Chi governa la sanità ne dovrebbe conoscere la trincea

Chi governa la sanità ne dovrebbe conoscere la trincea

Chi governa la sanità ne dovrebbe conoscere la trincea

Il senatore Zaffini usa l'aspettativa di vita e la mortalità evitabile per difendere la gestione Meloni della sanità. Ma la realtà racconta altro: servizi per la salute mentale in crisi, cure palliative arretrate, accesso diseguale alle prestazioni. La trincea della sanità è altrove.

Leggo su Qs di ieri che Nino Cartabellotta e GIMBE sono a parere del Senatore Zaffini dei “disfattisti” (ieri sera ho visto Saviano nel suo monologo “In trincea” e questo termine mi è venuto spontaneo) che lamentano un sottofinanziamento e una contestuale grave crisi del Ssn quando  in realtà la nostra è una sanità che ottiene risultati spesso migliori degli altri Paesi in termini di esiti di salute. Il sottotesto è che il Governo Meloni ben sta facendo anche sulla tutela della salute. E quindi a supporto di questa tesi cita tra l’altro l’aspettativa di vita alla nascita, la mortalità evitabile bassa e il basso numero di posti letto per acuti e cioè tutti indicatori che ci vedono praticamente da sempre in buona posizione tra i paesi OCSE. Come del resto ci vedono in buona/ottima posizione altri indicatori non nominati come il tasso di ospedalizzazione per malattie croniche, pure questi da sempre a noi favorevoli. Bontà sua il Senatore segnala tra i dati negativi lo scarso numero di infermieri e di personale impegnato nella long term care.

Tutti gli altri problemi che vivono quotidianamente cittadini e operatori praticamente nelle parole del Senatore Zaffini nemmeno si dissolvono, più semplicemente non esistono. Cito a braccio tenendomi lontano dai due tormentoni delle liste di attesa e dell’intasamento dei Pronto Soccorso: la drammatica situazione dei servizi per la salute mentale a tutte le età (la situazione della neuropsichiatria infantile più che drammatica è disastrosa), la drammatica situazione dei servizi di supporto ai pazienti affetti da demenza e alle loro famiglie, la arretratezza delle reti per le cure palliative, le difficoltà di accesso ad una assistenza domiciliare e residenziale degna per una gran quantità di anziani, la inadeguatezza e arretratezza dei percorsi di presa in carico della cronicità, la inadeguata copertura della popolazione da parte dei programmi istituzionali di screening dei tumori, la pratica uscita dai LEA di gran parte degli interventi di cataratta e di buona parte di quelli per ipertrofia prostatica benigna, la crescita sia del numero di cittadini che pagano le prestazioni di tasca propria che di quelli le cui prestazioni sono coperte da fondi integrativi o assicurazioni private, la crescita di coloro che rinunciano alle prestazioni e infine gli enormi squilibri territoriali e sociali nei livelli di salute e di accesso ai servizi. In una situazione come questa l’allungamento della vita rispetto agli altri Paesi può non essere questa gran fortuna.

Se poi leggiamo la situazione con riferimento alla politica del personale ci sono i problemi della crisi delle vocazioni per la medicina generale, per la professione infermieristica e per molte specialità mediche a partire da quelle dell’area dell’emergenza-urgenza. Accanto a questa crisi cresce il numero di professionisti che preferisce lavorare nel privato o all’estero. Se guardiamo poi al rapporto pubblico-privato questo sta diventando sempre più malsano col sistema pubblico che si fa concorrenza da solo tenendosi urgenze e complessità e lasciando il privato libero di scegliersi la propria nicchia di mercato.

Solo la crescita dei problemi legati alla crisi economica, al dramma del cambiamento climatico e all’orrore delle guerre e delle tirannie politiche ed economiche ha forse fatto arretrare, ma di poco, il tema della salute come il più sentito dagli italiani. In una situazione come questa è difficile non reagire alle parole del Senatore Zaffini secondo cui basta usare meglio le risorse in più concesse dal Governo Meloni per avere più personale dove serve, più assistenza territoriale, più prevenzione, meno liste d’attesa e più presa in carico della cronicità e della non autosufficienza.

Il Senatore Zaffini rivendica un approccio più scientifico e meno elettoralistico ai temi della sanità pubblica. Su questo gli do ragione e attendo esempi da lui e dal Governo. Se mi debbo basare sulla goffa proposta di disegno di legge delega per il riordino del Ssn di inizio anno non mi pare che dal Governo e dal Ministero competente stiano venendo non dico proposte, ma almeno idee capaci di incarnare quel modello virtuoso di ragionamento sulla metrica della salute che il Senatore auspica.

Per cui il sottofinanziamento del Ssn rimane un problema grave e non si può contare sull’arte di arrangiarsi degli Italiani (ammesso che esista o ancora esista) per evitarne gli effetti.

Quando penso alla nostra sanità pubblica mi tornano in mente i Generali di cui ha parlato ieri sera Saviano che della trincea sapevano poco eppure avevano in mano le vite dei loro soldati, purtroppo.

Claudio Maria Maffei

09 Settembre 2026

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