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Fratelli d’Italia e il “diritto” delle donne a non abortire

di Giovanni Rodriquez

"Vogliamo dare alle donne il diritto a non abortire, ad esempio per motivi economici". Giorgia Meloni e diversi esponenti di spicco del suo partito continuano a ripetere questa frase. Ben venga un sostegno più deciso del Governo in favore delle famiglie e delle madri. Quello che però desta perplessità è la modalità con la quale si pone il tema, mettendolo artatamente in contrapposizione alla legge 194

05 OTT -

Il nuovo governo non toccherà la legge 194, il diritto all’aborto non verrà messo in discussione. Su questo punto Giorgia Meloni è stata molto esplicita dopo le polemiche delle scorse settimane. Un chiarimento che lascia però aperte diverse perplessità dato il tenore delle dichiarazioni che si continuano ad ascoltare da parte sua e dei vertici del suo partito. Ultimo in ordine di tempo è stato lunedì sera su Rete 4 il capogruppo di Fratelli d’Italia Francesco Lollobrigida: “Vogliamo dare alle donne il diritto a non abortire, ad esempio per motivi economici”.

Lo stesso concetto espresso a più riprese durante questa campagna elettorale da diversi parlamentari di spicco di Fratelli d’Italia, compresa la stessa Meloni. Intendiamoci, ben venga il sostegno del Governo alle famiglie e alle madri. Un intervento più deciso in questo settore sul fronte del sostegno economico, così come magari dei servizi a partire dagli asili nido e da una migliore conciliazione dei tempi di lavoro dei genitori sarebbe auspicabile. Quello che però desta perplessità è la modalità con la quale si pone il tema, mettendolo artatamente in contrapposizione alla legge 194 e parlando in maniera piuttosto surreale di un diritto a non abortire. Quasi una ‘teologia negativa’ del diritto. Come se oggi le donne fossero in qualche modo costrette ad abortire. 

Traspare quindi una concezione del diritto all’aborto al più tollerato da parte di almeno una parte della nuova maggioranza. E lo si evince anche dalle scelte di alcune amministrazioni locali guidate proprio dal Centrodestra. Nelle Marche la giunta regionale si è opposta all’aborto farmacologico nei consultori e quindi alla somministrazione della pillola Ru486 muovendosi in direzione opposta rispetto alle linee guida del ministero della Salute aggiornate nell’agosto del 2020. Sempre nell’estate del 2020 in Umbria si decise di cancellare con un colpo di spugna la delibera regionale del 2018 sulla somministrazione della RU486 in regime di day hospital prevedendo il ritorno all’aborto farmacologico solo in regime di ricovero ordinario. Decisione che la Regione fu costretta a rivedere solo a seguito delle forti proteste e alla pubblicazione delle linee aggiornate da parte del ministero della Salute.

Insomma non è necessario cancellare la legge 194 per negare l’accesso all’aborto ma, come si è già visto, basta molto meno per rendere difficile la sua fruibilità. E su questo punto le dichiarazioni sul diritto a non abortire di certo non sono rassicuranti.

Giovanni Rodriquez



05 ottobre 2022
© Riproduzione riservata


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