Legge delega sul Ssn: un provvedimento privo di visione territoriale

Legge delega sul Ssn: un provvedimento privo di visione territoriale

Legge delega sul Ssn: un provvedimento privo di visione territoriale

Gentile Direttore, il tanto auspicato provvedimento di riorganizzazioni e di allineamento del Ssn alle nuove esigenze è arrivato ma non annuncia “niente o poco di buono”, sia per questione di metodo che di merito

Gentile Direttore, il tanto auspicato provvedimento di riorganizzazioni e di allineamento del SSN alle nuove esigenze è arrivato ma non annuncia “niente o poco di buono”, sia per questione di metodo che di merito.

Potremmo dire che in buona sostanza è un provvedimento inutile, uno stratagemma per mascherare una mancanza di progettualità di cui non si ravvede la necessità. E in effetti, non prevedendo nulla di concreto sulle cure primarie e sul ruolo dei Medici di medicina generale, e trattando solo di assistenza ospedaliera, sarebbe stato sufficiente aggiornare il DM 70 sugli standard ospedalieri senza incorrere nelle lungaggini di una legge delega.

Ovviamente per brevità di esposizione ci focalizzeremo prevalentemente sugli aspetti critici. Innanzitutto, il metodo, un provvedimento che si ancora a futuri e non definiti decreti circa le diverse misure è sbagliato poiché la prassi politica ci ha mostrato per molti altri provvedimenti che la tempistica dilatata di una riorganizzazione, si veda la 328 del 2000 come esempio emblematico, tende a privilegiare le questioni che più interessano il singolo politico o la coalizione di riferimento e meno la collettività.   

Inoltre, in attesa dell’approvazione dei diversi provvedimenti la coalizione politica che ha partorito il tutto può cambiare con un arresto del processo in corso. E questo anche a fronte della genericità delle norme previste nella delega.

Per quanto riguarda il merito appare palese anche dal titolo che l’ obiettivo del provvedimento è innanzitutto un attenzione prioritaria a strutture ospedaliere non solo scarsamente diffuse sul territorio ma che si concentrano in pochissime regioni, regioni che sono quelle che in generale sono più fornite delle diverse tipologie di servizi, vedi ad esempio la Regione Lombardia, ma cosa ancora più chiara si tende a privilegiare le strutture private senza definire chiaramente in che rapporto staranno con il pubblico e con quali regole.

I DRG si sono mostrati essere più che una misura di controllo, misure di incentivazione al consumo e all’ incremento di prestazioni inappropriate specialmente da parte delle strutture private, si veda anche il contributo di Banchieri e c, proprio su questo quotidiano del 16 gennaio 2026. 

La soluzione non è tuttavia quella di finanziare a piè di lista una stretta cerchia di ospedali che inevitabilmente dilaterebbero la spesa senza alcun controllo, come avveniva  ai tempi d’ oro nel Lazio dove alcuni istituti a convenzione obbligatoria vedevano ripianati i loro disavanzi con la scorciatoia del rimborso di presunte “attività non misurabili”.?

Una riclassificazione degli ospedali non serve ipso facto a migliorare il SSN e tantomeno a rilanciare i servizi territoriali se l’obbiettivo è quello di dare carta bianca a istituti di cui già si conoscono le generalità.

Il provvedimento poi sembra non tenere in considerazione il quadro nosologico in cambiamento è tanto meno la transizione demografica circa l’invecchiamento e il carico di cura necessario proprio per la popolazione anziana e dei grandi anziani.

Unico aspetto positivo, da noi più volte sollecitato, è quello della previsione di una generalizzazione del sistema delle reti cliniche ben oltre quelle delle tempo- dipendenti.

Che serva l’incremento e il rilancio dei servizi territoriali e degli interventi di prossimità in filiera con reti di cura ormai è più che acclarato dai dati e dalla letteratura che crediamo il ministro della salute ben conosca e che sarebbe utile che utilizzasse nel ridisegno del SSN. Di questo, tuttavia, non c’ è traccia nel provvedimento che nulla ha il coraggio di dire sul problema principale ovvero sia quello dello stato giuridico del personale dei servizi territoriali  e sulla loro effettiva integrazione nel team assistenziale pluridisciplinare.

Lo stesso discorso vale per la prevenzione, non fatta solo di screening seppur utili, di nuovo la Lombardia docet, ma di interventi concreti e di rimozione dei fattori di rischio (quella che Giulio Maccacaro chiamava vera prevenzione) e di strategie di miglioramento della salute (quella che gli addetti chiamano promozione della salute).

Certo avere strutture di eccellenza, che fanno ricerca, che diventano punti di richiamo e di specializzazione per il personale sia a livello nazionale che mondiale è cosa utile ma servono anche servizi e strutture di territorio in stretta relazione fra di loro?

Certamente è importante che in questo provvedimento si inserisca la questione salute mentale che in termini di servizi e di risorse e il buco nero del nostro SSN, ma ancora una volta non bastano le citazioni per fare una nuova co- progettazione di strutture dotate di personale e di risorse che sappiano interagire fra di loro.?

Certamente in tempo di big data ben venga un’attenzione al sistema informativo, anche qui dove sta la novità? I dati non corrono da soli ma richiedono reti di connessione, non solo tecnologiche ma anche umane. E soprattutto una chiara visione di come, quando e perché utilizzare i dati che stiamo raccogliendo.?

Non facciamo diventare questo provvedimento l’ennesima occasione persa per adeguare il SSN alle nuove esigenze di salute e di malattia ma anche di partecipazione dei cittadini.

Roberto Polillo, Mara Tognetti

R. Polillo, M. Tognetti

19 Gennaio 2026

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