Tumore ovarico. Chirurgia superiore a chemioterapia adiuvante

Tumore ovarico. Chirurgia superiore a chemioterapia adiuvante

Tumore ovarico. Chirurgia superiore a chemioterapia adiuvante
A rilevarlo è uno studio statunitense pubblicato online da JAMA Oncology. I ricercatori hanno analizzato i dati retrospettivi di 23 mila donne che hanno ricevuto diagnosi di cancro ovarico tra il 2003 e il 2011 e trattate in diversi ospedali statunitensi. Nel corso del follow up mediano durato circa 56 mesi, la sopravvivenza globale è stata di 37,3 mesi nelle donne con PCS e di 32,1 mesi nel gruppo chemioterapia neoadiuvante. 

(Reuters Health) – Una ricerca statunitense rivela che fra le donne con tumore ovarico epiteliale in stadio avanzato sottoposte a chirurgia citoriduttiva primaria (PCS) la sopravvivenza è superiore a quella delle pazienti che ricevono la chemioterapia neoadiuvante. Lo studio è stato pubblicato online da JAMA Oncology.
 
La metanalisi
I ricercatori hanno analizzato i dati retrospettivi di 23 mila donne che hanno ricevuto diagnosi di cancro ovarico tra il 2003 e il 2011 e trattate in diversi ospedali statunitensi. Tutte le donne avevano un’età media di circa 70 anni ed erano candidate a entrambi i trattamenti, chirurgia citoriduttiva primaria o chemioterapia neoadiuvante. Tutte presentavano stadi di malattia compresi tra IIIC e IV e un indice di comorbidità di Charlson pari a zero. Complessivamente l’86,4% ha ricevuto la chirurgia citoriduttiva primaria, mentre il 13% è stato sottoposto a chemioterapia neoadiuvante. I ricercatori hanno confrontato due gruppi di circa 3 mila pazienti trattate con chemioterapia neoadiuvante e pazienti che avevano ricevuto PCS.

I risultati
Nel corso del follow up mediano durato circa 56 mesi, la sopravvivenza globale è stata di 37,3 mesi nelle donne con PCS e di 32,1 mesi nel gruppo chemioterapia neoadiuvante. La differenza si è dimostrata robusta nonostante due potenziali fattori confondenti osservati: elevata attività di malattia e stato del BRCA. Secondo i ricercatori la sopravvivenza più bassa nelle pazienti sottoposte a chemioterapia neoadiuvante potrebbe essere legata ad altri fattori confondenti, non osservati. Il dato è interessante, sebbene non siano state considerate alcune variabili importanti quali la competenza del chirurgo e la quantità di malattia residua dopo la chirurgia. Saranno necessari ulteriori studi per identificare specifici sottogruppi di pazienti che hanno maggiori probabilità di trarre beneficio dalla procedura chirurgica spesso necessaria nella malattia estesa. Ulteriori studi sono necessari anche per capire gli effetti sinergici tra chirurgia, rimozione della maggior parte della malattia e approcci terapeutici adiuvanti emergenti.

Fonte: JAMA Oncology

David Douglas

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

David Douglas

02 Dicembre 2016

© Riproduzione riservata

Prevention Talk. In attesa del nuovo Piano vaccinale: “Innovazione, equità e prevenzione lungo tutto il corso della vita”
Prevention Talk. In attesa del nuovo Piano vaccinale: “Innovazione, equità e prevenzione lungo tutto il corso della vita”

Il futuro della prevenzione vaccinale in Italia si gioca su una sfida che va ben oltre l'aggiornamento del calendario delle vaccinazioni. Occorre costruire un sistema capace di tradurre le opportunità...

Arranca la riabilitazione post ictus. Forti divari tra Regioni, il privato fa la parte del leone
Arranca la riabilitazione post ictus. Forti divari tra Regioni, il privato fa la parte del leone

Circa 292mila ricoveri riabilitativi ordinari nel 2024, oltre 7,6 milioni di giornate di degenza e quasi 24mila posti letto dedicati. Numeri che fotografano un settore essenziale del Servizio sanitario nazionale,...

AI. I giovani e l’amicizia con i chatbot. FeDerSerD: “Attenzione a dipendenza emotiva”
AI. I giovani e l’amicizia con i chatbot. FeDerSerD: “Attenzione a dipendenza emotiva”

Un interlocutore sempre disponibile, capace di ascoltare, offrire consigli, interpretare le emozioni e adattare le proprie risposte ai bisogni di chi ha davanti. L’intelligenza artificiale sta rapidamente cambiando il modo...

Shock settico. Anticipare la vasopressina non migliora sopravvivenza e recupero. Studio su quasi 4mila pazienti
Shock settico. Anticipare la vasopressina non migliora sopravvivenza e recupero. Studio su quasi 4mila pazienti

Anticipare la somministrazione della vasopressina nei pazienti con shock settico, una condizione potenzialmente letale, non sembra offrire vantaggi in termini di sopravvivenza, durata del ricovero ospedaliero e recupero clinico rispetto...