Influenza, confronto tra esperti al Flu Day: diffondere l’appropriatezza vaccinale potrebbe risolvere la bassa copertura in Italia

Influenza, confronto tra esperti al Flu Day: diffondere l’appropriatezza vaccinale potrebbe risolvere la bassa copertura in Italia

Influenza, confronto tra esperti al Flu Day: diffondere l’appropriatezza vaccinale potrebbe risolvere la bassa copertura in Italia

Durante il Flu Day a Roma, confronto tra esperti su come aumentare la copertura antinfluenzale ferma al 19.6% (con un lieve aumento rispetto al 2022-2023) nella popolazione generale. Ottimi risultati ottenuti con i vaccini potenziati (adiuvati o ad alto dosaggio) su anziani e fragili. Per i più giovani e gli operatori i vaccini su cultura cellulare limitano l’ingerenza delle varianti. Il responsabile scientifico prof. Paolo Bonanni: “Ora serve formazione, integrazione tra i sanitari e comunicazione corretta ai cittadini”.

Ogni anno nel mondo si registrano circa un miliardo di casi di influenza, di cui 3-5 milioni di forme gravi, con un numero di decessi correlati alle complicanze respiratorie stimato tra 290.000 e 650.000. In Italia l’influenza stagionale colpisce mediamente circa l’8% della popolazione ogni anno, con circa 8.000 decessi imputati alle complicazioni della patologia.  

In questo contesto, il 17 marzo a Roma si è svolta, con il contributo non condizionante di CSL Seqirus, la settima edizione del Flu Day, evento che ha riunito i principali esperti italiani di sanità pubblica, in discussione sulle strategie risultate più efficaci per la protezione della popolazione in questa stagione influenzale, facendo il punto sulla vaccinazione e la riduzione dei rischi per le popolazioni più fragili.

La copertura vaccinale in Italia: numeri da migliorare

Al centro del dibattito è stata esaminata la necessità impellente di aumentare la copertura vaccinale, che in Italia è ancora ben al di sotto del 75% raccomandato dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Nella stagione influenzale 2024-2025 la copertura nella popolazione generale nel nostro Paese è stata infatti del 19,6%, in lieve aumento rispetto al 18,9% della stagione precedente, ma ancora troppo bassa.Gli over 65 hanno toccato, invece, il 52,5%: migliore di certo, ma in diminuzione rispetto alla stagione precedente (53,3%) e ben al di sotto la soglia del 75%, fissata dal Ministero della Salute.

Una percentuale che sorprende particolarmente, in quanto sono proprio gli anziani e i fragili a subire le conseguenze peggiori delle complicanze da influenza: in Europa il 90% delle morti premature tra i contagiati riguarda gli over 65.

Appropriatezza vaccinale: il valore dei vaccini potenziati per i target fragili

Nella tavola rotonda del Flu Day, gli esperti hanno individuato nell’appropriatezza vaccinale – quel principio che prevede vaccini diversi in base al tipo di popolazione a cui vengono somministrati – una delle strategie chiave da un lato per garantire una copertura il più possibile efficace, dall’altra per prevenire le conseguenze più rischiose dell’influenza.

“Fino a tre anni fa – ha spiegato a Quotidiano Sanità il professor Paolo Bonanni, responsabile scientifico del Flu Day – i vaccini venivano usati abbastanza indifferentemente. Noi da tempo sosteniamo che in realtà per la popolazione anziana i vaccini “potenziati”, quindi i vaccini adiuvati o ad alto dosaggio, abbiano un’efficacia maggiore e quindi devono essere usati preferenzialmente per garantire una politica di vaccinazione al massimo dei propri risultati”.

Negli ultimi anni, il panorama vaccinale a disposizione si è ampliato e differenziato. I vaccini, adiuvato con MF59 e ad alto dosaggio, (entrambi definiti “potenziati”) sono stati indicati come specifici per migliorare la risposta immunitaria negli anziani. A partire dalla stagione 2023-2024, la Circolare del Ministero della Salute ne raccomanda l’utilizzo di vaccini potenziati negli over 65, per contrastare l’immunosenescenza.

“Si definisce così – ha chiarito Giancarlo Icardi, professore di Igiene e prorettore dell’Università di Genova – un processo che inizia intorno ai 50 anni, quando le cellule del sistema immunitario cominciano ad invecchiare e questo invecchiamento aumenta progressivamente e tende, intorno appunto ai 60-65 anni, a mostrarsi in tutta la sua completezza. Con un sistema immunitario che invecchia siamo più facilmente aggrediti da virus e batteri e ne subiamo più duramente le conseguenze. Qui l’appropriatezza vaccinale fa la differenza”.

“I vaccini potenziati che abbiamo a disposizione – ha proseguito Icardi – si possono utilizzare a partire dai 60 anni e, nel caso del vaccino adiuvato, anche dai 50. Quindi tutti quei soggetti che sono affetti da comorbosità, come patologie croniche del sistema respiratorio, del sistema cardiocircolatorio, diabete, possono usufruire di questi vaccini potenziati a partire da questa età. Si conferma fondamentale vaccinare anche tutta quella fascia di soggetti, al di sotto dei 50 anni, affetti da patologie croniche e quindi fragili, come indicato dalla Circolare Ministeriale”.

Vaccini a cultura cellulare: l’alternativa contro le varianti

Per la popolazione più giovane oltre al vaccino inattivato standard, é inoltre disponibile il vaccino prodotto su cultura cellulare. Si tratta di un’alternativa innovativa che consente di evitare le mutazioni legate alla classica produzione su uova embrionate di pollo (egg-adaptation) e può ridurre il cosiddetto “mismatch vaccinale”, ossia la mancata corrispondenza tra ceppi vaccinali e ceppi virali circolanti, come è accaduto in questa stagione con la “variante K”, che ha inficiato l’efficacia dei vaccini disponibili.

“È tempo di evolvere il concetto di ‘appropriatezza vaccinale’ – ha aggiunto Gaspare Canzoneri, Direttore UOC Sanità Pubblica ed Epidemiologia del Dipartimento di Prevenzione, ASP Trapani –. Non dovremmo più chiederci se un vaccino sia genericamente appropriato, ma piuttosto quale sia il vaccino più appropriato ed efficace per ogni specifica categoria di cittadini. Alla luce delle attuali alternative tecnologicamente avanzate, come i vaccini su colture cellulari e i già citati vaccini potenziati, la formulazione a dose standard può ormai considerarsi superata per la popolazione adulta. Sarebbe quindi opportuno orientare l’offerta esclusivamente verso queste due tipologie più performanti”. Secondo Canzoneri una scelta di questo tipo “non solo innalzerebbe lo standard di prevenzione, ma contribuirebbe anche a rendere la comunicazione più chiara e diretta, eliminando quella potenziale confusione nel pubblico che una eccessiva varietà di opzioni può generare”.

Il costo dell’influenza sul SSN e sulla società

Oltre al carico sanitario, l’influenza comporta anche un rilevante impatto economico. Nel nostro Paese il costo medio annuo dell’influenza è stimato in circa 2,86 miliardi di euro, considerando sia i costi diretti sanitari sia quelli indiretti, legati alla perdita di produttività lavorativa e all’assenteismo scolastico.

Le ospedalizzazioni rappresentano una voce importante di spesa: ogni anno si registrano circa 157.000 ricoveri correlati all’influenza o alle sue complicanze. “Un paziente che viene ricoverato può costare circa 4.000 euro per il Servizio sanitario nazionale. – ha spiegato il farmaco-economista Andrea Marcellusi dell’Università di Milano, mostrando i dati – Se si tratta di paziente sopra i 65 anni, il costo aumenta fino a 5.600 euro. Dal punto di vista dei costi indiretti, tra i 300 e 500 euro a paziente con influenza, per assenteismo lavorativo, per attività e costi sommersi. Se immaginiamo che la fascia di età più colpita sono gli anziani, entra in gioco anche il caregiver che perde attività lavorativa. Un vero e proprio costo sociale”.

In questo scenario, per ogni euro investito in vaccinazione ritornano 1,8 euro; e se si considera anche la produttività guadagnata si recuperano fino a 11 euro a livello sociale. “Qualsiasi intervento di prevenzione, in questo caso la vaccinazione – ha aggiunto Marcellusi – è un investimento in sanità altamente costo-efficace. Ovvero, rispetto alla cifra spesa per effettuare l’intervento preventivo, il ritorno economico è di grande vantaggio”.

“Per gli anziani – ha proseguito – quel 15% che ci separa dalla copertura vaccinale ottimale (75%) attualmente, crea un burden economico che potrebbe essere stimato intorno agli 11 milioni di euro l’anno in costi diretti ed indiretti”.

Strategie per migliorare l’aderenza vaccinale

Durante il confronto del Flu Day sono emerse varie esigenze per affrontare e ridurre in Italia i costi delle coperture ancora insufficienti. È necessario da un lato rafforzare le strategie di promozione della vaccinazione antinfluenzale, combattendo strenuamente la diffusione del fenomeno dell’esitazione vaccinale. Dall’altro diffondere e condividere le buone pratiche e le strategie funzionali messe in campo dalle Regioni più performanti.

“Il fenomeno dell’esitazione vaccinale post Covid – ha delineato il prof. Bonanni – ha trascinato anche la vaccinazione antinfluenzale, sebbene non in maniera sostanziale. Non vediamo un incremento nelle coperture vaccinali antinfluenzali come speravamo. Bisognerà cercare di fare in modo che ci sia una maggiore consapevolezza del rischio nella popolazione”.

Tra gli strumenti più efficaci c’è la chiamata attiva, ovvero l’invito diretto alla vaccinazione rivolto ai soggetti appartenenti alle categorie target. Un modello già utilizzato con successo nelle vaccinazioni pediatriche, ma ancora poco diffuso nelle vaccinazioni dell’adulto e dell’anziano.

A cui si aggiunge un rafforzamento del ruolo delle farmacie, che rappresentano presidi sanitari di prossimità e possono contribuire alla promozione della vaccinazione attraverso informazione, counselling e reminder. “Sono molte le Regioni – ha sottolineato Bonanni – che hanno fatto affidamento sul canale delle farmacie. Bisogna in questo caso fare in modo che il discorso dell’appropriatezza non venga meno, organizzando iniziative di formazione per i farmacisti sui vaccini potenziati e sui loro effetti positivi sulla popolazione anziana. Così da non generare differenze nell’offerta in funzione del canale che si sceglie. Lo stesso tipo di vaccino deve essere somministrato dai Dipartimenti di prevenzione dai medici di famiglia e dalle farmacie”.

È fondamentale, infine, un allineamento tra approvvigionamento dei vaccini, campagne informative e raccomandazioni ministeriali che possa facilitare la pianificazione delle campagne vaccinali; da affiancare ad un monitoraggio attento da parte delle Regioni, sulle variazioni ottenute in termini di target raggiunti, ospedalizzazioni, tipi di vaccini utilizzati e infezioni rilevate.

Gli esempi virtuosi: la Regione Sicilia

Tra i modelli regionali più efficaci è emerso quello utilizzato dalla Regione Sicilia, che ha raccontato il professor Claudio Costantino del Dipartimento Promise dell’Università degli Studi di Palermo. “La Regione Sicilia ha avuto una strategia evidence based fondamentalmente vincente – ha detto –basandosi su quelle che sono i dati di letteratura, che hanno dimostrato l’importanza dell’appropriatezza vaccinale. Un modello di vaccinazione personalizzata, in base ad età e comorbidità, che ci ha permesso di fornire un’offerta personalizzata per categorie. C’è stata grande collaborazione tra Università e Aziende Sanitarie Provinciali verso questa transizione”.

“In Regione Sicilia usiamo il vaccino su cultura cellulare per le donne gravidanza, gli operatori sanitari e per i soggetti giovani con patologie croniche – ha continuato Costantino – , perché ci permette di eliminare l’impatto di quelle mutazioni che nei vaccini standard, che sono prodotti su uova, portano ad un abbassamento dell’efficacia”. “Nella popolazione over 60 – ha aggiunto – usiamo invece il vaccino adiuvato, che riesce a contrastare il fenomeno dell’immunosenescenza stimolando il sistema immunitario e risultando più efficace nella popolazione anziana rispetto al vaccino standard”.

Dell’esperienza siciliana ha raccontato anche Gabriele Giorgianni, Responsabile dell’Unità Operativa Semplice Attività Vaccinali, ASP Catania. “Fondamentale una stretta collaborazione tra medici specialisti e medicina generale, con la governance del Dipartimento di Prevenzione – ha specificato –. Diventa cruciale lavorare sui Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA) dedicati alle diverse categorie di persone fragili, integrandovi in modo strutturale il percorso vaccinale. Si tratta di un’iniziativa che l’ASP di Catania sta già portando avanti con determinazione, un esempio concreto è l’introduzione di centri vaccinali intra-ospedalieri, nati per facilitare il percorso di immunizzazione dei pazienti più vulnerabili. A Catania è già operativo un primo centro di questo tipo, a cui si affiancano altre strutture ospedaliere dove vengono erogate le vaccinazioni”.

“Questo modello non solo rappresenta un efficace strumento di formazione per tutti i medici specialisti, ma è soprattutto un modo per ‘fare rete’. La creazione di una solida rete professionale è infatti un pilastro fondamentale per promuovere attivamente la vaccinazione e, di conseguenza, prevenire complicanze che possono rivelarsi particolarmente gravi nel paziente fragile” ha aggiunto Giorgianni.

Il nodo della vaccinazione degli operatori sanitari ancora a rilento

La Sicilia vanta anche una media superiore a quella nazionale, che resta invece ancora bassa, di operatori sanitari vaccinati contro l’influenza. Oltre ad essere un dovere etico per la protezione dei pazienti e una sicurezza per la propria stessa salute, la vaccinazione “permette all’operatore sanitario di non assentarsi dal lavoro, creando necessità di riorganizzazioni improvvise dei turni” spiega ancora Costantino. “Noi mettiamo in atto strategie da anni – ha aggiunto – che vanno dalla corretta informazione del personale fino ad una vaccinazione veramente estensiva, in cui siamo aperti cinque giorni a settimana con ambulatorio vaccinale. Andiamo anche a vaccinare direttamente nei reparti non solo il personale sanitario ma anche i pazienti ”. “Serve un cambio culturale”, ha concluso il professor Costantino.

L’influenza stagionale continua a rappresentare un rilevante problema di sanità pubblica in Italia, con un significativo impatto sanitario, sociale ed economico. Per affrontare questa sfida è necessario un approccio integrato che combini appropriatezza vaccinale, innovazione tecnologica nei vaccini disponibili e strategie organizzative più efficaci.

“L’investimento in prevenzione è il miglior investimento possibile – ha concluso il professor Bonanni, salutando la settima edizione del Flu Day – quindi abbiamo bisogno di formare i professionisti e la popolazione in modo che le vaccinazioni siano considerate il miglior modo per utilizzare le già scarse risorse in campo sanitario. La prevenzione è sempre vincente ed è il modo migliore per garantire la salute della popolazione”.

Gloria Frezza

20 Marzo 2026

© Riproduzione riservata

Tumori. In Ue -50% studi clinici in 10 anni
Tumori. In Ue -50% studi clinici in 10 anni

Recuperare il calo del numero di trial clinici contro il cancro registrato in Europa, ma anche negli Usa, ed includere sempre più spesso il miglioramento della qualità di vita dei...

Ricerca farmacologica. La FDA accelera lo stop alla sperimentazione animale e lancia una bozza di linee guida sulle NAMs
Ricerca farmacologica. La FDA accelera lo stop alla sperimentazione animale e lancia una bozza di linee guida sulle NAMs

La Food and Drug Administration accelera il superamento della sperimentazione animale nello sviluppo dei farmaci. Con una  bozza di linea guida pubblicata oggi, l’Agenzia definisce i criteri per validare le metodologie...

Joint Action in Europa per promozione della salute e ambienti senza fumo e aerosol
Joint Action in Europa per promozione della salute e ambienti senza fumo e aerosol

Promuovere la salute e la prevenzione delle malattie in Europa riducendo il consumo e l'esposizione a fumo e aerosol e i danni alcol-correlati. È questo l’obiettivo della Joint Action on...

Colite Ulcerosa: malattia invisibile, vite reali e la sfida dell’assistenza personalizzata con la campagna “IO ESCO”
Colite Ulcerosa: malattia invisibile, vite reali e la sfida dell’assistenza personalizzata con la campagna “IO ESCO”

Aveva solo undici anni quando è arrivata la diagnosi e, con essa, una frattura improvvisa nella quotidianità. Per Giuseppe Santoro è iniziato così un percorso fatto di visite, controlli continui...