La guerra in Medio Oriente ferma un terzo della produzione mondiale di elio. Ecco come le risonanze magnetiche rischiano di spegnersi

La guerra in Medio Oriente ferma un terzo della produzione mondiale di elio. Ecco come le risonanze magnetiche rischiano di spegnersi

La guerra in Medio Oriente ferma un terzo della produzione mondiale di elio. Ecco come le risonanze magnetiche rischiano di spegnersi

Un terzo della produzione mondiale di elio è stato interrotto tra il blocco di Hormuz e i danni agli impianti del Qatar. Per ora gli ospedali italiani reggono, ma nel medio periodo il rischio è reale: dalla carenza di componenti elettronici alle liste d'attesa, passando per macchine che potrebbero non essere riparate.

La guerra in Iran sta colpendo la sanità mondiale attraverso canali che il dibattito pubblico fatica ancora a mettere a fuoco, concentrato com’è sui prezzi della benzina e sul petrolio. Nei giorni scorsi abbiamo parlato del rischio di una carenza di farmaci, anche salvavita. Ma non è l’unico pericolo all’orizzonte.

Il conflitto in corso sta producendo una crisi colpevolmente sottovalutata che può arrivare a toccare direttamente ospedali, laboratori di fisica, fabbriche di semiconduttori e, attraverso questi, quasi ogni settore dell’economia avanzata.

Un terzo della produzione mondiale si è fermato
Il blocco dello Stretto di Hormuz e gli attacchi agli impianti del Qatar hanno interrotto circa un terzo della produzione globale di elio. Che cosa ci dicono i numeri: nel 2025 il Qatar produceva circa 63 milioni di metri cubi di elio, pari a un terzo dei 190 milioni di metri cubi estratti complessivamente nel mondo, secondo i dati dello US Geological Survey.

Tutto questo elio partiva dal Qatar, attraverso Hormuz, poiché non esiste un’alternativa logistica: gli impianti di produzione sono affacciati sul Golfo Persico e lo stretto rappresenta l’unico sbocco.

Il 2 marzo scorso QatarEnergy – il più grande produttore mondiale di GNL, i cui impianti generano anche elio liquido come sottoprodotto – ha annunciato lo stop alla produzione di gas naturale liquefatto dopo gli attacchi alle strutture di Ras Laffan e Mesaieed. Tre incendi, il 17% della capacità di esportazione distrutta, danni stimati in 20 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni. Le riparazioni richiederanno da tre a cinque anni.

Come conseguenza diretta, QatarEnergy ha annunciato un taglio del 14% nelle esportazioni di elio liquido.

L’elio non è sostituibile artificialmente. Nessun altro elemento può essere raffreddato alle temperature dell’elio liquido – vicino allo zero assoluto, -269°C – e questa caratteristica lo rende indispensabile in due ambiti critici: il funzionamento delle risonanze magnetiche e la produzione di semiconduttori.

Le stime degli analisti indicano che un’interruzione di 30 giorni potrebbe far aumentare i prezzi spot del 10-20%; una crisi tra i 60 e i 90 giorni potrebbe spingerli fino al 50%, soprattutto per chi non dispone di contratti a lungo termine.

La situazione italiana: resilienza nel breve, fragilità nel lungo periodo
Per comprendere le implicazioni per il sistema sanitario italiano abbiamo interpellato Nicoletta Gandolfo, presidente della Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica (Sirm).

“La situazione è sicuramente seria, ma va letta con equilibrio: senza allarmismi, ma anche senza sottovalutazioni – spiega -. Il blocco dello Stretto di Hormuz, insieme ai danni agli impianti del Qatar, ha determinato un’interruzione significativa dell’offerta globale di elio, pari a circa un terzo della produzione mondiale”.

“Si tratta di una risorsa strategica non solo per la risonanza magnetica, ma anche per l’intera filiera dei semiconduttori, quindi per microchip, elettronica e, di conseguenza, per molti settori dell’economia globale”.

Per quanto riguarda l’Italia, “oggi la situazione è sotto controllo, anche se con margini limitati”. Il Paese non dispone di produzione interna e dipende interamente dalle forniture internazionali. Tuttavia, “il sistema sanitario presenta alcune caratteristiche che lo rendono più resiliente rispetto ad altri comparti industriali”.

“Non operiamo secondo una logica ‘just in time’: lungo tutta la filiera, dai fornitori fino alle strutture ospedaliere, esistono scorte operative che garantiscono una certa continuità”.

A questo si aggiungono elementi tecnologici rilevanti: “Le apparecchiature più recenti sono dotate di sistemi di recupero e ricondensazione sempre più efficienti, mentre le risonanze utilizzano elio liquido in circuiti chiusi, con reintegri limitati”.

Nel breve periodo, quindi, “non si prevedono blocchi né rallentamenti rilevanti dell’attività”. L’impatto, sottolinea Gandolfo, “non sarà immediato, ma progressivo e sistemico”.

Il rischio diretto e quello indiretto
Il rischio immediato riguarda soprattutto situazioni specifiche. “In caso di guasti o manutenzioni straordinarie, in assenza di elio disponibile alcune macchine potrebbero non essere ripristinate rapidamente”, spiega.

Ma il nodo principale è un altro. “Il vero problema riguarda l’impatto indiretto – avverte la presidente della Sirm -. L’elio è indispensabile nella produzione dei semiconduttori e non è facilmente sostituibile nel breve termine”.

Se la crisi dovesse protrarsi, “potremmo assistere a ritardi nella produzione e nella consegna di tecnologie avanzate, oltre che a un aumento dei costi”.

Le conseguenze per la sanità sarebbero ampie: “Dalle apparecchiature radiologiche ai sistemi robotici e ibridi, fino alla disponibilità di ricambi e aggiornamenti”. La difficoltà nel reperire componenti “potrebbe tradursi in tempi più lunghi di fermo macchina e in una maggiore pressione sulle tecnologie già in uso”.

Nel lungo periodo, questo scenario “potrebbe incidere anche sull’organizzazione dei servizi, con un possibile allungamento delle liste d’attesa e la necessità di razionalizzare l’uso delle tecnologie più avanzate”.

Non tutte le prestazioni sono sostituibili. “Non è possibile compensare completamente con ecografia o radiologia tradizionale – ricorda Gandolfo -. Il rischio principale non è un’interruzione improvvisa, ma una progressiva difficoltà nel mantenere gli attuali livelli tecnologici e operativi”.

Il messaggio: il rischio strutturale esiste
Sì, oggi il messaggio è rassicurante – conclude la presidente Sirm -. Le scorte sono presenti e il sistema è organizzato per gestire eventuali criticità nel breve termine”.

Tuttavia, “resta un elemento strutturale di fragilità: l’elio è prodotto in poche aree del mondo e il Qatar rappresenta uno dei principali fornitori per l’Europa”.

Dal punto di vista tecnico, “l’elio è fondamentale perché consente la superconduttività dei magneti, mantenendo un campo magnetico stabile e molto intenso, indispensabile per immagini diagnostiche di alta qualità”.

Le tecnologie stanno evolvendo, ma “i sistemi completamente privi di elio non sono ancora una realtà diffusa”.

L’assenza di una strategia europea
Il quadro globale mette in evidenza una lacuna strutturale: l’Europa non dispone di una riserva strategica di elio. A differenza del petrolio, mai è stato trattato come una risorsa critica da gestire con strumenti coordinati.

Eppure, questa è la quinta crisi di approvvigionamento dal 2006.

Alcune aziende, come Air Liquide, stanno riorganizzando le proprie catene di approvvigionamento e possono contare su capacità di stoccaggio in Europa. Ma si tratta di singole iniziative, non di una strategia politica energetica o industriale.

La guerra in Iran, nel giro di poche settimane, ha trasformato una questione tecnica in una vulnerabilità sistemica. Dopo i farmaci, ora l’elio. E con il conflitto ancora aperto e Hormuz bloccato, è probabile che la sanità, se non corre presto ai ripari, rischi di vedere solo gli effetti di una crisi globale.

Giovanni Rodriquez

30 Marzo 2026

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