Un ponte Napoli-States contro il melanoma

Un ponte Napoli-States contro il melanoma

Un ponte Napoli-States contro il melanoma
Un convegno internazionale con i massimi esperti americani fa il punto sulle innovazioni terapeutiche per combattere uno dei tumori più aggressivi e che colpisce 7 mila persone l’anno in Italia. 

“Vogliamo cronicizzare la malattia”. È questo l’obiettivo comune che si sono dati i 150 scienziati provenienti da Italia e Stati Uniti che si incontreranno oggi e domani a Napoli per il convegno internazionale “Melanoma Research: a bridge Naples-USA” che farà il punto sulle ultime strategie terapeutiche per contrastare un tumore che sta diventando sempre più diffuso.
Sono 7 mila ogni anno le nuove diagnosi in Italia e 1500 i decessi a esso connessi.
“L’incidenza di questa neoplasia – ha affermato Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia Medica e Terapie Innovative del ’Istituto Nazionale Tumori Fondazione “G. Pascale”, che ha organizzato l’evento – è cresciuta a un ritmo superiore a qualsiasi altra (negli ultimi 10 anni infatti si è registrato un incremento di circa il 30%), ad eccezione di quelle maligne del polmone nelle donne. E l’età dei malati si sta abbassando progressivamente. Le cause – ha aggiunto – sono da ricondurre ad abitudini sbagliate nell’esposizione al sole, agli eritemi accumulati durante l’infanzia e all’uso delle lampade abbronzanti, equiparate al fumo sigaretta per rischio cancerogeno”.
Non dissimile il caso degli Stati Uniti, dove ogni anno si registrano circa 68 mila nuove diagnosi e dove questo tumore è uno tra i più frequenti nelle persone di età compresa tra i 15 e i 29 anni.
La ricerca, dal canto suo, è da tempo impegnata nel contrasto a questa neoplasia e comincia a emergere i primi risultati incoraggianti: “Per la prima volta dopo 30 anni, nel 2010 abbiamo assistito a una svolta nella lotta contro questa forma di cancro grazie alla dimostrazione, da parte di ampi studi di Fase III, che l’immunoterapia è efficace nel migliorare la sopravvivenza”, ha spiegato Francesco Marincola, direttore della Sezione malattie immunogenetiche e infettive presso il National Institutes of Health (Nih) di Bethesda (USA) e il secondo scienziato più citato al mondo per le sue ricerche sul melanoma con oltre 350 pubblicazioni. “È necessario ricorrere alla combinazione di terapie che possano attaccare la malattia da diversi fronti. La sfida da vincere è quella di cronicizzare la neoplasia, così come avvenuto in passato con l’Hiv e con altre patologie infettive come la tubercolosi. Le difficoltà che affrontiamo sono rappresentate da una incompleta e frammentata comprensione del tumore e della sua biologia immunitaria”.
La presenza di un esponente dell’Nih a Napoli non è casuale: il National Institutes of Health e l’Istituto Pascale collaborano infatti da anni sul tema, anche se il ruolo internazionale dell’istituto partenopeo “non è molto noto a causa di un vuoto di informazione”, ha denunciato il direttore generale del Pascale Antonio Pedicini.
Eppure, ha aggiunto, “rappresentiamo una realtà unica nel panorama sanitario nazionale e abbiamo ricevuto prestigiosi riconoscimenti anche al di fuori del nostro Paese. Eseguiamo ogni anno 30 mila visite per questa neoplasia e 700 nuove diagnosi (da quelle iniziali a quelle avanzate al III e IV Stadio). I nostri più importanti interlocutori si trovano negli Stati Uniti e in Australia. Il John Wayne Cancer Institute di Santa Monica, una delle più prestigiose ‘cattedrali’ per la ricerca sul melanoma, con  cui abbiamo una lunga tradizione di collaborazione sul piano scientifico, in una recente Newsletter ha riconosciuto a livello mondiale il nostro Dipartimento come esempio di organizzazione per la gestione di questa patologia”.
Il “Pascale” però è attivo anche in Italia: è uno dei centri che ha guidato la sperimentazione in Italia di ipilimumab, un anticorpo monoclonale che attualmente utilizzato solo per uso compassionevole e in attesa di registrazione i cui risultati sono molto promettenti. “La molecola – ha spiegato Ascierto – agisce al livello delle cellule del sistema immunitario, attraverso un meccanismo target che rimuove i ‘blocchi’ della risposta immunitaria antitumorale. Con gli attuali trattamenti, a un anno sopravvive solo il 25 per cento dei pazienti, con ipilimumab questa stessa percentuale è viva dopo 24 mesi. Un risultato straordinario”.
E le promesse della ricerca non finiscono qui: il prossimo passo potrebbe essere un vaccino che freni la progressione delle lesioni pretumorali: “Si stanno facendo progressi molto importanti anche nella elaborazione di un vaccino che potrebbe bloccare l’insorgenza o la trasformazione dei nei funzionali o di quelli atipici in melanoma”, ha concluso Aldo Vecchione, direttore Scientifico del Pascale.  

06 Dicembre 2010

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