L’applicazione del Ccnl in Sicilia. Un quadro a tinte fosche

L’applicazione del Ccnl in Sicilia. Un quadro a tinte fosche

L’applicazione del Ccnl in Sicilia. Un quadro a tinte fosche
Siamo ben lontani da rendere operativo il CCNL per diverse ragioni: in primis la carenza di organico rende inapplicabili di fatto le norme contrattuali, una situazione ubiquitaria che coinvolge il 100% delle Aziende Sanitarie siciliane e che diventa particolarmente critica in alcune province e zone periferiche come per esempio in per l’ASP di Ragusa dove risultano non spesi circa 23 milioni di euro destinati al personale.

È un quadro impietoso quello che emerge da un’indagine svolta da Anaao Assomed Sicilia sullo stato di applicazione del nuovo CCNL.
Sono stati consultati direttamente i Segretari Aziendali Anaao sia verbalmente che attraverso la somministrazione di un questionario a domande multiple: nella stragrande maggioranza dei casi l’attività dei Segretari Aziendali è difficile dovendo far fronte alle più fantasiose strategie dei Direttori Generali volte ad evitare il confronto e che variano dall’indifferenza, il fastidio, la conflittualità per partito preso, all’assenza totale di dialogo.

Ovviamente ci sono le eccezioni ed esistono le Aziende Sanitarie virtuose, pochissime ad onor del vero, segno che è possibile agire diversamente nonostante tutto.
Il Covid è stato il grande convitato di pietra, la grande alibi invocata, quello che è certo è che la programmazione sanitaria continua ad essere carente mancando una visione aderente alle reali risorse a disposizione.
Di seguito le risposte ai quesiti nei vari punti:
 
1. Istituzione dell’organo paritetico: nel 50% delle Aziende Sanitarie non è stato istituito, nelle rimanenti anche se è stato deliberato nella stragrande maggioranza dei casi non si è riunito o si è riunito pochissime volte (solo nel 28% dei casi)

2. Indennità festive notturne e diurne: nell’85,7% dei casi viene corrisposta quella notturna, in misura lievemente minore quella diurna 57,1%. E’ per lo più rispettato l’incremento di 20 euro per chi presta servizio in Pronto Soccorso 71,4%

3. Erogazione dei Fondi Covid: erogati nell’85,7 % delle Aziende anche se di entità estremamente esigua rispetto a quelli previsti

4. Delegazione trattante: istituita nel 92,85% dei casi ma spesso con scarse convocazioni che avvengono in alcune realtà a seguito di ricorso alle vie legali per comportamento antisindacale.

5. Incarichi professionali: non sono stati conferiti nel 78,57 % delle aziende sanitarie

6. Ferie solidali: usufruite nel 21,4% delle Aziende sanitarie

7. Guardie e reperibilità: nel 100% degli ospedali non vengono rispettati i tetti mensili previsti dal CCN

8. Rispetto della normativa sui riposi: rispettata solo nel 28% delle strutture sanitarie

9. Carenze di organico: nel 100% delle aziende sanitarie.

10. Stabilizzazione dei precari: quasi completa, non avviata solo in 1 Azienda Ospedaliera

11. Esonero dalle guardie notturne per i dirigenti di età superiore a 62 anni: applicata nel 28,57% delle strutture

I dati sono chiari e confermano che siamo ben lontani da rendere operativo il CCNL per diverse ragioni: in primis la carenza di organico rende inapplicabili di fatto le norme contrattuali, una situazione ubiquitaria che coinvolge il 100% delle Aziende Sanitarie siciliane e che diventa particolarmente critica in alcune province e zone periferiche come per esempio in per l’ASP di Ragusa dove risultano non spesi circa 23 milioni di euro destinati al personale. È evidente che l’organico rimasto è gravato da carichi di lavoro abnormi ed è impossibile rispettare la normativa sui riposi.

Lavorare in ospedale a queste condizioni è “usurante” a prescindere: impossibile garantire il tetto massimo di guardie previste contrattualmente.

È evidente anche che l’organizzazione del lavoro e l’articolazione delle U.O. nei vari presidi è totalmente sganciata dal reale numero di dirigenti medici e sanitari in forza alle U.O. e la politica sanitaria nonostante ciò naviga senza bussola implementando e promettendo “nuove aperture”, come per esempio la recente inaugurazione del Pronto Soccorso di Giarre, spostando personale con ordini di servizio qua e là senza nessuna considerazione delle qualifiche specialistiche dei dirigenti coinvolti.
È ora di dire basta a questa arrogante gestione di quel bene prezioso che è il “capitale umano”.

I dirigenti medici però sembra che le scelte le abbiano già fatte abbandonando totalmente alcuni ospedali, optando per il trasferimento o addirittura le dimissioni.
Quello che sorprende è la distanza, l’autoreferenzialità dei Direttori Generali che nella stragrande maggioranza dei casi cercano di evitare il confronto con le OO.SS., considerando i rappresentanti dei lavoratori dei fastidiosi terzi incomodi e non i co- protagonisti di tutte le scelte organizzative.

È così che i Generali (“direttori”?) non si rendono conto ancora che hanno perso o stanno perdendo buona parte delle truppe e che non c’è più nessuno da arruolare a Ragusa come a Lipari e altrove, non basta moltiplicare le U.O. a colpi di delibere per accontentare il politico di turno appesantendo carrozzoni inefficienti.
E allora? Da dove si può cominciare?

Si può cominciare dai medici e dai dirigenti sanitari, da chi si deve sobbarcare volente e nolente gli abnormi carichi di lavoro, si può e si deve valorizzare il loro lavoro.
Si può e si deve fare quello che è possibile a cominciare dal conferimento degli “incarichi professionali” che giacciono dimenticati, per motivi oscuri, quasi nell’80% delle Direzioni Generali e che renderebbero un poco più attrattivo lavorare negli ospedali.

È necessario che diventino parte attiva dell’organizzazione e non siano le vittime sacrificali di una visione miope, forse solo così si potrà rallentare la “fuga“ dei medici e dei dirigenti sanitari ormai sfiniti dall’emergenza Covid, dai riposi mancati, dalla pletora di burocrazia, da una retribuzione non più attrattiva.
Si può cominciare ad “ascoltare” la voce dei segretari aziendali costretti ad invocare a giorni alterni il prefetto, l’assessore in carica, il giudice pur di avere udienza presso le Direzioni strategiche.

In conclusione urge un cambio di rotta, una nuova visione in cui venga ripristinata un’alleanza di governo tra Medici, dirigenti sanitari e Direttori prima che la desertificazione della sanità pubblica siciliana avanzi inesorabilmente, perché è acclarato che non è più solo un problema di risorse economiche, ma soprattutto di risorse umane ormai esauste e di diritti negati.

A cura di

Elisabetta Lombardo
Esecutivo Nazionale Anaao

Antonio Palermo
Segretaria Regionale Anaao Sicilia

Elisabetta Lombardo e Antonio Palermo

25 Ottobre 2021

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