La Dirigenza delle Professioni Sanitarie: oltre il vicolo cieco di vent’anni di penalizzazioni, un investimento necessario per la salute pubblica

La Dirigenza delle Professioni Sanitarie: oltre il vicolo cieco di vent’anni di penalizzazioni, un investimento necessario per la salute pubblica

La Dirigenza delle Professioni Sanitarie: oltre il vicolo cieco di vent’anni di penalizzazioni, un investimento necessario per la salute pubblica

Gentile Direttore, il dibattito recentemente riacceso sulle pagine di questo giornale riguardo alla "riforma mai completata" delle professioni sanitarie impone oggi un salto di qualità analitico...

Gentile Direttore,
il dibattito recentemente riacceso sulle pagine di questo giornale riguardo alla “riforma mai completata” delle professioni sanitarie impone oggi un salto di qualità analitico. Non è più possibile discutere di nuovi modelli organizzativi — come quelli tracciati dal DM 77/2022 — senza affrontare con onestà intellettuale la realtà di un sistema profondamente contraddittorio. Un sistema che, se da un lato esige dalla Dirigenza delle Professioni Sanitarie elevate responsabilità strategiche per la tenuta del SSN, dall’altro continua a mortificare questi professionisti attraverso tre nodi critici irrisolti: una cronica penalizzazione contrattuale che dura da oltre vent’anni, una vulnerabilità politica figlia di logiche di spoil system applicate impropriamente a ruoli tecnici, e un gap di legittimazione che ostacola il necessario cambiamento dello skill-mix assistenziale. Solo affrontando congiuntamente questi pilastri — contrattualizzazione, stabilità gestionale e parità di dignità nelle scelte strategiche — potremo trasformare la riforma da “incompiuta” a motore di reale sostenibilità per la salute pubblica

La ferita contrattuale: una cittadinanza di “serie B”. Come evidenziato con precisione dagli interventi su QS di Marcello Bozzi, Segretario nazionale Andprosan, la Dirigenza delle Professioni Sanitarie vive da oltre vent’anni in una condizione di inaccettabile svantaggio economico e normativo. Anche la recente pre-intesa sull’ipotesi di CCNL per l’Area Sanità (triennio 2022-2024), ricalcando il solco tracciato dai contratti precedenti, continua purtroppo a negare il riconoscimento di diritti fondamentali. Essere l’unica dirigenza dell’area sanitaria a cui viene ancora negata l’indennità di esclusività e il corretto aggiornamento della specificità non rappresenta solo un’anomalia burocratica, ma un chiaro segnale di declassamento. Questa non è una sterile rivendicazione corporativa, ma una questione di giustizia sostanziale: non si può invocare una dirigenza “di valore” e poi relegarla, nei fatti, a un limbo contrattuale di “serie B”. Continuare a ignorare i corretti inquadramenti significa misconoscere il ruolo di chi, quotidianamente, ha la responsabilità gestionale della stragrande maggioranza dei professionisti della nostra sanità pubblica, governando oltre l’80% delle risorse umane del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Il prossimo 28 gennaio si apriranno all’ARAN le trattative relative al CCNQ 2025-2027: il rischio concreto è che si assista alla messa in scena dello stesso copione dei precedenti contratti. Confidiamo, tuttavia, che qualcosa finalmente si muova per rompere questo immobilismo.

Stabilità e competenza: perché la Dirigenza Sanitaria non può essere soggetta alla politica. La debolezza contrattuale della Dirigenza delle Professioni Sanitarie va di pari passo con la sua vulnerabilità politica. Bisogna scardinare quel meccanismo di spoil system che troppo spesso interferisce con le nomine dei dirigenti, sovrapponendosi alle normali prassi concorsuali. Scegliere chi deve guidare i processi assistenziali sulla base del consenso politico, anziché sulla base del merito e della competenza tecnico-gestionale, è un errore che mina la stabilità delle cure. Queste figure ricoprono ruoli chiave e dovrebbero essere valutate solo per le loro capacità manageriali e per i traguardi raggiunti. Svincolare la dirigenza dai cicli della politica e dai cambi di management apicale non è solo una questione di merito, ma una necessità per garantire servizi efficienti e modelli organizzativi davvero innovativi.

Pari dignità per una governance plurale. In questo scenario, è fondamentale ribadire che la richiesta di riconoscimento della Dirigenza delle Professioni Sanitarie non deve essere letta attraverso la lente deformante della contrapposizione tra categorie. Infatti, il pieno riconoscimento di questo ruolo non sottrae nulla alla Dirigenza Medica; al contrario, ne potenzia l’azione strategica. Aspirare alla pari dignità e al rispetto del ruolo significa promuovere una governance plurale, capace di abitare le interfacce di un sistema sempre più complesso, riducendone l’entropia e trasformando le competenze distribuite in concreti risultati di salute. Una leadership assistenziale autonoma, autorevole e pienamente legittimata rappresenta l’altro pilastro necessario per sostenere l’edificio del SSN: senza di essa, la governance resta pericolosamente monocorde e il sistema rischia di diventare solo più rumoroso, frammentato e, in ultima analisi, inefficiente. Solo attraverso questa sinergia multidisciplinare si potrà guidare il cambiamento organizzativo necessario alla sopravvivenza della nostra sanità pubblica.

Il DM 77 e la sfida del territorio: la Dirigenza come regista del cambiamento. Il futuro della nostra sanità, come delineato dal DM 77, sposta inevitabilmente il baricentro delle cure dall’ospedale al territorio. Tuttavia, questa transizione rischia di rimanere un guscio vuoto senza una guida assistenziale autorevole. La Direzione Assistenziale (D.A.P.S.) è il motore di nuovi setting come le Case di Comunità, gli Ospedali di Comunità e le Centrali Operative Territoriali (COT). In questi contesti, la complessità richiede di gestire la proattività della sanità d’iniziativa e coordinare l’Infermiere di Famiglia e Comunità. Senza una dirigenza specifica, capace di presidiare queste interfacce, il rischio è di generare frammentazione anziché prossimità. La vera sostenibilità si gioca sulla capacità di far evolvere lo skill-mix professionale: l’integrazione di figure come, ad esempio, l’Assistente Infermiere richiede una leadership capace di ridisegnare i carichi di lavoro, affinché l’infermiere possa dedicarsi ad attività ad alta complessità clinica.

Oltre il gap formativo: verso una nuova classe dirigente. Spesso si è tacciata la Dirigenza delle Professioni Sanitarie di una presunta carenza di competenze manageriali. I fatti dicono il contrario: il deficit oggi non è formativo, ma di legittimazione. Per governare le Aziende del futuro servono dirigenti formati alla negoziazione strategica, all’analisi dei dati e alla gestione delle risorse. Questo percorso deve partire dalle Lauree Magistrali e approdare a Scuole di Specialità interprofessionali. Solo una classe dirigente così formata può garantire che l’innovazione tecnologica, dalla telemedicina all’intelligenza artificiale, diventi uno strumento di efficienza e non un ulteriore carico burocratico.

La D.A.P.S. come perno della sostenibilità e della gestione strategica del capitale umano. L’analisi del 21° Rapporto CREA Sanità delinea un quadro di “insostenibile staticità”, superabile solo attraverso un profondo cambio di paradigma organizzativo che veda nella Direzione Assistenziale e delle Professioni Sanitarie (D.A.P.S.) il suo perno strategico. Una D.A.P.S. autorevole, pienamente integrata nella Direzione Strategica e dotata di reale autonomia gestionale e finanziaria, rappresenta infatti l’unica interfaccia capace di tradurre le riforme — a partire dal DM 77/2022 — in realtà operativa, governando la complessità quotidiana per garantire equità di accesso e qualità delle cure. In questo scenario, la Dirigenza assume un ruolo decisivo nel fronteggiare la crisi di attrattività e l’emorragia di personale dovuta ai flussi di quiescenza.

Non è più tempo di “amministrare” passivamente le risorse umane: è necessario implementare strategie evolute di Attraction e Retention, affiancate da politiche di age-diversity management che favoriscano il dialogo generazionale e prevengano le dimissioni inattese. Per rispondere concretamente alla carenza di professionisti, la D.A.P.S. deve farsi promotrice di una flessibilità organizzativa basata sullo staff-skill mix change. Questa redistribuzione intelligente di compiti e responsabilità mira a valorizzare l’intero spettro delle competenze assistenziali, potenziandone l’efficacia attraverso l’integrazione di tecnologie avanzate e Intelligenza Artificiale, strumenti ormai indispensabili per rendere le decisioni cliniche più rapide e accurate. Infine, l’importanza della D.A.P.S. si misura sul piano della sostenibilità culturale del SSN: agendo come motore di una leadership “umana” e “compassionevole”, essa riporta al centro il valore intrinseco della persona e del professionista. In un sistema fragile, promuovere il benessere lavorativo e la valorizzazione del merito non è solo una scelta etica, ma l’unica leva strategica per contrastare l’abbandono e garantire la tenuta dei servizi nel lungo periodo.

La Dirigenza delle Professioni Sanitarie come investimento sulla salute pubblica. In conclusione, appare evidente che il completamento della riforma della Dirigenza delle Professioni Sanitarie non sia più differibile. Dopo un ventennio di promesse mancate, non è più tempo di “leggi manifesto” o di rinvii burocratici: il Servizio Sanitario Nazionale non può più permetterselo. Serve un atto di coraggio politico e contrattuale che riconosca, a partire dalle imminenti trattative per il CCNQ 2025-2027, il giusto valore economico e la piena dignità normativa a questa componente fondamentale del sistema. Affrancare queste figure dalle logiche dello spoil system — troppo spesso piegate a interessi di parte — per ancorarle esclusivamente al merito tecnico-gestionale, non è una “concessione” corporativa. Al contrario, garantire loro pari dignità in una governance plurale e legittimarne il ruolo di “registi” del cambiamento territoriale tracciato dal DM 77, rappresenta un investimento strategico e imprescindibile per la tenuta stessa del Servizio Sanitario Nazionale. Come indicato dal Rapporto CREA, la “staticità” è il vero nemico della sostenibilità.

Investire con convinzione in questa Dirigenza significa dotare il sistema degli “anticorpi organizzativi” necessari per governare la complessità, ottimizzare lo skill-mix e trasformare l’innovazione in salute. Il cambiamento non deve essere subito passivamente: va guidato con competenza, autonomia e una visione finalmente multidisciplinare. Solo attraverso la valorizzazione di ogni competenza, per la sua indispensabile utilità sociale e aziendale, potremo garantire ai cittadini un servizio sanitario moderno, equo e all’altezza delle sfide future.

Barbara Porcelli
Dirigente Professioni Sanitarie e Componente Andprosan Direttivo Nazionale COSMED

Barbara Porcelli

30 Gennaio 2026

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