Verso la Manovra. La sanità chiede nuove regole: meno rigidità, più valore e risultati misurabili

Verso la Manovra. La sanità chiede nuove regole: meno rigidità, più valore e risultati misurabili

Verso la Manovra. La sanità chiede nuove regole: meno rigidità, più valore e risultati misurabili

Terza Quick Survey di Quotidiano Sanità dedicata alla Legge di Bilancio. Negli acquisti sanitari il 38% delle risposte indica come priorità la valutazione del valore clinico, assistenziale e organizzativo, oltre al prezzo. Per i tetti di spesa prevale l’adeguamento periodico ai fabbisogni, all’andamento della spesa e all’innovazione. Sul payback la richiesta è di criteri più trasparenti, prevedibili e proporzionati.

La sanità non chiede soltanto più risorse. Chiede soprattutto strumenti capaci di riconoscere il valore prodotto, aggiornarsi ai fabbisogni reali e funzionare con regole più trasparenti, prevedibili e proporzionate.

È il messaggio che emerge dalla nuova Quick Survey di Quotidiano Sanità, la terza e ultima dedicata ai temi della Legge di Bilancio. Dopo prevenzione, programmazione, capacità di attuazione e accesso all’innovazione, questa rilevazione concentra l’attenzione su tre snodi decisivi del governo della spesa sanitaria: acquisti, tetti di spesa e payback.

Il dato più netto riguarda gli acquisti sanitari. Alla domanda su quale intervento dovrebbe essere prioritario per migliorarne il funzionamento, la risposta più indicata è la valutazione del valore clinico, assistenziale e organizzativo, oltre al prezzo, che raccoglie il 38% delle risposte espresse. Segue la maggiore trasparenza e monitoraggio dei processi, al 20%. Più distanziate la programmazione dei fabbisogni, il coordinamento tra livelli decisionali e la semplificazione delle gare.

Il messaggio è chiaro: il miglioramento degli acquisti non passa solo dal contenimento del prezzo, ma dalla capacità di valutare cosa produce davvero valore per il sistema. Non basta comprare al costo più basso. Bisogna capire quale impatto una scelta genera sulla qualità dell’assistenza, sull’organizzazione dei servizi, sulla sostenibilità dei percorsi e sulla capacità di rispondere ai bisogni dei pazienti.

“Il dato sugli acquisti è molto significativo”, osserva Giada Bassani, Senior Research Manager di Homnya. “La priorità indicata non è semplicemente spendere meno, ma valutare meglio. Il prezzo resta un elemento importante, ma i professionisti chiedono che venga considerato insieme al valore clinico, assistenziale e organizzativo di ciò che si acquista”.

Il secondo fronte riguarda i tetti di spesa. Anche qui la richiesta non sembra essere una cancellazione indistinta degli strumenti di governo, ma un loro aggiornamento. L’opzione più indicata è l’adeguamento periodico dei tetti a fabbisogni, andamento della spesa e innovazione, con il 41% delle risposte. Segue l’integrazione dei tetti con strumenti di valutazione del valore e dei risultati, al 31%. Il superamento progressivo raccoglie una quota molto più contenuta, mentre il mantenimento dell’attuale sistema resta marginale.

La lettura è netta: il problema non è solo l’esistenza dei tetti, ma la loro capacità di riflettere l’evoluzione del sistema. Se i fabbisogni cambiano, se l’innovazione modifica i percorsi, se i risultati diventano misurabili, anche gli strumenti di controllo della spesa devono poter essere aggiornati.

Il rischio, altrimenti, è che regole pensate per governare la sostenibilità finiscano per irrigidire il sistema, rendendo più difficile orientare le risorse verso ciò che produce maggiore valore.

“I tetti di spesa vengono letti come strumenti da rendere più dinamici”, spiega Bassani. “La richiesta che emerge non è di abbandonare il governo della spesa, ma di renderlo più aderente all’evoluzione dei bisogni, dell’innovazione e dei risultati prodotti”.

Il terzo nodo è il payback. Anche in questo caso prevale un orientamento al cambiamento. La risposta più indicata è una riforma dei criteri secondo principi di trasparenza, prevedibilità e proporzionalità, con il 32% delle risposte espresse. Seguono il superamento progressivo attraverso una programmazione pluriennale della spesa, al 21%, e la sostituzione con accordi collegati ai risultati, al 19%. Il mantenimento dell’attuale sistema raccoglie una quota molto bassa.

Il punto, dunque, non è solo tecnico. Il payback viene percepito come uno strumento che necessita di regole più chiare e prevedibili. La richiesta non è semplicemente ridurre l’onere per gli attori coinvolti, ma costruire un meccanismo più coerente con programmazione, sostenibilità e risultati.

Qui il richiamo al valore torna con forza. Acquisti, tetti e payback vengono letti come parti dello stesso problema: come rendere la spesa sanitaria non solo controllata, ma anche orientata a ciò che produce beneficio concreto.

Il filo comune tra le tre domande è infatti il riferimento a valore e risultati. Il valore compare negli acquisti, quando si chiede di andare oltre il prezzo. Ricompare nei tetti, quando si chiede di integrarli con strumenti di valutazione dei risultati. E torna nel payback, quando una quota rilevante indica modelli alternativi collegati agli esiti prodotti.

In altre parole, la survey suggerisce che il governo della spesa sanitaria non può più essere letto solo come esercizio di contenimento. Deve diventare sempre più una leva per orientare le decisioni verso ciò che genera benefici clinici, assistenziali e organizzativi.

“La convergenza tra acquisti, tetti e payback è il dato più interessante”, osserva Francesco Maria Avitto, Direttore editoriale di Quotidiano Sanità. “Il tema non è solo quanto si spende, ma come si decide, con quali criteri, con quali obiettivi e con quale capacità di verificare ciò che quella spesa produce. È qui che la prossima Legge di Bilancio può segnare una differenza reale”.

La rilevazione chiude anche il ciclo delle tre Quick Survey di settembre dedicate alla Legge di Bilancio. Considerate insieme, le tre indagini restituiscono un messaggio coerente: i professionisti chiedono una politica sanitaria capace di collegare risorse, organizzazione e risultati concreti per i cittadini.

Nella prima survey era emersa la centralità di prevenzione, diagnosi precoce, continuità assistenziale e programmazione pluriennale. Il dato più forte riguardava la capacità di trasformare i fondi stanziati in servizi e interventi effettivi.

Nella seconda, dedicata all’innovazione, l’accento si era spostato sulla necessità di finanziare non solo le tecnologie o le soluzioni innovative, ma anche le condizioni per renderle adottabili: infrastrutture, competenze, percorsi e capacità dei territori di assorbirle.

In questa terza survey, il tema diventa il governo della spesa. Acquisti, tetti e payback vengono letti non come strumenti separati, ma come meccanismi da rendere più coerenti con il valore prodotto, i fabbisogni reali, l’innovazione disponibile e i risultati misurabili. Il filo rosso è evidente. La questione non è solo incrementare i finanziamenti o introdurre nuove misure. La vera sfida è fare in modo che ogni scelta economica sia collegata a una capacità di attuazione, a una logica di equità e a una verifica dell’impatto reale.

Da questo punto di vista, anche l’innovazione va letta con attenzione. In una delle precedenti rilevazioni non appariva come priorità generale immediata, ma questo non significa disinteresse. Letta insieme ai dati successivi, la risposta suggerisce piuttosto che l’innovazione trova la propria legittimazione quando risponde a bisogni non coperti, migliora i percorsi e produce valore per il sistema.

Il messaggio complessivo è quindi molto concreto: la Legge di Bilancio non dovrebbe limitarsi a distribuire risorse, ma dovrebbe rafforzare la capacità del Servizio sanitario nazionale di trasformare investimenti, regole e strumenti di governo in benefici verificabili. “Le tre survey raccontano una domanda di concretezza”, conclude Avitto. “I professionisti non chiedono slogan, ma scelte misurabili: prevenzione, continuità delle cure, innovazione utilizzabile, acquisti orientati al valore, tetti aggiornabili, regole più trasparenti. È una agenda molto chiara per chi dovrà costruire la prossima Legge di Bilancio”.

28 Settembre 2026

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