui pochi casi familiari descritti, sull’osservazione di difetti fisiopatologici osservati e sulla conoscenza della funzione di alcuni geni, qualche anno fa il gruppo di ricercatori autori dell’articolo aveva iniziato a sospettare che la base della malattia potesse essere genetica, e che uno dei geni coinvolti potesse essere il gene GDNF, che è uno dei geni chiave nello sviluppo di un organo così importante per il nostro organismo.
Negli anni, i ricercatori hanno studiato un centinaio di pazienti con calcolosi renale colpiti da MSK. Nell’articolo pubblicato sono stati selezionati e studiati 55 di questi pazienti. Di costoro, ben 8 presentavano due variazioni genetiche del gene GDNF che non erano mai state osservate prima. Inoltre, nelle famiglie di 5 di questi 8 pazienti erano presenti altri casi di MSK. Confrontando con un campione di persone non malate e con un campione di pazienti calcolotici idiopatici (cioè affetti dalla forma comune di calcolosi), i ricercatori hanno dedotto che le variazioni osservate sono statisticamente legate alla malattia.
“Al momento – aggiunge il nefrologo della Cattolica-Columbus – stiamo facendo un’analisi sistematica della familiarità di questa malattia e ci stiamo accorgendo che ci sono molti più casi familiari di quello che pensavamo”.
Il gruppo di ricercatori ha in corso una collaborazione con un team di nefrologi canadesi per fare una scansione sistematica di tutto il genoma dei pazienti al fine di individuare eventuali altri geni coinvolti nella malattia.
“Per essere certi che queste varianti del gene GDNF sono davvero mutazioni responsabili della malattia – spiega Gambaro -, dovremmo introdurre questo gene modificato in una cellula e riprodurre l’anomalia in vitro.. Sfortunatamente, questo gene regola lo sviluppo di un intero organo e non la semplice funzione di una cellula, e pertanto questa strada non è percorribile. La nostra ipotesi però regge – ribadisce l’esperto -, anche perché i pazienti in cui abbiamo individuato questa variante presentano clinicamente alcune alterazioni urinarie ed ematiche che gli altri pazienti affetti da MSK non hanno. E che dunque li distinguono dagli altri malati di rene con midollare a spugna”.
Da questa ricerca stanno inoltre nascendo ulteriori sviluppi, ad esempio sugli effetti che la malattia provoca nei pazienti, come quelli legati ad anomalie dell’acidificazione renale i cui risultati saranno presto pubblicati.
 

30 Luglio 2010

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