Il Ddl delega sul riordino del Ssn e quello che non convince

Il Ddl delega sul riordino del Ssn e quello che non convince

Il Ddl delega sul riordino del Ssn e quello che non convince

Gentile Direttore, che cosa è un disegno di legge delega (ddl) lo troviamo scritto qui. In pratica, con questo strumento il Governo affida a se stesso il compito di produrre decreti legislativi su temi complessi sulla base di principi e criteri che il disegno di legge contiene e che il Parlamento deve approvare.

Gentile Direttore,

che cosa è un disegno di legge delega (ddl) lo troviamo scritto qui. In pratica, con questo strumento il Governo affida a se stesso il compito di produrre decreti legislativi su temi complessi sulla base di principi e criteri che il disegno di legge contiene e che il Parlamento deve approvare. Quello di cui stiamo parlando questi giorni è il ddl delega sul riordino del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn), quindi il suo contenuto assume una grande importanza in quanto definisce i temi su cui nei prossimi 12 mesi il Governo emanerà provvedimenti di settore e fornisce anche i riferimenti su cui si muoveranno i provvedimenti su quei temi. Il ddl è stato proposto dal Ministro della Salute e approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 gennaio scorso. Dopo di che il testo del ddl è stato fatto circolare (Qs è stato tra i più tempestivi nel darne conto), il Ministero ha fatto un comunicato stampa e sono cominciati a circolare i primi commenti. I partiti poi saranno chiamati in Parlamento a esprimersi.

Perché il ddl possa essere discusso dal suo testo si dovrebbero capire le scelte che il Governo ha in animo di fare. Si dovrebbero anche capire i motivi alla base delle scelte di priorità e delle linee di intervento indicate. Quale occasione più formidabile per un buon esercizio di scrittura civile?

Alla scrittura civile Gianrico Carofiglio ha dedicato un libro (Con parole precise: breviario di scrittura civile). Ecco come si esprime al riguardo l’Accademia della Crusca in una recensione al libro di Carofiglio: “Una riflessione lucida e rigorosa sulla relazione fra parole e verità, fra uso delle parole ed esercizio del potere, sulla responsabilità che comporta una comunicazione onesta e leale. A partire dal linguaggio giuridico come esempio di specifica lingua del potere, che racchiude i vizi della cattiva comunicazione, la riflessione si allarga a tutti i campi della scrittura, dalla politica al giornalismo alla scrittura letteraria. Niente parole inutili, né oscurità non necessarie, ma ‘parole precise’ e dirette per una comunicazione limpida e veritiera, presupposto indispensabile per una sana democrazia.”

Il tempo per una buona prova di scrittura civile c’erano. Il Ministro Schillaci già nel luglio 2024 (ripeto: luglio 2024 e cioè un anno e mezzo fa) in una intervista a Radio 24  aveva dichiarato che  al Ministero stavano  preparando due collegati alla finanziaria, uno riguardante il riordino delle professioni sanitarie e l’altro sul rafforzamento della rete ospedaliera e della rete territoriale, e cioè quello di cui stiamo parlando.

Una buona scrittura civile nel caso di una legge delega non è un problema di forma: è un problema di sostanza. Leggo qui ad esempio (la legge delega è descritta così bene che copio spudoratamente) che: “La legge delega stabilisce in modo dettagliato l’oggetto, i principi e i criteri direttivi cui il Governo deve attenersi nell’elaborazione del decreto legislativo, oltre a fissare un termine entro cui esercitare la delega. Questo meccanismo permette al Parlamento di demandare al Governo l’attuazione normativa di riforme complesse, che richiederebbero tempo e competenze tecniche specifiche non sempre disponibili nei tempi parlamentari ordinari… Il Governo, però, non ha alcuna discrezionalità politica nel contenuto: deve rispettare rigorosamente le indicazioni fornite dalla legge delega. È uno strumento che risponde a esigenze di programmazione e razionalizzazione, non a urgenze contingenti.”

Ecco perché un disegno di legge delega va scritto bene: perché sulla sua base si prenderanno provvedimenti importanti su un tema complesso. Forti di queste considerazioni andiamo a rileggere ancora una volta il testo del ddl sul riordino del SSN in cui ci sono o principi e criteri scontati che sono contenuti in atti e documenti vecchi di almeno dieci anni e che non hanno mai trovato applicazione, alcune presunte novità spiegate in modo approssimativo e qualche principio generale condivisibile, ma appena accennato come la valorizzazione della bioetica clinica.

I principi e i criteri scontati, vecchi e mal descritti sono (riprendo quelli sottolineati da un comunicato stampa del Ministero della Salute):

  • a livello ospedaliero l’introduzione degli ospedali di terzo livello, quali strutture di eccellenza con bacino di utenza nazionale o sovranazionale, l’individuazione degli ospedali elettivi, strutture ospedaliere per acuti prive di pronto soccorso dove trasferire pazienti acuti non urgenti provenienti da strutture ospedaliere di livello superiore, la definizione di standard minimi per le attività di ricovero e il potenziamento del ruolo delle buone pratiche clinico-assistenziali e organizzative sono tutti contenuti nel Decreto Ministeriale  70 del 2015 se lo si sa leggere e lo si vuole applicare;
  • a livello territoriale l’attenzione all’assistenza territoriale per le persone non autosufficienti mediante l’indicazione di standard di personale, la garanzia della continuità assistenziale e la promozione della domiciliarità, l’aggiornamento dell’assistenza rivolta alle persone con patologie croniche complesse e avanzate, il rafforzamento dell’organizzazione delle cure palliative, il rafforzamento dell’integrazione tra interventi sanitari e socioassistenziali, il riordino dei servizi di salute mentale e il riordino della disciplina dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta erano tutti contenuti nel Piano Nazionale della Cronicità del 2016 e ribaditi nel Decreto Ministeriale 77 del 2022 se li si sa leggere e li si vuole applicare.

Un ddl delega che vuole rafforzare questi principi e questi criteri che ad oggi non trovano applicazione e che lo deve fare a risorse invariate non si può limitare a elencarli, ma deve spiegare come riuscirci con scelte descritte con “parole precise” e non con espressioni gergali e “oscurità non necessarie”. Le oscurità non necessarie riguardano in particolare le due presunte novità degli ospedali di terzo livello e degli ospedali elettivi. Non entro nel dettaglio al riguardo, ma voglio almeno fare presente che qualche documento tecnico preparatorio che affrontasse i nodi fondamentali era ed è indispensabile altrimenti anche i peggiori sospetti di un regalo a privati e Università è giustificato.

Come fa un ddl delega con questi limiti essere considerato uno strumento “dettagliato” cui poi il Governo si dovrà attenere? Come lo si può anche solo commentare?

Peraltro, considerazione finale, il Ministero della Salute sta avvallando imponenti e insostenibili programmi di edilizia ospedaliera del tutto difformi dai pur confusi principi e criteri del ddl delega per il riordino del Ssn. Sto parlando di quello delle Marche, ovviamente. Questa sorta di “doppio gioco” si avvantaggia della confusione generata dalla scelta di abdicare alle “parole precise”.

Claudio Maria Maffei

16 Gennaio 2026

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