Manovra. De Pascale sfida la Conferenza delle Regioni: “O reagisce e batte un colpo o questa è la sua fine”

Manovra. De Pascale sfida la Conferenza delle Regioni: “O reagisce e batte un colpo o questa è la sua fine”

Manovra. De Pascale sfida la Conferenza delle Regioni: “O reagisce e batte un colpo o questa è la sua fine”

Il preside dell’Emilia-Romagna torna a contestare la manovra e chiama in causa tutte le Regioni: “Se non sanno protestare quando le cose non funzionano, da soluzione diventano parte del problema”, ha detto de Pascale. “Dobbiamo chiederci se tutti siamo disposti a lavorare nell’interesse dei cittadini o del colore politico”.

“L’anno scorso, riconoscemmo al Governo di avere adeguato il finanziamento sanitario coprendo l’inflazione e quindi, se le cose vengono fatte in maniera corretta, siamo sempre stati disponibili a riconoscerlo, ma quest’anno questo non avviene e dobbiamo chiederci se tutti siamo disposti a lavorare nell’interesse dei cittadini o del colore politico. Perché o adesso la Conferenza delle Regioni reagisce e batte un colpo o questa è la sua fine”. Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, è tornato così a contestare la manovra, chiamando in causa tutte le Regioni per perché facciano sentire, compatte, la loro voce.

L’occasione, per de Pascale, è stata la tavola rotonda, intitolata “Investire nella salute – Le sfide del Servizio sanitario nazionale”, voluta e organizzata dal presidente della Regione, e alla quale erano presenti, oltre a Nino Cartabellotta (presidente Fondazione Gimbe), che ha illustrato i contenuti dell’ultimo rapporto della Fondazione, e a Massimo Fabi, assessore alla Sanità dell’Emilia-Romagna, anche gli assessori alla Sanità della Regione Toscana, Monia Monni; del Veneto, Gino Gerosa; e delle Marche, Paolo Calcinaro.

“Quello di oggi è un momento importante, impreziosito dalla presenza di Gimbe e del suo presidente che ha messo in luce l’enorme criticità che l’ultima manovra del Governo non ha risolto, ma probabilmente aggravato – ha sottolineato de Pascale nel suo intervento -. Così come è significativo aver messo allo stesso tavolo gli assessori alla Salute di quattro regioni: modelli diversi, ma che rappresentano le diverse criticità e problematiche che stiamo vivendo. Sull’ultimo provvedimento dell’esecutivo- ha ricordato il presidente della Regione- è in corso una discussione molto importante, bisogna portare avanti una trattativa serrata perché la manovra venga corretta e ci siano le risorse necessarie. Altrimenti, l’alternativa rischia di essere uno scontro fra Regioni del nord e del sud e nessuno se lo può permettere”.

Dunque, ha proseguito de Pascale, “credo ci siano tutte le condizioni per un’alleanza delle Regioni, a prescindere da chi le governa”. “Ormai in ogni rapporto – ha conclude de Pascale – la Corte dei Conti dice che i Lea non sono coperti e su questo l’Emilia-Romagna non sta più zitta: è una scelta incostituzionale”.

Nino Cartabellotta, dopo avere presentato i dati dell’ultimo rapporto Gimbe, ha osservato come “con la proposta di manovra presentata dal Governo, si torna indietro. Lo stesso ministro Schillaci aveva chiesto un finanziamento di 5,5 miliardi, le Regioni di quasi sette, ma pare che ci saranno solo 2,4 miliardi in più, che aggiunti a quello dell’anno scorso fanno 3,4 miliardi. Anche i bonus previsti non possono essere cumulati all’interno del Fondo sanitario nazionale, perché si tratta di sussidi a parte, le cui modalità di utilizzo mi lasciano molto perplesso: se fossero destinati a prestazioni extra Lea potrebbero anche avere un senso- ha spiegato il presidente di Gimbe-, ma se invece sono destinati anche ad acquistare prestazioni che sono erogate dal servizio sanitario nazionale non va bene per nulla. Oggi- ha concluso- la vera sfida è, infatti, far recuperare attrattività al nostro sistema sanitario pubblico”.

Per Monia Monni, assessore alla Sanità della Toscana, ha parlato del bonus agli anziani come della misura “più pericolosa di questa manovra, perché dice con chiarezza che la risposta va trovata fuori dal sistema pubblico”. Per Monni togliere “1,6 miliardi al sistema pubblico per dare la mancia alle persone anziane che sono in difficoltà per inviarle” verso il privato è “il segnale plastico delle martellate che stanno dando sul nostro sistema sanitario nazionale”.

Gino Gerosa, assessore del Veneto, ha puntualizzato come “si impone in maniera importante e cogente rinnovare quella legge 833. Dobbiamo completamente sovvertirla, mantenendo un sistema sanitario universalistico”, che però “si può mantenere se mette la prevenzione al centro come momento fondante”. “Ogni euro investito in prevenzione produce quasi 10-14 euro risparmiati”, ha aggiunto l’assessore veneto, secondo cui non si può inseguire la logica di produrre più prestazioni. “Se io rispondo solamente con prestazioni, oggi ho bisogno di 150 prestazioni, domani ne avrò bisogno di 200. Così non c’è via di uscita”.

Paolo Calcinaro si è soffermato sul Dm 70, che ha ridefinito gli standard per gli ospedali, portando alla chiusura di molte strutture: “Il costo della sanità non è lo stesso ovunque”. In questo scenario, di difficoltà per le aree interne, la riforma della sanità territoriale è stata, per Calcinaro, “una contro rivoluzione che va proprio nel senso giusto” e da cui “dobbiamo prendere il massimo”.

30 Ottobre 2026

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