52° Congresso Sirm: il futuro della medicina passa dalle immagini

52° Congresso Sirm: il futuro della medicina passa dalle immagini

52° Congresso Sirm: il futuro della medicina passa dalle immagini

Il ruolo del medico radiologo si sta trasformando, passando dalla semplice interpretazione delle immagini a una partecipazione attiva nelle decisioni cliniche e terapeutiche del paziente all'interno di team multidisciplinari

Da specialista impegnato principalmente nell’interpretazione delle immagini diagnostiche, il radiologo si sta trasformando in protagonista del percorso clinico e terapeutico del paziente. Oggi il radiologo non si limita più a individuare una malattia attraverso un esame, ma partecipa alle decisioni terapeutiche, esegue trattamenti mininvasivi e segue il paziente anche durante il ricovero. È parte integrante dei team multidisciplinari e lavora a stretto contatto con chirurghi, oncologi, internisti e anestesisti. Una metamorfosi che sta cambiando profondamente la medicina moderna e che pone sempre più il paziente al centro delle scelte cliniche. È questo il messaggio della seconda giornata del 52° Congresso Nazionale della Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica (Sirm), in corso a Milano, che vede anche la partecipazione del Ministro della Salute Orazio Schillaci.

“Il futuro della medicina passa sempre più dalle immagini – sottolineano Nicoletta Gandolfo, Presidente SIRM e Roberto Grassi, Presidente del Congresso –. Dalla diagnosi precoce dei tumori alle malattie cardiovascolari e neurologiche, fino alla gestione delle patologie croniche, la radiologia assume un ruolo sempre più centrale. Il medico radiologo è oggi uno specialista clinico che contribuisce a definire il percorso più appropriato per ogni paziente. Questa evoluzione rappresenta una grande opportunità anche per il Servizio Sanitario Nazionale, perché consente di migliorare la qualità dell’assistenza e utilizzare in modo più efficiente le risorse disponibili. Appropriatezza e innovazione devono procedere insieme: prescrivere l’esame giusto, al momento giusto e alla persona giusta significa evitare prestazioni inutili, ridurre i ritardi diagnostici e favorire interventi tempestivi”.

In un sistema sanitario chiamato ad affrontare l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle malattie croniche e la crescente pressione sulla spesa pubblica, la diagnostica per immagini rappresenta una risorsa strategica. Una diagnosi tempestiva e accurata permette di individuare precocemente numerose patologie, orientare le decisioni cliniche e limitare il ricorso a trattamenti non necessari. A questa evoluzione contribuisce in maniera determinante anche l’intelligenza artificiale.

“Rappresenta uno degli strumenti più importanti di questa trasformazione – spiega Andrea Laghi, Direttore del Dipartimento di Diagnostica per Immagini IRCCS Istituto Clinico Humanitas, professore ordinario di Radiologia, Humanitas University –. Pensiamo innanzitutto alla durata degli esami, che può costituire una fonte di stress per i pazienti, soprattutto per quelli più fragili. Dieci anni fa una risonanza magnetica poteva richiedere 20-30 minuti, mentre oggi, grazie alle nuove tecnologie, alcune acquisizioni possono essere completate anche in circa 10 minuti. Gli algoritmi, sviluppati attraverso l’analisi di enormi quantità di dati, consentono di accelerare l’esame senza rinunciare alla qualità diagnostica. Nella tomografia computerizzata, inoltre, l’intelligenza artificiale può contribuire a ridurre la dose di radiazioni necessaria per ottenere immagini di qualità. Un vantaggio particolarmente importante per i pazienti oncologici, che spesso devono sottoporsi a esami ripetuti nel tempo per monitorare l’andamento della malattia e la risposta ai trattamenti”.

La trasformazione della radiologia non riguarda però soltanto la tecnologia. Il cambiamento più profondo è rappresentato dal passaggio dalla diagnosi al trattamento diretto delle malattie. La radiologia interventistica consente infatti di eseguire procedure mirate e mininvasive, spesso guidate dalle immagini, spesso alternativa alla chirurgia tradizionale. In pazienti selezionati, questi approcci possono contribuire a ridurre le complicanze, abbreviare i tempi di ricovero e favorire un recupero più rapido.

“Si tratta di un’evoluzione iniziata quasi sessant’anni fa – ricorda Gianpaolo Carrafiello, Direttore del Dipartimento Area dei Servizi Policlinico di Milano e Professore Ordinario di Diagnostica per Immagini Università degli Studi di Milano -. Già nel 1967 Alexander Margulis aveva delineato il concetto di radiologia interventistica, anticipando una visione nella quale il radiologo non avrebbe dovuto limitarsi a formulare diagnosi, ma avrebbe assunto anche un ruolo clinico e terapeutico. Oggi quella prospettiva è diventata una realtà consolidata in numerosi ambiti della medicina. Uno degli esempi più significativi arriva dall’oncologia. Queste procedure trovano applicazione soprattutto in alcune neoplasie del fegato, del rene e in determinate localizzazioni metastatiche. Nell’epatocarcinoma, in particolare, l’ablazione rappresenta già un’opzione terapeutica consolidata per pazienti accuratamente selezionati. Le evidenze scientifiche più recenti ne confermano il valore e, in specifiche condizioni cliniche, documentano risultati confrontabili con quelli della chirurgia. Risultati importanti emergono anche nel trattamento di alcuni tumori renali di piccole dimensioni, per i quali le tecniche ablative possono raggiungere percentuali di successo clinico nell’ordine del 94-96%, Rimangono tuttavia alcuni limiti, legati soprattutto alle dimensioni, alla posizione e alla complessità del tumore. La scelta della strategia più appropriata deve quindi essere sempre condivisa all’interno di un’équipe multidisciplinare. Un ulteriore fronte di ricerca riguarda la possibile integrazione tra radiologia interventistica e immunoterapia. Alcuni trattamenti ablativi, oltre a distruggere direttamente il tessuto tumorale, possono determinare modificazioni della risposta immunitaria. Si studia quindi la possibilità che queste procedure favoriscano l’azione dei farmaci immunoterapici, attraverso un effetto sinergico”.

Il Congresso SIRM rilancia così un messaggio alle Istituzioni: la radiologia deve essere considerata un investimento strategico per il Servizio Sanitario Nazionale. Il suo contributo non si misura esclusivamente nel numero di esami eseguiti, ma nella capacità di migliorare le diagnosi, orientare le scelte terapeutiche, evitare prestazioni inappropriate e offrire trattamenti sempre meno invasivi.

Camilla De Fazio

06 Novembre 2026

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