Gentile Direttore,
i contenuti del Piano Educativo Individualizzato, PEI, per “accompagnare” i ragazzi e gli adolescenti con disabilità delle scuole alla formazione scuola-lavoro per una corretta loro inclusione nel mondo dell’occupazione non sembrano più soddisfacenti alla luce della recentissima legge 198/2025 “Misure urgenti per la tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro” in cui si rafforza l’implementazione della cultura della sicurezza attraverso l’uso della realtà virtuale, alleato potente nella sfida di migliorare la formazione e l’inclusione professionale proprio delle persone con disabilità.
A tal proposito è significativa la mancata accessibilità alla formazione obbligatoria sulla sicurezza da parte degli studenti con disabilità, evidenziata, tra gli argomenti trattati nel corso dell’audizione di alcuni giorni fa, alla Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza, dall’avvocato Maurizio Borgo presidente dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità.
La criticità relativa alla sicurezza degli spazi per i percorsi di alternanza scuola-lavoro potrebbe configurare nei confronti dello studente con disabilità una discriminazione indiretta. Ecco perché, è stato precisato nel corso della predetta audizione, l’Autorità vigilerà perché i corsi di sicurezza siano adattati, comprensibili e coerenti con il Piano Educativo Individuale (PEI) e con il Progetto di Vita, sottolineando la necessità di un coordinamento tra il Ministero dell’istruzione e del merito, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l’INAIL e le Regioni.
Se si considera che il Secondo Rapporto ISTAT di maggio 2025 evidenzia che nell’anno scolastico 2023-2024, il numero totale di alunni con disabilità nelle scuole italiane ha raggiunto quasi 359.000, pari al 4,5% del totale degli iscritti, si potrebbe ipotizzare di sperimentare anche nel nostro Paese un Piano Individuale di Transizione, PIT, già in uso in numerosi Stati europei, introdotto negli anni scorsi dall’Agenzia Europea per i bisogni speciali e l’integrazione inclusiva, da redigere dopo il PEI, due o tre anni prima del termine dell’istruzione obbligatoria.
Considerato come una specie di “ritratto individuale” della situazione personale, della motivazione, delle aspirazioni e delle capacità del giovane, il PIT si incentra sulle problematiche legate all’occupazione e alla vita adulta. Prende in considerazione le condizioni contestuali del lavoro ed offre un’analisi chiara delle possibilità lavorative del giovane e un conseguente piano di carriera che lo prepari ad affrontare la reale condizione professionale. Nel PEI, invece, vengono coperti tutti gli aspetti legati alla formazione dell’alunno (didattica, offerta formativa, risultati), con un’attenzione specifica all’istruzione, rispetto agli aspetti sociali e personali che non sembrano sempre occupare un ruolo importante.
Alla formulazione del PIT. concorrono gli insegnanti della scuola secondaria inferiore e superiore, insieme al ragazzo, alla famiglia e, soprattutto, agli altri professionisti esterni (non necessariamente legati alla scuola, come esperti in accomodamento ragionevole e sicurezza sul lavoro). Esso deve contenere strumenti e metodi che assicurino un processo individuale di transizione dalla scuola al lavoro facilitando il rafforzamento del giovane, come, del resto, avveniva già 65 anni attraverso la pubblicazione ENPI “Educazione alla Sicurezza” diffusa nelle scuole dell’obbligo.
Si tenga, infatti, presente che la sicurezza per studenti disabili in Alternanza Scuola-Lavoro (PCTO), oggi, in seguito alla legge 164/2025, di nuovo Formazione Scuola-Lavoro, richiede percorsi formativi sulla sicurezza personalizzati e adattati al PEI, l’aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) aziendale con misure specifiche, e la presenza di un tutor aziendale competente, garantendo spazi strutturali adeguati e l’abbattimento delle barriere architettoniche, in linea con le normative vigenti (D. Lgs 81/08 e Legge 104/92) per un’esperienza inclusiva e sicura.
Avranno importanza: le caratteristiche dell’ambiente anche in termini di sicurezza; la fattibilità delle mansioni e compiti assegnati; la coerenza delle attività con gli apprendimenti scolastici e le autonomie presenti e o da raggiungere; le modalità di affiancamento nelle attività e strategie operative; gli aspetti di flessibilità (orari, tempi, pause, spazi); la valutazione dell’efficacia degli interventi; la valutazione delle criticità, dei rischi e delle eventuali controindicazioni; i punti di forza e di debolezza del contesto.
Quindi, per rendere più congrua l’interazione tra soggetto e ambiente extra-scolastico e per coniugare al meglio le esigenze dell’alunno con quelle della struttura ospitante (lavorativa o socio- riabilitativa), è opportuno considerare approcci diversi.
Sarà utile avviare un’azione operativa attraverso l’individuazione e l’attivazione di varie competenze: competenze sociali in cui rientrano tutti gli aspetti relazionali e il saper essere del soggetto e competenze professionalizzanti che consentano la trasposizione delle competenze scolastiche in abilità operative concrete traducibili nel saper fare del soggetto. Infine, nella fase valutativa del progetto avverrà la rilevazione di tutto l’iter formativo realizzato dal soggetto e si attuerà attraverso un confronto fra tutte le parti coinvolte (in itinere e alla fine).
Domenico Della Porta
Disability Manager e docente di Accomodamento Ragionevole all’Università degli Studi di Salerno