Sindrome dell’X fragile e Autismo: scoperto un meccanismo patologico e identificato un approccio farmacologico innovativo efficace in un modello sperimentale   

Sindrome dell’X fragile e Autismo: scoperto un meccanismo patologico e identificato un approccio farmacologico innovativo efficace in un modello sperimentale   

Sindrome dell’X fragile e Autismo: scoperto un meccanismo patologico e identificato un approccio farmacologico innovativo efficace in un modello sperimentale   
Uno studio condotto dall’Università di Roma Tor Vergata e dalla Fondazione Santa Lucia Irccs, pubblicato su Molecular Psychiatry, rivela che una disfunzione dei neuroni dopaminergici dell’area cerebrale denominata substantia nigra compacta è associata all’insorgenza dei comportamenti ripetitivi autistici di un modello murino di sindrome dell’X fragile; svelato anche il meccanismo molecolare alla base della disfunzione e identificata una nuova strategia farmacologica risultata efficace nel ridurre i comportamenti ripetitivi autistici in un modello animale.

Dai laboratori dell’Università di Roma Tor Vergata e della Fondazione Santa Lucia IRCCS una nuova scoperta sui meccanismi alla base dei comportamenti ripetitivi autistici e sui bersagli molecolari utili per il loro trattamento farmacologico. Lo studio è stato ideato, diretto e condotto da Ada Ledonne, ricercatrice in Farmacologia presso l’Università di Roma Tor Vergata e la Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma ED è stato pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry (Nature Publishing Group).

“Comportamenti ripetitivi – spiega una nota dei due enti di ricerca -, come movimenti stereotipati, manipolazione ripetitiva di oggetti e comportamenti autolesionistici, sono sintomi caratteristici dei disturbi dello spettro autistico, evidenti anche nella sindrome dell’X fragile, la principale causa monogenetica di autismo e disabilità intellettiva. I comportamenti ripetitivi autistici interferiscono con le normali attività quotidiane e possono essere anche dannosi per i pazienti. Ad oggi non ci sono farmaci approvati per il loro trattamento e questo dipende da una scarsa conoscenza dei meccanismi patologici cerebrali che li provocano”.

Lo studio diretto dalla dottoressa Ada Ledonne rivela che una disfunzione dei neuroni dopaminergici dell’area cerebrale denominata substantia nigra compacta è associata all’insorgenza dei comportamenti ripetitivi autistici di un modello murino di sindrome dell’X fragile; lo studio ha anche svelato il meccanismo molecolare alla base della disfunzione dei neuroni dopaminergici nigrali e identificato una nuova strategia farmacologica che è risultata efficace nel ridurre i comportamenti ripetitivi autistici in un modello animale.

“Abbiamo scoperto – spiega Ada Ledonne – che i neuroni dopaminergici nigrali di topi modello di sindrome dell’X fragile sono iperattivi e tale disfunzione promuove l’insorgenza di comportamenti ripetitivi autistici” spiega Ledonne. “L’iperattività dei neuroni dopaminergici nigrali – finora mai riscontrata nella sindrome dell’X fragile – è causata da un aumento dell’espressione dei recettori del glutammato mGluR1 e dei recettori ErbB4 e ErbB2, che mediano l’azione di fattori di crescita e differenziamento neuronale noti come Neureguline”.

Le Neureguline e i recettori ErbB4 e ErbB2 sono essenziali per il corretto sviluppo del sistema nervoso centrale e per la regolazione delle funzioni cerebrali anche nel cervello adulto, in quanto modulano l’attività neuronale, la neurotrasmissione e la plasticità sinaptica. La disfunzione dei recettori ErbB non era stata finora riconosciuta come meccanismo patologico alla base dei comportamenti ripetitivi della sindrome dell’X fragile e dell’autismo.

L’equipe di ricerca ha sperimentato nel modello animale di sindrome dell’X fragile un approccio farmacologico innovativo utilizzando un inibitore dei recettori ErbB per attenuare la disfunzione dei neuroni dopaminergici e le alterazioni comportamentali autistiche.

“I nostri risultati dimostrano – prosegue Ledonne – che l’inibizione dei recettori ErbB è una strategia farmacologica efficace nel recuperare le disfunzioni dei neuroni dopaminergici nigrali e ridurre i comportamentali ripetitivi autistici del modello murino di sindrome dell’X fragile. Pertanto, le nostre evidenze contribuiscono all’avanzamento della comprensione dei meccanismi molecolari alla base dei sintomi autistici e rappresentano una base solida per proporre valutazioni cliniche dell’efficacia dell’inibitore ErbB per il trattamento di comportamenti ripetitivi in pazienti con sindrome dell’X fragile e autismo”.

Allo studio hanno anche contribuito Nicola Mercuri, ordinario di Neurologia all’Università di Roma Tor Vergata e responsabile del laboratorio neurologia sperimentale della Fondazione S. Lucia, Claudia Bagni, ordinaria di Biologia applicata presso l’Università di Roma Tor Vergata e l’Università di Losanna, Svizzera, e ricercatori componenti i loro gruppi di ricerca.

04 Dicembre 2024

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