Dignità del lavoro e sostenibilità della cura: la stessa responsabilità

Dignità del lavoro e sostenibilità della cura: la stessa responsabilità

Dignità del lavoro e sostenibilità della cura: la stessa responsabilità

Gentile Direttore, ho letto con grande attenzione La trappola del non profit di Rita Longobardi, una persona che stimo e apprezzo sinceramente per la serietà, la sensibilità e la chiarezza con cui rappresenta il mondo del lavoro...

Gentile Direttore,
ho letto con grande attenzione La trappola del non profit di Rita Longobardi, una persona che stimo e apprezzo sinceramente per la serietà, la sensibilità e la chiarezza con cui rappresenta il mondo del lavoro.

Le sue parole non meritano una replica difensiva, ma un ascolto vero.

Condivido pienamente il cuore del suo pensiero: essere non profit non può significare riconoscere meno diritti, meno tutele o un minore valore professionale. La missione sociale appartiene all’organizzazione; chi lavora mette a disposizione competenze, tempo e responsabilità, spesso accanto alle persone più fragili. Non sta facendo volontariato e non può essere chiamato a finanziare il welfare attraverso il sacrificio dei propri diritti.

Non vorrei, dunque, mettere un “ma” dopo le parole di Rita. Vorrei aggiungere un “e”: dignità del lavoro e sostenibilità delle imprese. È la realtà che le aziende rappresentate da Conf Salute Healthcare vivono ogni giorno.

Sono imprese che assicurano cura e assistenza a persone anziane, disabili, non autosufficienti e con bisogni sanitari complessi. Garantendo continuità dei servizi, sicurezza, formazione, personale qualificato e investimenti, spesso ventiquattro ore su ventiquattro. Lo fanno confrontandosi con la carenza di infermieri e operatori, con l’aumento del costo del lavoro, con requisiti organizzativi sempre più impegnativi e, soprattutto, con tariffe e budget stabiliti dalle istituzioni, che troppo spesso non crescono insieme ai costi reali delle prestazioni.

Le imprese non possono determinare liberamente il prezzo dei servizi accreditati, ma sono chiamate ad assorbire ogni aumento. Quando le tariffe non accompagnano i rinnovi contrattuali, la differenza resta interamente sulle loro spalle. E quando questo accade per anni, a essere messi a rischio non sono soltanto i margini economici, ma gli investimenti, l’occupazione e la continuità stessa delle cure.

Esiste poi un’altra questione che non possiamo più evitare: le profonde differenze fiscali e competitive tra profit e non profit. Soggetti con forme giuridiche differenti possono erogare le medesime prestazioni, alle stesse persone, nell’ambito dello stesso sistema di accreditamento e assumendosi analoghe responsabilità, ma operando con regimi fiscali e possibilità di accesso alle agevolazioni non equivalenti.

Non contestiamo le tutele riconosciute al Terzo settore, la cui funzione è preziosa e merita rispetto. Chiediamo, però, che non venga penalizzata l’impresa soltanto per la propria forma giuridica e che il valore sociale di un servizio sia riconosciuto innanzitutto nella qualità della cura prestata.

Anche “profit” descrive una forma d’impresa, non rappresenta un giudizio morale. Molte delle nostre aziende sono realtà familiari, radicate nei territori da generazioni, che reinvestono risorse, assumono persone e garantiscono servizi essenziali anche nelle condizioni più difficili.

Alle organizzazioni sindacali non chiediamo comprensione al posto dei diritti. Chiediamo qualcosa di più importante: un’alleanza affinché quei diritti possano essere riconosciuti in modo concreto, stabile e duraturo. Insieme dobbiamo chiedere alle istituzioni tariffe coerenti con il costo reale delle prestazioni, adeguamenti contestuali ai rinnovi dei contratti, pagamenti tempestivi, regole di accreditamento omogenee e una programmazione capace di garantire futuro al lavoro e alle imprese.

Né i lavoratori né le aziende possono continuare a essere l’ammortizzatore dello spazio che separa il welfare promesso dalle risorse realmente stanziate. Il non profit non può essere l’alibi per riconoscere meno al lavoro. Allo stesso modo, la natura profit non può diventare l’alibi per chiedere alle imprese di garantire servizi pubblici sotto costo.

Il pensiero di Rita apre uno spazio importante di confronto. Conf Salute Healthcare è pronta ad abitarlo con rispetto, responsabilità e spirito costruttivo. Perché tutelare chi cura e rendere sostenibile chi organizza e garantisce la cura non sono due battaglie contrapposte. Sono la stessa responsabilità civile.

Luca Pallavicini
Presidente Nazionale Conf Salute Healthcare

04 Settembre 2026

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