Decreto PA bis. Emendamento Malavasi: occasione persa? Riproviamoci

Decreto PA bis. Emendamento Malavasi: occasione persa? Riproviamoci

Decreto PA bis. Emendamento Malavasi: occasione persa? Riproviamoci
Mi auguro che non solo questo emendamento possa divenire un vero e proprio disegno di legge, ampliato nei contenuti per quanto possibile, e che possa trovare approvazione in questa legislatura oppure i contenuti ripresi in altri provvedimenti sia legislativi che normativi e contrattuali, certo che sarebbe altrettanto necessario ed indispensabile un forte adeguamento stipendiale da considerare non un costo ma un investimento augurabile sin dalla prossima legge di bilancio.

Penso che sia stato un errore politico aver giudicato inammissibile l’emendamento Malavasi ed altri casomai poteva essere accolto in parte almeno in quella che coincideva con l’analogo emendamento, invece approvato, che prevede contratti di formazione lavoro per i laureandi e per i laureati negli enti locali.

Non vorrei pensare che sia avvenuto perché proposta dalla maggiore forza di opposizione: quante volte sono stati accolti emendamenti significativi proposti da FDI sono stati approvati dai governi precedenti a questo e spero o meglio mi auguro che l’attuale non manchi di galateo istituzionale: quando una proposta è buona non importa chi l’abbia avanzata ma chi riesce a farla diventare legge con i suoi voti determinanti, questa è una tante differenze che fa di un politico uno statista che pensa agli interessi della Nazione e dello Stato e non alle prossime elezioni.

Se l’attuale Governo ragionasse da statista potrebbe riprendere la proposta Malavasi che ha una vera e profonda visione strategica in grado di affrontare e avviare a soluzione la questione infermieristica con una vasta gamma di soluzioni, alcune riprese da precedenti esperienze positiva altre completamente nuove sia come normativa da emanare in sintonia con l’opposizione, perché il diritto alla salute non dovrebbe essere patrimonio di uno o più partito ma politica nella sua accezione più nobile “erga omnes” che, in parte potrebbe essere fatta propria all’interno del tavolo ministeriale di revisione dei decreti 70 e 77.

Come è noto, nella carenza drammatica di professionisti della salute il deficit più macroscopico, per l’enorme dimensione numerica, è dato dalla carenza di medici specialisti ed infermieri: se per i primi progressi ancora non sufficienti ma ci sono stati, dall’aumento delle borse di studio alla possibilità di assunzione a tempo determinato sin dal secondo anno di formazione, per i secondi poco si è fatto per aumentare sia l’attrattività delle giovani generazioni verso questa professione che per bloccare l’emigrazione dei nostri infermieri all’estero e per far ritornare quelli già emigrati.

Il “pacchetto Malavasi” invece fornisce un insieme organico di proposte programmabili e realizzabili nel breve e nel medio termine in grado di affrontare e avviare a soluzione la “questione infermieristica” che costituisce il vuoto maggiore e progressivamente implementabile di professionisti tant’è che il rapporto tra medico e infermiere in Italia è il più basso non solo in Europa con gravi ripercussioni nelle “linee di produzione della salute” dei servizi e presidi del SSN.

Particolarmente positiva è la proposta di rendere gratuito sino al superamento dell’emergenza infermieristica l’iscrizione al primo anno di corso di laurea in infermieristica confermabile negli anni successivi in presenza di un profitto positivo, così come la riedizione di borse di studio regionali sempre in presenza di profitto positivo come, anche, l’assunzione con un contratto di formazione lavoro per gli studenti del corso di laurea, considerato il rilievo e il valore del loro tirocinio pratico per l’azienda sanitaria e, infine, la possibilità di stipulare contratti di formazione lavoro per i neolaureati confermabili a tempo indeterminato in presenza di una valutazione positiva.

Si tratta di misure da una parte a stimolare gli studenti perché svolgano bene e nei tempi giusti il loro corso di laurea e dall’altra parte a far capire alle direzioni aziendali che la formazione infermieristica è un valore aggiunto per le stesse aziende e non un peso da sopportare in virtù di convenzioni imposte Regioni-Atenei.

Così come è condivisibile tutti gli impegni quali obiettivi strategici su cui valutare gli stessi direttori generali, posti a quest’ultimi per valorizzare i propri infermieri applicando integralmente e nella modalità più estensiva possibile quanto sulla base della normativa sia contrattuale che legislativa possa essere previsto e attuato per gratificare e apprezzare i professionisti infermieri: “Le Regioni integrano gli obiettivi da raggiungere da parte dei Direttori Generali delle Aziende Sanitarie prevedendo:

a) la piena generalizzazione del sistema degli incarichi professionali e organizzativi per il personale del SSN e in particolare degli incarichi di alta professionalità, con il conseguente pieno riconoscimento economico e normativo, da implementare nell’organizzazione del lavoro, di competenze più complesse, specialistiche ed avanzate, con livelli di abilitazione diversi da quelli del profilo di base;

b) la revisione dell’organizzazione del lavoro sanitario e sociosanitario anche attraverso la digitalizzazione liberando il personale da attività che possano essere svolte altri professionisti e operatori affinché la risorsa professionale infermieristica sia utilizzata al massimo del proprio potenziale professionale.”

Altrettanto condivisile è l’obiettivo da raggiungere per elevare a 30.000 unità del fabbisogno annuale di laureati in infermieristica programmabile per il prossimo triennio potenziando la presidenza e la direzione di tali corsi di laurea affidandoli a docenti espressione della stessa professione infermieristica.

La parte riguardante il riordino della formazione infermieristica sia laurea abilitante che nella laurea magistrale sino all’introduzione di una capacità prescrittiva, per quanto di competenza di questa professione, è quanto mai attuale e necessaria non solo per adeguarci ai modelli più avanzati europei ed extraeuropei ma anche per adeguare la capacità di risposta del SSN ai vecchi e nuovi bisogni di salute nel quadro sempre più in movimento sia epidemiologico che demografico del nostro Paese.

Mi auguro, pertanto, che non solo questo emendamento possa divenire un vero e proprio disegno di legge, ampliato nei contenuti per quanto possibile, e che possa trovare approvazione in questa legislatura oppure i contenuti ripresi in altri provvedimenti sia legislativi che normativi e contrattuali, certo che sarebbe altrettanto necessario ed indispensabile un forte adeguamento stipendiale da considerare non un costo ma un investimento augurabile sin dalla prossima legge di bilancio.

Saverio Proia

Saverio Proia

01 Agosto 2023

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