Virus sinciziale, la campagna italiana con anticorpo monoclonale riduce drasticamente le ospedalizzazioni dei neonati
In occasione del convegno “Road to Immunity”, i rappresentanti di SITI, SIP, SIN e FIMP si confrontano sugli ottimi risultati del secondo anno di campagna italiana di immunizzazione da RSV con anticorpo monoclonale: fondamentale il counselling con le famiglie per superare le differenze regionali.
A livello globale, le malattie respiratorie sono ancora una sfida aperta. Il Covid-19, e le influenze più in generale, hanno contribuito a rendere le patologie respiratorie (tra cui BPCO, asma, bronchioliti e RSV) la terza causa di morte nel mondo. In Italia, proprio il Virus respiratorio sinciziale (RSV) causa 15.000 ricoveri annuali con picchi fino al 50% delle sindromi simil-influenzali nei piccoli sotto i 2 anni (nella stagione 2022-2023). Anche laddove non letali, le patologie respiratorie hanno un impatto intenso su bambini e anziani per ricoveri e complicanze, rappresentando un costo importante per il Servizio Sanitario Nazionale.
Alla luce di queste evidenze, la prevenzione respiratoria è diventata una priorità che anche l’Italia ha raccolto e messo in pratica; grazie soprattutto alla disponibilità di soluzioni ad alta efficacia come i vaccini anti-influenzali e gli anticorpi monoclonali contro l’RSV.
Con l’obiettivo di fare il punto sulle strategie di immunizzazione “Road to Immunity”, evento organizzato da Sanofi a Roma, ha raccolto i principali rappresentanti di istituzioni, società scientifiche e sanità pubblica, per un confronto di valore sul successo delle soluzioni messe in atto e sulle prossime tappe. Le due giornate di convegno sono state sviluppate come un percorso che attraversa le diverse fasi della vita, partendo dai primi mesi, poi per l’età adulta fino alla popolazione anziana, per dimostrare come la prevenzione delle malattie respiratorie rappresenti una leva fondamentale di tutela della salute ad ogni età.
La campagna di immunoprofilassi con anticorpo monoclonale al suo secondo anno
Tra le esperienze condivise con successo, la prima giornata si è concentrata sui primi due anni di campagna di immunizzazione con anticorpo monoclonale (nirsevimab) contro l’RSV. Introdotto in Italia gratuitamente nella stagione epidemica 2024-2025, grazie ad una delibera della Conferenza Stato-Regioni, per tutti i neonati a partire dal 1° novembre 2024. Inoltre, la copertura è stata estesa anche ai nati nei mesi precedenti e ai bambini sotto i due anni con fragilità.
La campagna è stata accompagnata dal supporto delle società scientifiche di riferimento, Società italiana di Pediatria (SIP), Società italiana di Neonatologia (SIN), Federazione italiana Medici Pediatri (FIMP) e la Società Italiana di Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI).
“Abbiamo avuto risposte positive da tutti i soggetti da coinvolgere nella rete di erogazione, a partire dai centri nascita con ginecologi e neonatologi, ma anche con i pediatri di libera scelta per quanto riguarda la corte di recupero. Così ugualmente una ottima risposta c’è stata negli operatori di sanità pubblica per quanto riguarda l’erogazione presso i centri vaccinali” racconta Enrico Di Rosa, presidente SITI.
“Ciò che ci ha fatto piacere – prosegue – è stata un’accettazione molto favorevole da parte dei cittadini che si sono loro stessi fatti parte agente nel richiedere la prestazione (con anticorpo monoclonale), ci ha mostrato un livello molto alto di consapevolezza e di importanza di questo intervento di sanità pubblica”.
Un partecipazione, quella dei cittadini, spronata dalla rassicurante rete creata dalle società scientifiche intorno a questa operazione di immunizzazione. “Avere l’opportunità di offrire un antidoto che precocemente dia protezione, e la dia anche per mesi, ci ha dato una grande forza nel promuovere insieme questa prevenzione che si è rivelata infatti poi molto efficace” conferma Massimo Agosti, presidente Sin.
“I genitori ci hanno creduto – prosegue – abbiamo avuto delle adesioni molto elevate in tutte le Regioni, credo sia accaduto perché anche i professionisti e gli specialisti hanno collaborato e coordinato insieme questa azione di grande portata”.
La forte diminuzione delle ospedalizzazioni da RSV e il ruolo dei pediatri
Il prof. Agosti ha ricordato come negli anni precedenti al 2024 in Italia si siano visti “troppi casi di bronchiolite molto gravi, ricoveri anche in bimbi di pochi giorni”, in quanto la bronchiolite da RSV è “tanto più grave quanto più è piccolo il bambino, che a quell’età rischia anche la terapia intensiva neonatale e pediatrica”.
“I dati che abbiamo raccolto ci consentono di dire che, se riusciamo ad avere delle alte adesioni a questa strategia di prevenzione, siamo in grado di cambiare la storia naturale della malattia” conferma Rino Agostiniani, presidente Sip. Questo significa “non vedere più bambini nei primissimi periodi della loro vita affetti da questa grave forma infettiva che sono le bronchioliti”, prosegue, ricordando quanto sia fondamentale trasmettere ai pediatri la necessità di “insistere in una loro capacità di coinvolgimento delle famiglie per invitarli ad una aderenza a questa campagna di prevenzione.”
I pediatri di famiglia hanno infatti avuto un ruolo primario nella campagna per l’utilizzo del anticorpo monoclonale nirsevimab, andando ad immunizzare i nati fuori stagione (dal 1º aprile al 30 settembre), come spiega Antonio D’Avino, presidente Fimp. “Abbiamo fatto proprio una chiamata attiva – continua D’Avino – coinvolgendo tutte le famiglie nel mese di ottobre 2025. Tutti questi bimbetti sono stati immunizzati con anticorpo entro la fine del mese, in modo da dare loro quella copertura che ha permesso di arrivare alla fine della stagione epidemica”.
“Abbiamo proprio riscontrato un’importante riduzione dei casi di bronchiolite da VRS nei nostri studi professionali”, spiega ancora D’Avino, interpellato sui risultati ottenuti sul territorio. “Su dieci casi di bronchiolite diagnosticata, almeno nove noi li gestivamo sul territorio – aggiunge – invece, non solo si è avuto una riduzione del numero delle ospedalizzazioni, non solo si è avuto una riduzione dei bimbetti che sono andati in terapia intensiva, ma anche noi pediatri di famiglia abbiamo riscontrato una drastica riduzione del numero dei bimbi affetti da bronchiolite”.
Due anni dopo: ottimi risultati ma disomogeneità regionali
Gli ottimi risultati, tuttavia, nei primi due anni di campagna non sono stati uniformi in tutte le regioni italiane, mostrando alcune disomogeneità legate a tempistiche di avvio e accesso diversificato per i bimbi fuori dalla finestra epidemica. Problematica che Sip e Sin hanno affrontato tempestivamente, inviando al Ministero della Salute e alle Regioni un Documento di raccomandazione per una profilassi uniforme all’inizio della stagione influenzale.
“Sia la prima che la seconda annata sono state fatte in condizioni di eccezionalità – conferma il presidente SITI – ora dobbiamo uscire da questo momento sperimentale e partire con il recepimento dell’immunizzazione nel Piano nazionale vaccini che dovrà essere a breve emanato nel nuovo calendario”. “È poi importante avere finanziamenti ben definiti e soprattutto mettere a punto un sistema informativo dedicato che possa consentire di cambiare e condividere rapidamente tutte le informazioni necessarie a governare adeguatamente il sistema” aggiunge Di Rosa.
“Ha ragione Di Rosa – rincara il presidente Sin Agosti –, serve una cabina di regia nazionale centrale che coordini le varie Regioni. Siamo a un passo dal poterla ottenere e dobbiamo con forza cercare di perseguirla in modo da coordinare una prevenzione che sia equa solidale e per tutti i neonati che nascono in Italia”.
Combattere l’esitazione dei neogenitori: pediatra figura chiave
I genitori dei neonati e dei più piccoli restano un veicolo fondamentale per aumentare l’aderenza alla campagna di immunizzazione. La cosiddetta “Vaccine Hesitancy”, l’esitazione vaccinale, è un fenomeno purtroppo diffuso tra i neogenitori e potrebbe rischiare di distribuirsi, per mancanza di informazioni adeguate, anche verso un’immunoprofilassi da anticorpo monoclonale, come quella in svolgimento.
“Nel caso specifico è stato molto importante chiarire loro che si trattava di un farmaco per cui non è stato una campagna di immunizzazione attiva, ma passiva, proprio perché abbiamo spiegato a quei pochi genitori ancora esitanti che era fondamentale che il bambino venisse immunizzato con questo anticorpo monoclonale” spiega D’Avino.
“Da un punto di vista comunicativo questo ci è servito proprio per agire su quella piccola quota di genitori che ancora rispetto ai vaccini hanno un atteggiamento di esitazione. Questo ci mostra quanto sia fondamentale l’azione di counseling dei pediatri alle famiglie, che ci affidano i loro bambini sin dai primi giorni di vita e che poi noi seguiamo fino al 14mo anno di età o al 16mo nei casi di bimbi affetti da malattie croniche” conclude il presidente Fimp.
“Sul tema della prevenzione, l’unione scientifica fa la forza – commenta Agosti di Sin – perché per i genitori vederci credere in questa campagna di prevenzione ha prodotto risultati straordinari”.
Lo strumento più potente restano comunque i risultati. “Questa attività di immunoprofilassi con anticorpo monoclonale contro RSV ha realmente consentito di evitare a tante bambine e tanti bambini periodi importanti, anche gravosi, di ospedalizzazione e in alcuni casi anche di necessità di ricovero in terapia intensiva” riafferma Agostiniani. “Credo che queste debbano essere delle motivazioni molto forti da portare all’attenzione delle famiglie dei giovani genitori – conclude il presidente SIP – stiamo lavorando per difendere la salute dei loro bambini”.
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