Gentile Direttore,
le cure primarie territoriali sono immerse in un ambiente informazionale sempre più complesso: cartelle cliniche elettroniche, linee guida, algoritmi diagnostici, intelligenza artificiale, telemedicina, flussi continui di dati epidemiologici, norme organizzative poco comprensibili, “malicious compliance”…
Secondo la Filosofia dell’informazione (L. Floridi 2024) i dati, (es.: i valori glicemici), possono rimanere tali oppure possono diventare carichi di significato se contestualizzati. In questo caso trasmettono conoscenza cioè informazione reale che permette, a sua volta, una coerente visione clinica olistica, bio-psico-sociale e complessa.
Il medico di base svolge quindi, per i suoi assistiti, il ruolo di mediatore di senso e di garante della qualità delle notizie. Immagina diagnosi, terapie, prevenzione, prognosi … aggiunge anche fattori relazionali, sociali e valoriali… produce così fenomeni emergenti tali da essere ancor più significativi di quelli tecnologici/scientifici. Strutture statisticamente semplici come le linee guida, gli algoritmi o le procedure non potranno mai sostituire il medico intrinsecamente coinvolto in una relazione fiduciaria complessa. I fenomeni “rettilinei” forniranno solo elementi facilmente calcolabili da sistemi informatici standardizzati ma, per essere interpretati, richiederanno sempre l’intervento del logos del professionista.
Può capitare che alcuni passaggi interni all’infosfera possano venire danneggiati così da trascinare nel guasto sia la componente etica dell’informazione che le persone coinvolte nel processo informativo.
La medicina generale è un luogo privilegiato per osservare i danni in quanto, in questo terreno, le problematiche si fronteggiano, direttamente, con le relazioni di cura che richiedono non solo atti clinici ma solidi rapporti di fiducia informata. Chi dirigere i flussi informativi dovrebbe essere consapevole che agisce su un territorio dove convivono assistiti, professionisti, volontari dedicati, istituzioni ed esiti, a volte molto pesanti, di pregressi processi decisionali. Ogni eventuale ulteriore semplificazione indebita (a fronte di una palese complessità) produce disastri. In effetti una delle funzioni che il mmg può svolgere, per la propria comunità e quello del “riparatore di fiducia” dai danni prodotti a livello gerarchico. E’ la prossimità autentica e la testimonianza quotidiana che possono rinsaldare credibilità e speranza. I modelli decisi a livello centrale e governamentale ( CdC o fantasiosi modelli esotici perorati ex-cathedra) non garantiranno nessuna vicinanza. Probabilmente sarà lo spirito neo-deontologico e neo-professionale delle nuove generazioni di professionisti delle cure primarie che potranno incarnare una specie di etica di frontiera in grado di separare l’oggi dal passato.
A titolo meramente ipotetico Immaginiamo che un’Alta Dirigenza Aziendale scelga una modalità informativa irrituale per legittimare scelte di carattere organizzativo assistenziale di interesse per pochi professionisti ( es.: forme di telemedicina collegate a ambiti specialistici). Oppure voglia ad ogni costo annunciare un AIL “quadro” ( cioè che prepara il terreno… ma che non produce effetti) in assenza del documento sovraordinato nella cascata normativa gerarchica (es.: bozze AIR per altro prossimo alla formalizzazione). Si crea così un “vintage d’avanguardia”, ossimoro abborracciato, che disorienta gli operatori e non riconosce la pluralità dei contributi professionali spesi sui temi in questione.
Quando una comunicazione pubblica frettolosa risulta escludente, causa asimmetrie relazionali, indebolisce i rapporti fiduciari e riduce il consenso. In particolare, comunicare insieme a qualcuno significa, implicitamente, comunicare contro o senza altri (delegittimazione silenziosa). La vera leadership non si misura nella vicinanza selettiva ma nella capacità di abitare responsabilmente l’infosfera riconoscendo la pluralità degli attori e la dignità informativa di ciascuno.
Nell’assistenza sanitaria di base la delegittimazione silenziosa non è mai un atto innocuo perché altera la realtà. La ricerca compiacente di un sostegno ristretto alla fine non fa bene a nessuno. Quando il rapporto di fiducia viene compromesso difficilmente può essere ripristinato attraverso un comunicato. Se, inizialmente, il burnout del personale poteva interessare solo qualche individuo, una prolungata mancanza di attenzione può trasformarlo, inesorabilmente, in un fenomeno sistemico.
Da un punto di vista epistemologico una JPG/JPEG (es.: un’immagine digitale di una lesione cutanea) prodotta dall’IA potrebbe anche comprimere la “verità” contenuta nell’immagine originale per risparmio di spazio (pixel). Ci si troverebbe quindi non una riproduzione fedele ma nel paradosso della verosimiglianza e della coerenza statistica: tecnologia certamente potente, utilissima e plausibile ma non necessariamente vera (Padre P. Benanti 2025).
Così la conservazione delle piccole comunità, (es.: mai superiori a 30.000 abitanti per organizzazioni hub/UCCP, come da Decreto Balduzzi mai abrogato e con un capitale di professionisti dell’AFT funzionale di circa 20 mmg), in condizioni di stress, come quelle attuali che si osservano nei vari Sistemi Sanitari Regionali, è strettamente legata ad una informazione trasparente, non distorta o patologica ma piuttosto premurosa che permetta di poter intercettare precocemente segnali di mutazioni sociali (cliniche ed organizzative), da interpretare nella loro complessità.
Un sistema che pretende di essere iper-manageriale e mega-aziendalistico ma che comunica male è più fragile di un servizio più piccolo, seppur complesso, che comunica bene cioè secondo l’etica dell’informazione.
Di norma il costo della fragilità del sistema (causata da processi decisionali verticistici) ricade sui nodi periferici del Servizio Sanitario Nazionale che ancora “respirano” (comunità e medicina di base). Recentissimi studi di biologia (Cavallo & d’Ettore 2025; Hu 2025) affermano che la conoscenza, anche istintiva, salva le comunità nei momenti di crisi. La medicina generale lo sa da sempre. Il degrado normativo attuale rigido, verticistico, lineare prodotto da chi da sempre governa i tanti sistemi sanitari (Conferenza Stato-Regioni, Regioni, Assessorati, Aziende…), sembra non averlo mai capito.
L’autonomia della medicina di base, convenzionata con un Servizio Sanitario Nazionale unico ed unitario, è un prerequisito irrinunciabile per qualsiasi prospettiva di riforma sanitaria.
Bruno Agnetti
Centro Studi Programmazione Sanitaria (CSPS) di Comunità Solidale Parma ODV