Protesi mammarie, oltre 68mila interventi in Italia in due anni. I dati del Registro nazionale

Protesi mammarie, oltre 68mila interventi in Italia in due anni. I dati del Registro nazionale

Protesi mammarie, oltre 68mila interventi in Italia in due anni. I dati del Registro nazionale

Il numero totale di protesi impiantate è pari a 112.924, a fronte di 33.605 dispositivi rimossi. L’età media dei pazienti è di 46 anni, con differenze significative tra ambito ricostruttivo (51,9 anni) ed estetico (38,5 anni).IL REPORT

Le protesi mammarie rappresentano oggi i dispositivi medici più utilizzati nella chirurgia della mammella, sia in ambito ricostruttivo che estetico. Tuttavia, l’assenza di registri strutturati in molti Paesi rende ancora difficile stimare con precisione il numero di persone portatrici di impianti a livello globale. Le stime disponibili indicano comunque oltre 35 milioni di soggetti nel mondo.

In questo contesto, i dati del Registro Nazionale degli Impianti Protesici Mammari (RNPM) offrono per la prima volta una fotografia dettagliata della situazione italiana. Nel periodo compreso tra il 1° agosto 2023 e il 31 dicembre 2025 sono stati registrati 68.776 interventi chirurgici, eseguiti da 1.672 chirurghi operanti sul territorio nazionale.

“Il Sistema sanitario nazionale, oltre all’impegno economico, che con il governo Meloni è stato straordinario, ha bisogno di nuovi modelli organizzativi. Il Registro nazionale degli impianti protesici mammari si inserisce in questa scia, con l’obiettivo di compendiare, armonizzare, ottimizzare e dare i dati in ‘real world’ di quelle che sono le evidenze all’esito dell’impianto mammario, ma anche di un dispositivo medico in generale. Questo strumento non serve solo per migliorare le performance sanitarie, ma anche quelle economiche della nostra sanità pubblica”. Ha detto il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, al convegno.

“Questo è un tema di innovazione straordinaria, in cui l’Italia è il ‘benchmark’ del mondo – ha aggiunto Gemmato -. Le evidenze scientifiche che emergeranno, anche grazie all’intelligenza artificiale e al netto del rispetto della privacy, ci permetteranno di offrire una sanità migliore e più performante, validando l’articolo 32 della nostra Costituzione e l’universalismo del nostro sistema sanitario nazionale. E per garantire l’universalismo si deve rendere il sistema sostenibile”. 

“Quello degli impianti protesici mammari è un registro che ambisce a diventare il ‘registro dei registri’, per la pluralità di finalità che questo strumento può svolgere perché, accanto a quella che è la finalità più propria di monitoraggio clinico, controllo e rintracciabilità degli impianti stessi, questo può determinare anche la raccolta di quei dati necessari per la valutazione e il monitoraggio della spesa pubblica”. Ha detto Daria Perrotta, ragioniera generale dello Stato, al convegno sul registro nazionale degli impianti di protesi mammarie.

“Il settore della sanità è quello che impone alla contabilità anche una serie di importanti interrogativi riguardo alla classificazione delle spese – ha detto Perrotta. “Il problema – ha proseguito – non è trovare una soluzione di tipo contabile, stressare le regole. Bisogna ragionare su obiettivi di medio e lungo periodo. In questo senso, i buoni esiti della prevenzione, il corretto uso dei dispositivi medici, il controllo di medio e lungo periodo sugli effetti della spesa pubblica, libereranno spazi e sposteranno quel vincolo di bilancio, che sentiamo sempre troppo vicino, un po’ più in là. Si tratta di un percorso quindi invito a non cercare nuove definizioni, a non trovare nuovi artifici, ma nel quale occorre chiaramente verificare quali strumenti ci possono aiutare a dare evidenze empiriche delle scelte che vengono fatte per l’allocazione delle risorse di bilancio”.

Ricostruzione ed estetica: quasi equilibrio negli interventi

Gli interventi sono stati effettuati nel 55,7% dei casi per finalità ricostruttive e nel 44,3% per finalità estetiche. Nel 68,4% dei casi si è trattato di procedure bilaterali, mentre il restante 31,6% ha riguardato interventi monolaterali.

Complessivamente, sono stati 66.796 gli interventi con impianto di protesi (sia primario che in sostituzione), mentre 1.980 hanno riguardato la sola rimozione. Il numero totale di protesi impiantate è pari a 112.924, a fronte di 33.605 dispositivi rimossi.

L’età media dei pazienti è di 46 anni, con differenze significative tra ambito ricostruttivo (51,9 anni) ed estetico (38,5 anni).

Dove si opera

Dal punto di vista organizzativo, il 37,4% degli interventi è stato eseguito in strutture pubbliche, il 33,6% in strutture private e il 29,0% in strutture private accreditate o equiparate al pubblico.

Ricostruzione: prevale il tumore della mammella

In ambito ricostruttivo, nel 71,1% dei casi l’impianto è stato eseguito a seguito di una diagnosi di neoplasia mammaria. Di questi, il 67,8% è avvenuto dopo mastectomia radicale con risparmio di cute e capezzolo. L’impianto è stato immediato nel 61% dei casi, mentre nel restante 39% è stato effettuato dopo l’utilizzo di un espansore.

Altre indicazioni includono malformazioni mammarie (14,2%) e mastectomie profilattiche (14%), eseguite nella quasi totalità dei casi con tecniche conservative.

Le protesi più utilizzate sono risultate quelle anatomiche con superficie microtesturizzata (57%), seguite da quelle in poliuretano (20,1%). Il volume medio si attesta a 357 cm³.

La principale causa di revisione è la contrattura capsulare (36,5%), seguita dalla rottura della protesi (18,6%) e da interventi per insoddisfazione del risultato (15,6%).

Estetica: aumento di volume principale indicazione

Nel settore estetico, il 77,3% degli interventi è stato effettuato per aumentare il volume di mammelle ipoplastiche o ipotrofiche. Nel 56,8% dei casi la protesi è stata posizionata sotto il muscolo grande pettorale con tecnica “dual plane”.

La via di accesso più utilizzata è stata il solco sottomammario (49,2%), mentre l’accesso ascellare è stato preferito per il posizionamento sottoghiandolare.

Le protesi più impiantate sono state quelle tonde con superficie microtesturizzata (36,6%), seguite da quelle lisce (28%) e da quelle anatomiche microtesturizzate (24,7%). Il volume medio è di 354 cm³.

Per quanto riguarda le revisioni, nel 32,8% dei casi non sono legate a complicanze del dispositivo, mentre la contrattura capsulare rappresenta il 32% e la rottura il 24,1%.

Materiali e sicurezza

Indipendentemente dalla finalità dell’intervento, la quasi totalità delle protesi impiantate contiene silicone (98,5%). Residuali le altre tipologie di riempimento.

I dati evidenziano inoltre una forte attenzione alle pratiche di prevenzione delle complicanze. Nell’89,5% delle procedure è stata trattata la tasca protesica (con antisettici, antibiotici o entrambi) e nell’86,7% dei casi è stata trattata anche la protesi prima dell’impianto. Il cambio dei guanti prima del posizionamento è stato effettuato nel 99% degli interventi.

I drenaggi sono stati utilizzati nel 68,6% delle procedure complessive, con un ricorso più frequente negli interventi ricostruttivi (90,1%) rispetto a quelli estetici (51,7%).

Il valore del registro

I dati del RNPM confermano l’importanza di un sistema di monitoraggio continuo per migliorare la sicurezza dei pazienti e la qualità delle cure. La tracciabilità degli impianti consente infatti di seguire nel tempo il percorso clinico, valutare gli esiti e intervenire in modo più tempestivo in caso di complicanze.

Un passo fondamentale verso una maggiore trasparenza e appropriatezza in un ambito chirurgico sempre più diffuso e rilevante per il Servizio sanitario nazionale.

04 Maggio 2026

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