Triage Covid. I malati di cancro: “No a nostra esclusione dai trattamenti di terapia intensiva, sarebbe una condanna a morte”

Triage Covid. I malati di cancro: “No a nostra esclusione dai trattamenti di terapia intensiva, sarebbe una condanna a morte”

Triage Covid. I malati di cancro: “No a nostra esclusione dai trattamenti di terapia intensiva, sarebbe una condanna a morte”
A preoccupare la Favo, la grande federazione che raggruppa oltre 500 associazioni italiane di pazienti oncologici, è quanto previsto nel recente documento di proposta di linee guida Siaarti-Simla per il triage dei pazienti Covid in quelle condizioni dove dovessero crearsi carenze di servizi. “La probabile esclusione del paziente oncologico dalle cure intensive significa condannare a morte pressoché certa il malato”, dice la Favo

Gentile Direttore,
noi tutti di FAVO siamo fortemente preoccupati per i malati di cancro che, se contagiati dal Covid-19, devono temere di essere esclusi dai trattamenti intensivi. Sappiamo bene che l’emergenza causata dall’epidemia da SARS-CoV2 ha sottoposto il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) a una pressione straordinaria causando, in alcune fasi e territori, situazioni di pesante squilibrio tra necessità assistenziali e risorse disponibili in termini di assistenza sanitaria soprattutto nei casi più gravi di malattia al punto da determinare l’impossibilità di garantire le cure intensive a tutti i pazienti per i quali sarebbero indicate con conseguente, drammatica necessità di operare delle scelte sulla base di criteri di priorità.
 
Nell’eventualità di dover operare dette scelte, però, non è accettabile che gli operatori sanitari si basino su discriminanti che colpiscono quei pazienti, tra cui quelli oncologici, che, in condizioni ordinarie potrebbero viceversa contare su di una aspettativa di vita anche di molti anni ancora e che invece viene negata a causa della situazione straordinaria.
 
Abbiamo letto con grande attenzione la proposta di Linee guida per il triage Covid redatta dalla Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (Siaarti) e dalla Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni (Simla) di cui si è trattato su queste pagine nei giorni scorsi .
 
Siamo ben consapevoli della gravità della situazione causata dalla pandemia in corso e delle conseguenti, non facili, dolorose, scelte che possono rendersi necessarie a causa di carenze strutturali delle terapie intensive che, in alcuni casi (comunque troppi) non sono in grado di rispondere alle necessità di cura delle migliaia di persone malate di Covid e di altre patologie.
 
Il documento di triage Covid, contiene fondamentali richiami ai valori etici della professione medica anche espressi nel codice deontologico oltre che al noto principio della bioetica relativo all’equa distribuzione delle risorse, principi più che condivisi dalla FAVO.
 
Il documento di triage Covid, a fronte di dette ineccepibili premesse, declina in concreto le indicazioni per la valutazione dei casi mediante tabelle di stratificazione (allegate al detto documento)per identificare e garantire “l’accesso ai trattamenti intensivi a chi potrà ottenere un concreto, accettabile e duraturo beneficio” secondo “criteri rigorosi, quali: gravità quadro clinico, comorbilità, stato funzionale pregresso, impatto sulla persona dei potenziali effetti collaterali , conoscenza di espressioni di volontà precedenti nonché la stessa età biologica, la quale non può mai assumere carattere prevalente”.
 
Nello specifico delle comorbilità, si menziona la neoplasia solida metastatizzata, in modo generico e senza altra valutazione, attribuendo un punteggio unico fisso (6) che, di fatto, significa escludere il paziente con tumore metastatico dalle cure intensive in caso di Covid e questo è motivo di grave turbamento e preoccupazione: sulla base di questa insufficiente e anacronistica indicazione, la probabile esclusione del paziente oncologico dalle cure intensive significa condannare a morte pressoché certa il malato che, invece, grazie alle attuali possibilità di trattamenti antitumorali anche integrati (non solo chemio, radio, chirurgia ma anche terapie mirate, immunoterapia), potrebbe vivere ancora per molti anni e finanche guarire.
 
Ad esempio, con un tumore mammario con metastasi si può convivere a lungo con buona qualità di vita, ed anche con GIST o alcune forme di tumori polmonari, o melanomi o tumori del colon retto, grazie ai farmaci a bersaglio molecolare, immunoterapia o nuovi schemi di associazione di trattamenti si ha un’aspettativa di vita di molti anni!
 
Le possibilità di cure dell’oncologia moderna, che consentono una normale attività quotidiana a lungo, anche in presenza di metastasi, sembra non siano conosciute dagli estensori dei criteri di cui si tratta. È pertanto assolutamente necessario rielaborare le tabelle di stratificazione del rischio di morte del documento di triage Covid, con il coinvolgimento attivo delle Società scientifiche di riferimento e delle Associazioni dei malati.
 
 
Comitato Esecutivo FAVO – Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia

Comitato Esecutivo FAVO

27 Novembre 2020

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