Il referendum sulla giustizia e i processi di tutela della salute

Il referendum sulla giustizia e i processi di tutela della salute

Il referendum sulla giustizia e i processi di tutela della salute

Gentile Direttore, il diritto alla salute, sancito dall’art.32 della Costituzione, viene specificato da un sistema di leggi e regolamenti la cui tutela è garantita dalla giustizia, concretizzata nelle azioni della magistratura che “costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”...

Gentile Direttore,
il diritto alla salute, sancito dall’art.32 della Costituzione, viene specificato da un sistema di leggi e regolamenti la cui tutela è garantita dalla giustizia, concretizzata nelle azioni della magistratura che “costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere” (art.104 della Costituzione). Ne deriva che la magistratura interviene molto spesso in materie concernenti la salute in cui sono in esame ruolo e responsabilità di persone, organizzazioni e istituzioni, sia private che pubbliche. Il loro esame richiede in alcuni casi di tenere conto di interessi legittimi, ma spesso divergenti o contrastanti, delle parti implicate, tra le quali è di particolare importanza il potere politico nelle sue varie forme. Tre esempi illustrano con chiarezza questa eventualità.

Primo caso: la vicenda tuttora in corso[1] delle acciaierie ex-ILVA di Taranto in cui solo la magistratura è in grado (assistita da consulenti tecnici) di verificare la effettiva conformità alle norme di protezione occupazionale e ambientale di quanto viene fatto come risultato dell’intersecarsi di (come di diceva prima) legittimi ma divergenti interessi, dei lavoratori al posto di lavoro e alla salute, della proprietà al rendimento economico, del governo e della maggioranza parlamentare che lo sostiene alle proprie priorità nelle politiche industriali.

Secondo caso: la Regione Toscana in assenza di una normativa nazionale sul fine vita (“morte volontaria medicalmente assistita”) approva una legge regionale che viene contestata dal governo.

Terzo caso, ipotetico, ma agganciato alla recente realtà: al sopravvenire di una epidemia da agente sconosciuto simile ma ancora di più rapida diffusione e più elevata letalità del Covid-19 il governo in carica, quale che sia il suo colore, impone un ferreo “lock-down alla cinese”, con forti penalità per le trasgressioni e una restrizione alla libertà personale che un cittadino può ritenere ritiene ben al di là dell’ammissibile.

Credo sia evidente come in tutti e tre questi casi sia necessaria una magistratura indipendente non influenzata e non influenzabile dal potere politico. Credo anche che questi tre casi illustrino bene lo stretto rapporto tra magistratura e politiche di tutela della salute.

La questione centrale del referendum dal punto di vista del mondo sanitario si può sintetizzare a questo punto in una domanda: può la riforma oggetto del referendum che propone la “separazione delle carriere” dei magistrati requirenti e giudicanti incidere negativamente su autonomia e indipendenza della magistratura e quindi anche sui processi di tutela della salute dei cittadini? Per rispondere a questa domanda occorre allora, anche all’interno del mondo della sanità, analizzare bene il contenuto del quesito referendario. Provo a farlo nell’ottica che ho già indicato.

Di fatto le carriere sono già separate, essendo tra i magistrati assunti negli ultimi venti anni la percentuale di passaggi di carriera dell’ordine dell’ 1%[3], ma la separazione anche di diritto prevista dalla riforma[4] traina con sé la duplicazione del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di controllo e autogoverno della magistratura e, in aggiunta, l’istituzione di una nuova Alta Corte , questa invece unica per le due carriere e non più presieduta (al contrario dei Consigli) dalla figura di garanzia del Presidente della Repubblica : alla Corte viene trasferita la funzione disciplinare e eventualmente sanzionatoria sui magistrati. Per entrambi i Consigli come per l’Alta Corte i membri magistrati non sono più eletti, ma tirati a sorte mentre i membri non-magistrati (professori universitari o avvocati con anzianità di servizio) sono tirati a sorte, ma entro una rosa eletta dal Parlamento e quindi destinata a riprodurre la maggioranza e minoranza politica del momento. Dato che attualmente sia i magistrati che i non-magistrati sono tutti scelti per elezione la modifica viene a cancellare solo per i magistrati la possibilità sia di essere designati per elezione sia di esprimersi sulla composizione dell’organo di controllo attraverso un voto.

Senza entrare in implicazioni di natura più tecnicamente complessa e soggette a dibattito (ad es. sul modo di operare del pubblico ministero) quello che risulta oggettivamente evidente anche a un semplice “cittadino informato”, quale ritengo di essere, è l’aumentato peso della componente politica negli organi di controllo della magistratura. Lo stesso ministro della giustizia Nordio ha dichiarato [5] che la riforma “fa recuperare alla politica il suo primato costituzionale. Mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo”.

Quello che magari non gioverebbe al potere politico, di qualsiasi campo, ma certamente gioverebbe al buon funzionamento della giustizia è tutt’altro e non è neanche sfiorato dalla riforma: sono le risorse per ovviare alle pesanti carenze di personale e strumenti di lavoro (organizzativi, tradizionali, digitali) e alla conseguente lentezza di procedure e processi che vanificano l’efficacia dei meccanismi di autocontrollo che la macchina della giustizia già largamente possiede. Non è un aumentato ruolo del potere politico nel controllo dell’operare dei magistrati che può magicamente accelerare i processi. Autonomia e indipendenza non significa magistratura infallibile: assicurare il funzionamento pieno e tempestivo degli strumenti già esistenti per neutralizzare gli errori si presenta come una indiscutibile priorità prima di discutibili riforme.

Lo stesso settore della sanità, di per se’ affetto da carenze di personale e ritardi nella presa in carico di pazienti, viene a soffrire del lento passo della giustizia nelle innumerevoli questioni che sollevano interrogativi legali che vanno ad esempio (esempi da epidemiologo quale sono) dall’accertamento delle responsabilità delle morti sul lavoro o per incidenti stradali agli interventi sulla applicazione delle normative di protezione igienica e ambientale della salute, alle controversie intorno a atti della pratica clinica , e in generale, a ogni intervento concernente la salute in senso investigativo, riparativo o preventivo. Sempre da medico epidemiologo implicato in valutazioni di rischi per la salute da inquinanti ambientali ho constatato il valore del giudizio indipendente dei magistrati, rispetto ai quali potevo anche trovarmi in dissenso.

Oggi constato che la riforma proposta non migliorerebbe la funzionalità operativa della giustizia, non essendo stata disegnata per questo scopo (basta leggersi il corto e accessibile testo della riforma [4]), mentre aumenterebbe il peso del potere politico negli organi di controllo disciplinare della magistratura. Si può ipotizzare che questo non si tradurrebbe in nessun effetto concreto e che tutto continuerebbe come oggi: ma in questo caso perché’ metter mano a cambiamenti in ben sette articoli della Costituzione e moltiplicare il numero degli organi di controllo (da uno a tre) e dei loro membri (da trentatre a settantotto) con un aggravio di spesa stimato intorno a 70 milioni annui?

In sintesi, un effetto praticamente certo della vittoria del SI’ al referendum sarebbe una aumentata esposizione della magistratura al peso e ai condizionamenti del potere politico, una contestuale riduzione -piccola o grande – della autonomia e indipendenza della magistratura e, di conseguenza, una diminuita garanzia di tutela dei diritti dei cittadini, inclusi i diritti pertinenti a sanità pubblica e salute.

Stando così le cose credo logico votare “no” al referendum.

Rodolfo Saracci
Già presidente International Epidemiological Association

[1]Redazione economica. Ex Ilva, si tratta in esclusiva con il fondo di Michael Flacks (che ha offerto un euro per l’acciaio di Taranto):”Quattro mesi per chiudere”. Corriere della Sera 30/12/2025
[2]Pagella Politica. La Corte Costituzionale ha detto che la legge toscana sul fine vita è legittima, ma solo in parte. 30/12/2025
[3]Pagella Politica. Davvero solo l’ 1% dei magistrati cambia carriera ? 28/01/2025
[4]https://www.gazzettaufficiale.it no.253 del 30/10/2025
[5]Virginia Picolillo. Intervista a Nordio :”La riforma ? Molti magistrati in privato sono a favore. E così la politica riprende I suoi spazi”. Corriere della Sera 3/11/2025

Rodolfo Saracci

12 Febbraio 2026

© Riproduzione riservata

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