Lazio. La Regione Lazio riorganizza i ricoveri, ma l’Intersindacale medica boccia la Determina

Lazio. La Regione Lazio riorganizza i ricoveri, ma l’Intersindacale medica boccia la Determina

Lazio. La Regione Lazio riorganizza i ricoveri, ma l’Intersindacale medica boccia la Determina

Obiettivo: contrastare il sovraffollamento nei Pronto Soccorso. Tra le misure: presa in carico dal triage entro 30 minuti, ricovero entro 12 ore, divieto di blocco delle ambulanze, rafforzamento del TOH e delle UCAF. I sindacati: “Obiettivo condiviso, ma prima viene la sicurezza delle cure”. LA DETERMINA

La Regione Lazio prova a dare una risposta al sovraffollamento nei PS rivedendo la gestione dei flussi di ricovero. Le nuove misure sono contenute nella Determinazione n. G10717 del 30 luglio 2026 che punta ad essere lo strumento operativo, si legge nel provvedimento, per “migliorare i percorsi di ricovero e di dimissione, a garantire un’adeguata capacità di accoglienza dei pazienti provenienti dal Pronto Soccorso e ad assicurare tempi di attesa coerenti con il livello di priorità clinica per i ricoveri programmati”.

Un atto che parte dai dati: nel 2025 i Pronto Soccorso della Regione Lazio hanno registrato 1.819.429 accessi, confermandosi uno dei principali punti di contatto tra i cittadini e il Servizio Sanitario Regionale. Con riferimento alle modalità di accesso, 1.359.661 pazienti (74,7%) sono giunti autonomamente, 366.233 (20,1%) tramite ambulanza del sistema 118 e 1.503 (0,1%) mediante elisoccorso. Per quanto riguarda gli esiti, 1.100.772 accessi (60,5%) si sono conclusi con dimissione a domicilio, 259.721 (14,3%) hanno determinato un ricovero ospedaliero e 61.281 (3,4%) un trasferimento presso altra struttura. Di questi, i trasferimenti riferiti a pazienti adulti sono stati 57.063 e tra questi ultimi, 34.258 pazienti sono stati trasferiti, dopo stabilizzazione clinica, in strutture della rete ospedaliera prive di Pronto Soccorso per il successivo ricovero. “Tale dato risulta in crescita rispetto agli anni precedenti e testimonia il contributo sempre più rilevante delle strutture ospedaliere senza PS al funzionamento della rete regionale dell’emergenza-urgenza. L’analisi dei codici di triage evidenzia una netta prevalenza di accessi a bassa e media priorità assistenziale”, sottolinea il documento.

La Determinazione dedica un lungo paragrafo all’analisi dei dati, concludendo che il quadro delineato dai dati del 2025 descrive “una Regione caratterizzata da un rilevante carico di cronicità e fragilità, con una domanda assistenziale che si manifesta frequentemente attraverso il ricorso ai servizi di emergenza-urgenza e che richiede, in una quota significativa di casi, il successivo ricovero ospedaliero. L’elevato numero di accessi ai Pronto Soccorso, la consistente quota di ricoveri derivanti dall’emergenza, la crescente presenza di pazienti anziani e pluripatologici e la pressione sulla disponibilità dei posti letto configurano un contesto epidemiologico ad alta complessità assistenziale. In tale scenario assumono un ruolo sempre più centrale il rafforzamento dell’integrazione tra ospedale e territorio, la presa in carico della cronicità e lo sviluppo di percorsi assistenziali dedicati alla gestione della fragilità e della non autosufficienza”.

In questo quadro, la Regione prevede misure mirate: presa in carico del paziente entro 30 minuti dal triage e, in caso di ricovero, organizzazione del percorso per evitare soste prolungate in Pronto soccorso. La permanenza media dalla visita alla dimissione o decisione di ricovero viene fissata fino a 480 minuti, fino a 720 minuti per Terapia intensiva e Psichiatria e, per il ricovero, fino a 1.000 minuti. I pazienti in attesa di ricovero devono essere inseriti nella lista di destinazione, e, qualora la permanenza in Pronto Soccorso superi le 12 h dall’accesso, devono essere presi in carico da parte del personale delle UU.OO. di ricovero, con la finalità di rendere operativo il tempo di boarding e avviare le azioni proprie del percorso di ricovero.

Il Piano interviene anche sul cosiddetto “blocco mezzo”, cioè la permanenza delle ambulanze in ospedale per indisponibilità di barelle o ritardi nella presa in carico. La Direzione Sanitaria delle Strutture Ospedaliere deve garantire la piena funzionalità dei processi di accesso e presa in carico, evitando il ricorso al fenomeno del “blocco mezzo” in assenza di iperafflusso complessivo o di superamento delle soglie adottate. La gestione operativa delle barelle in Pronto Soccorso deve prevedere l’individuazione di una figura professionale dedicata, incaricata anche della gestione del “blocco ambulanza”, con il compito di verificare sul campo la dotazione attiva di barelle, regolare l’utilizzo delle barelle e degli altri dispositivi mobili in Pronto Soccorso e attingere, se necessario, alla dotazione ospedaliera.

La regia operativa del flusso è affidata al TOH, che monitora la realizzazione degli indirizzi predisposti nel Piano e supporta la rete professionale per garantire i collegamenti, il setting e la tempistica adeguata. Il TOH ha il compito di rilevare attraverso gli eventuali scostamenti dagli standard programmati e facilitare il recupero di efficienza organizzativa mediante le azioni previste dal Piano.

Accanto al TOH viene rafforzata l’Unità di Crisi Aziendale dei Flussi (UCAF), distinguendo con chiarezza la gestione operativa dall’indirizzo strategico. Coordinata dalla Direzione aziendale, l’UCAF monitora il Piano aziendale, predispone le risposte alle criticità, produce report e promuove attività di audit e miglioramento. Nelle ASL assicura inoltre il raccordo tra ospedali, territorio, COT-A, distretti e medicina generale.

Il Piano fissa infine obiettivi concreti per il turnover dei posti letto: le unità operative devono comunicare entro le 15 del giorno precedente le dimissioni previste e organizzare il percorso affinché il posto letto sia disponibile entro le 11 del mattino. Almeno il 60% dei ricoveri dal Pronto soccorso deve avvenire entro le 14, garantendo la capacità di ammissione e dimissione anche nei giorni festivi.

I sindacati bocciano il nuovo Piano ricoveri Lazio: chiesti tavolo permanente e tutele per gli ospedali
“Prima di ogni assetto, prima di ogni delibera, viene la sicurezza delle cure”, dichiaro le Organizzazioni Sindacali della dirigenza medica, sanitaria, veterinaria e PTA del Lazio, che esprimono forte preoccupazione per il nuovo Piano Regionale di gestione dei ricoveri, “varato senza un adeguato confronto con le rappresentanze dei professionisti”, spiegano in una nota.

Pur condividendo l’obiettivo di ridurre il sovraffollamento dei Pronto Soccorso, le OO.SS. denunciano il rischio che strumenti nati per l’emergenza diventino assetto ordinario, con possibili ricadute negative su sicurezza delle cure, continuità assistenziale e attività programmata.

“In un contesto in cui il territorio (Case e Ospedali di Comunità, presa in carico delle cronicità, gestione degli accessi a bassa priorità) è ancora incompleto, si chiede agli ospedali di compensare attraverso continue riallocazioni di personale e posti letto, moltiplicazione dei livelli decisionali e crescente fungibilità delle competenze specialistiche. Tutto questo può produrre ritardi, percorsi meno appropriati, rinvii di interventi e diagnostica, e incertezza sulle responsabilità cliniche”, spiegano AAROI EMAC Lazio, ANAAO Assomed Lazio, FP CGIL Medici e Dirigenti SSN, Federazione CIMO FESMED (ANPO-ASCOTI, CIMO, CIMOP, FESMED), Federazione CISL Medici Lazio FASSID (AIP AC-SIMET-SNR-SINAFO-AUPI) e FVM Federazione Veterinari e Medici UIL FP Medici.
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Per l’intersindacale, “in assenza di ascolto e confronto con gli operatori sanitari e le organizzazioni sindacali, un’organizzazione instabile produce ritardi, percorsi meno appropriati, interruzioni dell’attività programmata e responsabilità cliniche indefinite”.

Le Organizzazioni Sindacali chiedono alla Regione Lazio di:

  • – aprire subito un tavolo regionale permanente con le OO.SS. e le rappresentanze professionali, prima dell’attuazione delle misure più impattanti su turni, competenze e percorsi;
  • – rendere pubblica una ricognizione operativa delle strutture territoriali e del loro reale contributo alla riduzione degli accessi impropri;
  • – definire un piano strutturale per organici e posti letto, distinguendo chiaramente tra misure emergenziali e organizzazione ordinaria;
  • – tutelare competenze specialistiche e attività programmata, evitando una fungibilità indiscriminata del personale e rinvii sistematici delle prestazioni;
  • – monitorare in modo trasparente gli effetti del Piano su attese, esiti, sovraffollamento, carichi di lavoro ed eventi avversi.

“Ridurre il sovraffollamento dei Pronto Soccorso è un obiettivo condiviso e non rinviabile, ma non può avvenire trasformando l’eccezione in regola né scaricando su ospedali e professionisti le carenze di una rete territoriale ancora incompiuta”, chiariscono.

10 Settembre 2026

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