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Nel 2024 oltre 62 mila decessi legati al caldo, in aumento le malattie infettive connesse ad alte temperature. Il Lancet Countdown
La terza edizione del "Lancet Countdown" sottolinea le conseguenze del cambiamento climatico su salute, economia e mondo del lavoro. L'esposizione alle ondate di calore è aumentata di 1,17 miliardi di giorni-persona (+254%) tra bambini e over 65 e, negli ultimi 10 anni, l'adattabilità climatica per la Dengue è aumentata del 297% in Europa. IL REPORT
Nel 2024, le morti legate al caldo in Europa sono state 62.775 e questo numero è destinato a crescere entro il 2050-2100, superando anche la riduzione che invece riguarda le morti da freddo. Si tratta di uno dei dati della terza edizione del Lancet Countdown, il report che monitora gli effetti del cambiamento climatico sulla salute, sull’economia e sul mondo del lavoro.
Caldo e aumento della mortalità
Il 99,6% delle regioni europee monitorate ha registrato un aumento delle morti attribuibili al caldo nel periodo 2015–24 rispetto al 1991–2000, con un incremento medio annuo di 52 decessi per milione di abitanti (IC 95%: 43–59).
L’esposizione alle ondate di calore è aumentata di 1,17 miliardi di giorni-persona (+254%) tra bambini e over 65, confrontando 2015-24 con 1991-2000. Nel 2024, bambini e anziani hanno vissuto 2,3 miliardi di giorni-persona di esposizione alle ondate di calore, superando il precedente massimo storico di 2,1 miliardi registrato nel 2023.
Le allerte sanitarie giornaliere per caldo estremo sono aumentate del 318% nel periodo 2015–24 rispetto al 1991-2000. In particolare, gli avvisi estremi sono cresciuti del 316% in Europa meridionale, del 450% in Europa occidentale, del 198% in Europa orientale e del 238% in Europa settentrionale.
Inoltre, nel 2024, le persone in Europa hanno affrontato un record di 182 ore annue di rischio di stress da calore per attività fisica leggera, per un totale di 113 ore in più (+166%) rispetto alla media 1991–2000.
Le emissioni del settore sanitario europeo ammontano a 344 kg CO2 equivalente per persona nel 2022 (-5,5% rispetto al 2010). Tuttavia, i DALY (anni di vita persi per malattia) attribuibili all’inquinamento da attività sanitarie sono aumentati del 24% in Europa rispetto al 2010.
Le malattie infettive sensibili al caldo: un aumento record
A causa del costante aumento delle temperature, il rischio di epidemie da virus West Nile è aumentato del 473% in Europa occidentale, del 127% in Europa meridionale e del 108% in Europa orientale nel periodo 2015–24. Nel 2025 sono stati segnalati 1.112 casi umani acquisiti localmente in Europa, sopra la media dell’ultimo decennio.
La “suitability” (adattabilità) climatica per la Dengue è aumentata del 297% in Europa nel periodo 2015–24 rispetto al 1981–2010. La frequenza dei focolai locali cresce di 1,24 volte ogni anno in media. In aggiunta, la stagione dei pollini allergizzanti è anticipata di 1–2 settimane per tutte le specie allergeniche monitorate (betulla, ontano, olivo).
Catastrofi, siccità e incendi
Nel decennio 2015–24, il 65,2% delle regioni NUTS3 europee (936 su 1.435) ha subito almeno una siccità estrema estiva, e il 68,5% ha registrato un aumento della durata delle siccità rispetto al 1981–2010.
Nel 2023, più di un milione di persone in più ha sofferto di insicurezza alimentare moderata o grave in Europa rispetto alla media 1981–2010, a causa dell’aumento di ondate di calore e siccità. I nuclei a basso reddito hanno una probabilità di insicurezza alimentare 10,9 punti percentuali superiore rispetto ai nuclei a reddito medio.
Le morti attribuibili all’esposizione a PM2,5 da incendi boschivi sono stimate in media a 1,79 decessi per 100.000 abitanti. Le aree economicamente più deprivate soffrono maggiore esposizione al fumo e mortalità più alta.
Le conseguenze sul mondo del lavoro
Nel periodo 2020–23, l’offerta di lavoro in Europa è risultata inferiore dell’1,52% (equivalente a 24 ore in meno per lavoratore all’anno) rispetto alla media storica 1965–94, a causa dell’aumento delle temperature. Le perdite maggiori colpiscono le Canarie, Cipro e la Grecia. Nel 2021, la crescita del PIL pro capite in Europa meridionale è risultata inferiore dello 0,99% a causa delle anomalie climatiche, segnalando un’accelerazione del danno economico.
I costi delle diete non salutari sono aumentati dell’1% tra il 2021 e il 2022, equivalente a 95 miliardi di dollari (a parità di potere d’acquisto). L’aumento più marcato è in Europa meridionale (+6,6%, +109 miliardi).
Politica e governi prendono atto con lentezza
Nonostante le conseguenze del cambiamento climatico occupino così tanti aspetti della vita di unc cittadino europeo, i governi affrontano con lentezza la problematica. Nel 2024, al Parlamento Europeo solo 21 discorsi su 4.477 hanno fatto riferimento all’intersezione clima-salute, rispetto ai 66 del 2023 e ai 91 del picco del 2021. Il tema del clima come questione di salute pubblica è quasi assente dai dibattiti parlamentari.
I capi di Stato europei hanno pubblicato sui social media contenuti correlati a clima-salute solo 36 volte in tre anni (0,05% dei post totali). Anche nel settore corporate, il coinvolgimento su questo nesso ha mostrato un calo nel 2024.
Mentre le cause legali a tema clima emergono invece come canale in crescita: oltre 11.252 riferimenti alla salute sono stati trovati in più della metà dei documenti processuali europei dal 2011. I termini legati alla salute mentale (come “climate anxiety”) sono cresciuti notevolmente, con 1.297 menzioni dall’88% dei casi solo dal 2019.
In compenso, il 68% dei 53 paesi europei ha sviluppato un Piano Nazionale di Adattamento per la Salute al marzo 2025, e l’83,3% delle città europee monitorate ha completato una valutazione del rischio climatico nel 2023, rispetto al 63% del 2018–19.
Il Lancet Countdown conclude: “I progressi compiuti in Europa non devono essere dati per scontati; il coinvolgimento della società sul nesso tra cambiamento climatico e salute è basso e vi sono segnali che stia diminuendo. Un rinnovato impegno, in particolare da parte dei decisori politici, è fondamentale per aumentare lo slancio necessario a proteggere la salute delle popolazioni europee”.
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