Sostanze psicoattive. Allarme degli psichiatri: “730 quelle nuove in Europa. Terribili gli effetti. E il web ne favorisce favorisce la diffusione”

Sostanze psicoattive. Allarme degli psichiatri: “730 quelle nuove in Europa. Terribili gli effetti. E il web ne favorisce favorisce la diffusione”

Sostanze psicoattive. Allarme degli psichiatri: “730 quelle nuove in Europa. Terribili gli effetti. E il web ne favorisce favorisce la diffusione”
Possono avere conseguenze devastanti su chi ne fa uso, sono “riciclate” e fuori controllo, difficili da riconoscere e da trattare. Il web ne favorisce la diffusione, ma sa anche controllarne l’uso. Tra le peggiori sostanze vi sono i nuovi oppioidi sintetici, comparsi già nel 2009, ma sempre più perfezionati: molecole sono estremamente potenti, e comportano una seria minaccia per la salute pubblica. Se ne parla oggi a Firenze al convegno nazionale della Sip.

730 Nuove Sostanze Psicoattive, 55 delle quali segnalate nell’ultimo anno 2018. Questo il dato che risulta dall’ultimo report pubblicato a giugno 2019 dall’Emcdda (European Monitoring Centre on Drugs and Drug Abuse), l’ente preposto al controllo europeo delle nuove sostanze in circolazione e che negli ultimi anni ha aiutato gli Stati membri dell’Unione a riconoscere e poi combattere le nuove sostanze “sul mercato”.
 
Con il termine ‘Nuove Sostanze Psicoattive’ (Novel Psychoactive Substances, dai cui l’acronimo inglese NPS) vengono indicate tutte le sostanze d’abuso, sia in forma pura che in preparazioni, che non sono sottoposte a controllo secondo le due convenzioni delle Nazioni Unite sui Narcotici (1961) e sulle Sostanze Psicotrope (1971), ma che possono causare conseguenze per la salute umana paragonabili a quelli determinati dalle sostanze ivi incluse.
 
Le NPS rappresentano un problema emergente a livello internazionale, un fenomeno in costante evoluzione negli ultimi anni in cui nuove molecole vengono continuamente inserite nel mercato non solo per soddisfare nuove richieste da parte dei consumatori ma soprattutto per eludere i controlli che cominciano ad essere istituiti nei vari Paesi attraverso l’aggiornamento della normativa in materia. Mancando standard analitici di riferimento (inesistenti o non facilmente reperibili), le intossicazioni causate dalle NPS risultano estremamente difficili da riconoscere e ancora di più da trattare. Di questo e altro si parla oggi a Firenze al convegno nazionale della Società Italiana di Psichiatria.
 
“Il termine ‘nuovo’ non è sempre appropriato per definire tali molecole – spiega Massimo Di Giannantonio, presidente eletto della Società Italiana di Psichiatria e professore Ordinario di Psichiatria presso l'Università degli Studi G. D'Annunzio, Chieti – ma va riferito prevalentemente all’insorgenza del loro uso ricreativo. Di frequente, infatti, le NPS sono frutto del ‘riciclaggio’ di prodotti sintetizzati in passato per scopi farmacoterapeutici e spesso abbandonati a causa dei notevoli effetti avversi. Da un punto di vista farmacologico le NPS sono estremamente eterogenee: una loro possibile classificazione muove dalla categoria di sostanze delle quali esse mimano gli effetti (es. cannabimimetici sintetici, o catinoni sintetici), ma anche all’interno di questi macrogruppi le differenze di struttura chimica fra le singole sostanze rendono la predizione degli effetti desiderati e avversi dei rischi per la salute e degli eventuali interventi terapeutici estremamente complessa”.
 
Altre difficoltà strettamente legate al mondo delle NPS sono dovute al loro dubbio status legale, all’impossibilità di rintracciarle nei liquidi biologici con i comuni test tossicologici standard e al loro ‘marketing online’, che consente di raggiungere infiniti potenziali acquirenti, molto spesso giovani o giovanissimi.

“Gli effetti sulla salute fisica e mentale delle NPS – aggiunge Enrico Zanalda, presidente Sip e direttore del Dipartimento di Salute Mentale ASL Torino3 – sono estremamente variabili, data la vastità e la diversità delle molecole incluse in questa definizione. A porre i maggiori rischi sono sostanze stimolanti come catinoni sintetici, fenetilamine, responsabili di episodi di delirio paranoide, agitazione psicomotoria grave, aggressività, allucinazioni, nonché ipertensione, crisi convulsive, disturbi cardiovascolari, addirittura coma, ma anche cannabimimetici sintetici, più spesso causa di intossicazioni potenzialmente fatali, ma anche di sintomi psicotici spesso non transitori”.
 
“Non da ultimo – aggiunge Di Giannantonio – ricordiamo la comparsa nel gruppo delle NPS dei nuovi oppioidi sintetici, a partire dal 2009: tali molecole sono estremamente potenti, e comportano una seria minaccia per la salute pubblica. Si tratta infatti di prodotti dalla notevole potenza (il fentanyl, capostipite di questa famiglia, ha una azione circa 100 volte maggiore rispetto a quella della morfina), che vengono utilizzati sia di per sé, sia come adulteranti di partite di ‘sostanze classiche’, soprattutto eroina, causando scie di decessi per overdose”.
 
L'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Emcdda) calcola in circa 88 milioni (25%) gli europei che hanno consumato sostanze illecite almeno una volta nella vita. Cannabis e cocaina sono ancora quelle più consumate (rispettivamente il 24,8 e il 5,1%). “Il tema resta complesso – precisa Giovanni Martinotti, professore associato al Dipartimento di Neuroscienze dell’Università degli Studi G. D'Annunzio di Chieti – perché in gioco ci sono tanti fattori che possono dire la loro: la tipologia della sostanza usata, la frequenza dell’utilizzo, le attitudini personali fanno sì che le conseguenze non siano sempre le stesse. Più certezze sembrano esserci nel mondo della cannabis, da un lato grazie al vasto utilizzo mondiale e dall’altro a causa della grande spinta di liberalizzazione che ha caratterizzato l’ultimo periodo”.
 
“Queste sostanze – conclude Di Giannantonio – sono sempre diverse, è quasi impossibile fare studi su sostanze in continua modificazione. Ma certamente vi sono dati a sufficienza per concludere che l’associazione tra consumo di cannabis e sviluppo di schizofrenia o altre psicosi è solida, soprattutto se l’uso è molto frequenze sin già dal periodo dell’adolescenza, quando il cervello e le sue connessioni vivono ancora un periodo di intensa trasformazione. Molto, però, sembra dipendere anche dall’attitudine personale dei soggetti coinvolti, proprio per questo si stanno moltiplicando gli studi per capire se il legame uso di sostanze-psicosi possa essere caratterizzato anche da alcune varianti genetiche più vulnerabili al rischio di malattie mentali. Non esiste alcuna certezza che la cannabis, la sostanza più nota e studiata in assoluto, provochi schizofrenia o conseguenze simili in persone che altrimenti non l’avrebbero avuta, ma molti indizi sembrano portare gli esperti in questa direzione. Ulteriori sviluppi sono attesi dai nuovi studi ancora in corso su adolescenti, adulti ed anche bambini, per capire quali conseguenze aspettarsi da chi fumerà cannabis”. 

22 Giugno 2019

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