Natalità. Istat: “Fecondità scende ancora a 1,14 figli per donna, prosegue il calo delle nascite ma popolazione stabile grazie alle migrazioni”

Natalità. Istat: “Fecondità scende ancora a 1,14 figli per donna, prosegue il calo delle nascite ma popolazione stabile grazie alle migrazioni”

Natalità. Istat: “Fecondità scende ancora a 1,14 figli per donna, prosegue il calo delle nascite ma popolazione stabile grazie alle migrazioni”

Nel 2025 registrate 355mila nascite (-3,9% sul 2024) e 652mila decessi (stabili). Speranza di vita tra le più elevate al mondo: 81,7 anni gli uomini e 85,7 le donne. Le coppie con figli sono il 28,4% delle famiglie, quelle senza figli il 20,2%, mentre il 37,1% dei nuclei famigliari è formato da una sola persona. Un quarto della popolazione è over 65enne. I DATI 

Cala ancora il numero di nascite in Italia: 355mila nel 2025, il 3,9% in meno rispetto al 2024. La fecondità scende a 1,14 figli per donna. La popolazione resta però stabile a quasi 59 milioni di abitanti. Se infatti il saldo naturale (la differenza tra nascite e decessi) è “ampiamente negativo”, circa -296mila unità, peggiorato rispetto al 2024, quando risultò pari a -283mila, il saldo migratorio continua a crescere: al 1° gennaio 2026 la popolazione residente di cittadinanza straniera è pari a 5 milioni e 560mila unità, in aumento di 188mila individui (+3,5%) rispetto all’anno precedente, con un’incidenza sulla popolazione totale del 9,4%. Lo rileva l’Ista nel rapporto ‘Indicatori demografici – Anno 2025

Popolazione in crescita al Nord e in calo nel Mezzogiorno
Al 1° gennaio 2026 la popolazione residente è pari a 58 milioni 943mila individui (dati provvisori), stabile rispetto all’anno precedente. L’Italia rimane un Paese nel quale una dinamica migratoria molto positiva riesce a contrastare un ricambio naturale ampiamente negativo e nel quale la popolazione continua a invecchiare. Sul piano territoriale si osservano delle differenze: al Nord la popolazione aumenta del 2,2 per mille, nel Centro rimane costante (0,0 per mille), mentre il Mezzogiorno continua a registrare perdite
(-3,1 per mille).

Nel 2025 le nascite sono 355mila, con una diminuzione del 3,9% sul 2024. I decessi sono 652mila, in calo dello 0,2%. Il saldo naturale (ovvero la differenza tra nascite e decessi) è ampiamente negativo (circa -296mila unità), peggiorato rispetto al 2024 quando risultò pari a -283mila.

Le immigrazioni dall’estero, 440mila, pur diminuendo di 12mila unità rispetto al 2024 (-2,6%) si mantengono solide, a conferma del livello di attrattività del Paese. Scendono sensibilmente le emigrazioni per l’estero, 144mila, ben 45mila in meno rispetto all’anno precedente (-23,7%). In questo quadro, il saldo migratorio con l’estero resta non solo molto positivo (+296mila) e tale da compensare pressoché integralmente il deficit dovuto alla dinamica naturale, ma cresce anche di 33mila unità sul 2024.

Quasi 190mila stranieri residenti in più e altrettanti italiani in meno
Al 1° gennaio 2026 la popolazione residente di cittadinanza straniera è pari a 5 milioni e 560mila unità, in aumento di 188mila individui (+3,5%) rispetto all’anno precedente, con un’incidenza sulla popolazione totale del 9,4%. La crescita della popolazione straniera è trainata soprattutto da un forte saldo migratorio con l’estero (+348mila), cui si accompagna un saldo naturale di entità inferiore ma positivo (+36mila). Unica voce in perdita per gli stranieri residenti (ma meramente da un punto di vista definitorio, essendo riferita a individui che continuano a risiedere nel Paese) è quella relativa alle acquisizioni della cittadinanza italiana che si attestano a 196mila.
La presenza straniera si concentra soprattutto al Nord.

La popolazione di cittadinanza italiana ammonta a 53 milioni 383mila unità, in calo di 189mila individui rispetto al 1° gennaio 2025 (-3,5 per mille). Il bilancio negativo dei residenti italiani si deve principalmente a un saldo naturale ampiamente negativo (-333mila), a cui si associa anche un saldo migratorio con l’estero che, tra rimpatri ed espatri, si attesta sul valore di -53mila. Il calo di residenti italiani, comune a tutte le ripartizioni, raggiunge il massimo nel Mezzogiorno con 118mila connazionali in meno (-6,3 per mille).

Il numero medio di figli per donna scende a 1,14
In base a dati ancora provvisori, i nati residenti in Italia sono 355mila nel 2025, pari a 6 ogni mille abitanti (erano 6,3 nel 2024, 9,5 per mille nel 2005). Rispetto al 2024 le nascite diminuiscono di 15mila unità
(-3,9%). Un nato su otto ha cittadinanza straniera, nel complesso 48mila, in calo del 5,6% sul 2024.

Il numero medio di figli per donna è stimato in 1,14, in calo rispetto all’1,18 del 2024. L’uniforme diminuzione sul territorio nazionale è tale che le differenze tra le aree geografiche restano invariate.

Prosegue la posticipazione delle nascite. L’età media al parto sale da 32,6 a 32,7 anni, con un incremento omogeneo di un decimo di anno per tutte le ripartizioni geografiche. Il Centro si conferma l’area in cui i figli si fanno più tardi: 33,1 anni, mentre nel Nord e nel Mezzogiorno l’età media al parto è pari, rispettivamente, a 32,8 anni e a 32,4 anni.

La famiglia unipersonale è la più diffusa
Nel biennio 2024-2025 le famiglie in Italia sono 26 milioni e 600mila, oltre 4 milioni in più rispetto all’inizio degli anni Duemila. Questa crescita dipende dalla progressiva semplificazione delle strutture familiari, determinata soprattutto dall’aumento delle famiglie unipersonali, attualmente la forma familiare più diffusa.
Oggi oltre un terzo delle famiglie è formato da una sola persona (il 37,1%), mentre venti anni fa questa tipologia rappresentava appena un quarto delle famiglie (25,9%). Le famiglie composte da almeno un nucleo, in cui cioè è presente almeno una relazione di coppia o di tipo genitore-figlio, sono il 60,4%. Queste famiglie sono principalmente costituite da coppie con figli (28,4%), per molti anni il modello prevalente di famiglia, ma anche quello interessato dalla diminuzione più consistente.
Le coppie senza figli sono stabili nel tempo e rappresentano un quinto del totale (poco più del 20%).

Nel corso degli anni sono aumentate le famiglie monogenitore, che rappresentano oggi una famiglia
su 10. Si tratta principalmente di madri sole (8,6%), ma sono evidenti anche casi di padri con figli (2,2%). Le famiglie costituite da due o più nuclei e quelle senza nucleo (persone sole escluse, ad esempio due fratelli conviventi) si confermano nel loro insieme una tipologia residuale (3,5%).
L’effetto di queste trasformazioni è una costante diminuzione della dimensione media familiare che passa dai 2,6 componenti di 20 anni fa agli attuali 2,2 (media 2024-2025).

I cambiamenti demografici e sociali e l’evoluzione delle strutture familiari si riflettono nella distribuzione dei ruoli familiari nella popolazione. Nel biennio 2024-25 le persone che vivono sole rappresentano il 16,9% della popolazione e sono in aumento in tutte le classi di età, soprattutto quelle centrali. I genitori in coppia sono il 25,8% della popolazione e sono coloro che hanno sperimentato la contrazione maggiore. I genitori soli con figli registrano un leggero aumento nel corso degli anni (oggi sono il 4,9% della popolazione), come anche le persone che vivono con un partner senza figli (oggi il 18,8%). A loro volta, i figli che vivono con entrambi i genitori sono in diminuzione e risultano essere il 21,1%; in aumento invece il numero di figli in nuclei monogenitore (6,8%).

In aumento i trasferimenti di residenza tra Comuni, Nord favorito
Nel 2025 i trasferimenti di residenza tra Comuni ammontano a 1 milione 455mila, in aumento del 5,1% rispetto al 2024. La crescita è sostenuta soprattutto dalla mobilità dei cittadini stranieri (284mila trasferimenti, +14,8%), mentre gli spostamenti degli italiani (1 milione 171mila) registrano un incremento più contenuto (+3,0%).
I movimenti migratori tra le ripartizioni territoriali continuano a evidenziare un saldo positivo per il Centro-Nord, pari a 45mila unità (+1,2 per mille). L’area maggiormente avvantaggiata è quella del
Nord-ovest (+20mila, +1,3 per mille), seguito dal Nord-est (+19mila, +1,6 per mille). Il Centro mostra un saldo migratorio interno più contenuto (+6mila, +0,5 per mille).
Al contrario, il Mezzogiorno continua a registrare perdite migratorie sul versante interno, mostrando un saldo negativo di 45mila unità (-2,3 per mille).


Si riduce a quattro anni il divario di genere per la vita media
Nel panorama europeo l’Italia è notoriamente uno dei Paesi con la più alta aspettativa di vita. In base ai dati Eurostat relativi al 2024, gli ultimi disponibili per un confronto, gli uomini italiani si collocano al secondo posto grazie a una speranza di vita di 81,5 anni, superati dai soli svedesi con 82,6 anni a fronte di una media Ue27 di 79,2 anni. Le italiane, a loro volta, si collocano al terzo posto con 85,6 anni, superate dalle francesi (85,9) e dalle svedesi (86,5), per una media Ue27 di 84,4 anni.
A favorire questi importanti traguardi concorre naturalmente l’andamento dei decessi che, superata la vicenda pandemica, hanno riacquisito il loro naturale trend storico. Nel 2025 essi sono stati 652mila, in linea con il dato del 2024 quando se ne registrarono 653mila. In rapporto al numero di residenti si hanno 11,1 decessi ogni mille abitanti, come nell’anno precedente.
Il numero contenuto di decessi favorisce un aumento della speranza di vita alla nascita rispetto al 2024. Nel 2025 questa è stimata in 81,7 anni per gli uomini (2 decimi di crescita) e in 85,7 anni per le donne (un decimo in più). Ciò fa sì che nel 2025 la differenza di genere sia scesa ad appena 4 anni, un livello che per ritrovarlo indietro nel tempo occorre risalire al 1953.


Per il peso di over 65enni l’Italia è il Paese più anziano della Ue27
Al 1° gennaio 2026 si stima un’età media della popolazione residente di 47,1 anni, in crescita di mezzo punto decimale (sei mesi) rispetto al 1° gennaio 2025. Il Centro si conferma la ripartizione più anziana (47,7 anni, oltre sei punti decimali sopra la media nazionale), seguita dal Nord (47,3 anni), mentre il Mezzogiorno rimane la ripartizione più giovane (46,4 anni).
La popolazione fino a 14 anni è pari a 6 milioni 852mila individui (11,6% del totale), in calo di 168mila unità rispetto al 2025. La popolazione in età attiva (15-64enni) ammonta a 37 milioni 270mila (63,2% del totale), con una riduzione di 73mila individui sull’anno precedente. Gli over 65enni sono 14 milioni 821mila (25,1% del totale), oltre 240mila in più rispetto all’anno precedente. Crescono gli
ultra-ottantacinquenni che raggiungono i 2 milioni 511mila individui (+101mila) e rappresentano il 4,3% della popolazione totale. Infine, gli ultracentenari ammontano a 24mila e 700 unità, oltre 2mila in più rispetto all’anno precedente.

31 Marzo 2026

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