La Commissione Europea accelera sulla salute globale. In occasione del One Health Summit in corso a Lione, il commissario per i Partenariati Internazionali, Jozef Síkela, ha annunciato un pacchetto complessivo di 796,5 milioni di euro destinato a rafforzare i sistemi sanitari nei Paesi più fragili e a contrastare alcune delle epidemie più letali del nostro tempo.
L’impegno più rilevante riguarda il Fondo Globale per la lotta all’Aids, alla tubercolosi e alla malaria: la Commissione intende stanziare 700 milioni di euro per l’ottava tornata di finanziamenti del Global Fund, di cui 185 milioni immediatamente disponibili nell’attuale bilancio pluriennale. I programmi sui territori saranno attuati tra il 2027 e il 2029.
Il Fondo Globale, nato nel 2002, ha già salvato milioni di vite e ridotto drasticamente la mortalità legata a queste tre malattie, investendo al contempo in sistemi sanitari resilienti e sostenibili. L’attenzione è rivolta in particolare alle popolazioni più vulnerabili, con un focus su donne e ragazze, che spesso incontrano barriere nell’accesso alle cure.
“Team Europe” – la squadra che riunisce Commissione e Stati membri – rimane tra i principali sostenitori del Global Fund, con un impegno complessivo di oltre 3 miliardi di euro per l’ottava tornata. Dalla nascita del Fondo, i contributi europei rappresentano circa un terzo di tutte le donazioni internazionali.
Accanto al grande impegno per il Global Fund, la Commissione ha annunciato un investimento di 46,5 milioni di euro per rafforzare l’architettura della sicurezza sanitaria africana e promuovere la cooperazione tra i continenti. I fondi – ha spiegato Síkela – saranno destinati alla sorveglianza, alla prevenzione e al controllo della resistenza antimicrobica (AMR) a livello nazionale, regionale e continentale, oltre che al potenziamento dei laboratori e delle capacità diagnostiche in Africa.
L’attuazione avverrà in collaborazione con partner chiave come il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), i Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa Cdc), l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e altri enti di ricerca.
La resistenza antimicrobica è considerata una delle minacce globali più gravi per la salute. Se non si interverrà, entro il 2050 potrebbe causare fino a 10 milioni di morti all’anno, di cui 4,5 milioni solo in Africa. Già oggi, l’AMR è associata a oltre 35 mila decessi annuali in Europa e costa ai sistemi sanitari europei circa 11 miliardi di euro l’anno.
Terzo pilastro dell’annuncio è l’investimento di 50 milioni di euro in ricerca e sviluppo. Trenta milioni saranno gestiti dalla banca tedesca KfW e destinati a sostenere CARB-X e GARDP, due organizzazioni non profit impegnate nello sviluppo di nuovi antibiotici e contromisure mediche contro la resistenza antimicrobica.
I restanti 20 milioni – firmati con l’Agenzia francese per lo sviluppo (Afd) – finanzieranno invece DNDi, un’organizzazione di ricerca non profit che lavora allo sviluppo di trattamenti medici per la dengue. Il progetto, già avviato a marzo, risponde all’aumento delle malattie trasmesse da vettori in Europa, sempre più influenzato dai cambiamenti climatici.
Gli annunci di Lione rientrano nell’ambito della nuova iniziativa per la resilienza sanitaria globale (Global Health Resilience Initiative), annunciata dalla presidente Ursula von der Leyen nel discorso sullo Stato dell’Unione del 2025 e che dovrebbe essere lanciata entro l’estate. Una consultazione pubblica sull’iniziativa è aperta fino al 13 aprile.
“Questi impegni – ha dichiarato Síkela – sottolineano la leadership continua dell’Unione Europea nella salute globale e la nostra determinazione a rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari in tutto il mondo”. L’obiettivo, ribadito anche dalla strategia europea per la salute globale adottata nel 2022 e dal programma Global Gateway, è chiaro: rafforzare i sistemi sanitari, migliorare la sicurezza sanitaria, sostenere la produzione locale di prodotti sanitari e avanzare verso la copertura sanitaria universale, con un’attenzione prioritaria ai Paesi dell’Africa subsahariana.