Massofisioterapisti sentenza TAR Lazio: un forte richiamo alla politica

Massofisioterapisti sentenza TAR Lazio: un forte richiamo alla politica

Massofisioterapisti sentenza TAR Lazio: un forte richiamo alla politica

Gentile Direttore, in merito alla recente sentenza del TAR Lazio che vede ancora una volta coinvolta la figura del massofisioterapista iscritto negli Elenchi speciali ad esaurimento, ritengo doveroso esprimere la valutazione di AIMFO prendendo spunto dalle decisioni a cui è giunto il Collegio giudicante...

Gentile Direttore,
in merito alla recente sentenza del TAR Lazio che vede ancora una volta coinvolta la figura del massofisioterapista iscritto negli Elenchi speciali ad esaurimento, ritengo doveroso esprimere la valutazione di AIMFO prendendo spunto dalle decisioni a cui è giunto il Collegio giudicante.

In conclusione …“Sulla base di quanto sopra, risulta che la figura del massofisioterapista non rientra tra le professioni sanitarie ma deve essere considerato un operatore di interesse sanitario, figura che si connota per la mancanza di autonomia professionale con funzioni accessorie e strumentali, tuttavia, rispetto alle mansioni proprie delle professioni sanitarie riconosciute in via esclusiva dall’ordinamento statale. La conseguenza è che i massofisioterapisti non possono aprire autonomamente un proprio studio professionale ove esercitare attività proprie delle professioni sanitarie senza la supervisione di un professionista sanitario, o ove utilizzare dispositivi medici.”…

Con queste parole i giudici del Tar Lazio hanno chiuso il ricorso presentato da un massofisioterapista al quale l’ASL di Lecce aveva negato il nullaosta all’apertura di uno studio professionale per l’esercizio della professione di massofisioterapista avvalendosi della nota del Ministero della Salute con la quale si stabilisce che: “il massofisioterapista, non essendo un professionista sanitario, bensì un operatore di interesse sanitario, privo quindi di autonomia professionale e con una formazione di rango inferiore, non può esercitare le proprie attività in un proprio studio professionale; il massofisioterapista non può utilizzare in autonomia dispositivi elettromedicali che per destinazione d’uso del fabbricante sono riservati ai professionisti sanitari….”

In definitiva la sentenza non dice nulla di nuovo, non porta alcun contributo sostanziale al già confuso quadro normativo che vede interessati 5000 massofisioterapisti iscritti nell’Elenco speciale ad esaurimento presso la FNO TSRM PSTRP.

Eppure il 4 febbraio, giorno della pubblicazione, un presidente rappresentante nazionale di una categoria di professionisti sanitari, ha pubblicamente esultato inviando nell’etere informatico l’immagine con la scritta “GAME OVER”.

Esultare per una sentenza avversa le cui conseguenze potrebbero ricadere su 5000 professionisti mettendo a rischio attività lavorative, sostegno alle famiglie, investimenti per lo svolgimento dell’attività stessa, ritengo sia un gesto di infima bassezza che poco si addice a chi ricopre ruoli apicali di rappresentanza istituzionale ma soprattutto non può essere proprio della categoria e dei professionisti che rappresenta.

Gesti simili racchiudono in sé una limitata ricchezza intellettuale di conoscenze e l’arroganza di chi lo ha espresso e si reputa depositario del sapere scientifico.
A tutto questo la storia saprà rendere giustizia!

Analizzando i contenuti delle oltre venti pagine con le quali i giudici hanno cercato di costruire un percorso sensato che motivasse la decisione finale, si evince che buona parte delle argomentazioni addotte ruotano attorno alla figura dell’operatore di interesse sanitario alla quale viene ricondotta la professione del massofisioterapista iscritto in ESE; concetto espresso in modo molto esplicito anche nella circolare della Direzione generale delle professioni sanitarie del Ministero della salute.

Il testo della sentenza è uno studio accurato di riferimenti normativi, estratti di sentenze precedentemente emesse che richiamano la figura dell’operatore sanitario. Per certi aspetti tutto appare come una ricerca spasmodica e per certi versi forzata che obbligatoriamente DEVE portare il massofisioterapista ad essere un operatore di interesse sanitario. Peccato (per i giudici e per chi insiste su questa visione) manchi la norma che abbia istituito il massofisioterapista come operatore di interesse sanitario.

La legge 43/2006, madre dell’operatore di interesse sanitario, di fatto lo ha definito, ma ad oggi nessuna regione ne ha chiesto la creazione; quindi parliamo di una figura astratta …che non esiste.
Su questo punto è di estrema importanza la documentazione (inviata anche al Ministero della salute) rilasciata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie (Conferenza Stato Regioni) in cui si afferma che né la Conferenza Stato-Regioni né la Conferenza Unificata abbiano formalmente istituito e definito il profilo del massofisioterapista come operatore di interesse sanitario.

Solo questo atto potrebbe bastare al Ministero della salute per ritrattare la circolare della DGRUPS.

È macroscopicamente evidente che il quadro normativo presenta dei vuoti e in questo contesto appare (quasi) comprensibile la difficoltà dei giudici nella stesura della decisione finale.
Il coraggio di scrivere una sentenza che nettamente richiami chi deve legiferare e trovare la soluzione del problema evidentemente manca.

Al contrario resta inspiegabile la posizione assunta dal Ministero nel sostenere una tesi priva di fondamento giuridico, lontana dal voler trovare una soluzione che rispetti la dignità di questi professionisti la cui unica colpa è quella di essersi ritrovati in mano un titolo che attribuiva loro competenze e professionalità per poi scoprire che le regole del gioco erano cambiate …purtroppo a gioco iniziato.

La posizione assunta dall’Ordine dei fisioterapisti (FNOFI) sceso in campo per la promozione della professione e per la tutela della salute individuale e collettiva è infinitamente lontana da ogni oggettiva realtà. Identificare nei 5000 massofisioterapisti in ESE “il male” da estirpare, da relegare a figura ausiliaria dell’unica professione riabilitativa è utile per abbellire la facciata e far suonare le sirene all’arrivo di chi vuole apparire come il difensore della professione. Resta il silenzio “assordante” verso quelle figure (con numeri che vanno ben oltre i 5000) che popolano il settore, aprono autonomamente studi professionali, eseguono trattamenti riabilitativi manuali e strumentali, riempiono studi gestiti da fisioterapisti come finti collaboratori per poi essere veri esecutori…peccato non abbiano alcun titolo riconducibile ad una professione sanitaria.

Nuovamente rivolgiamo il nostro appello alla politica, quella vera, che vuole prendersi in carico la situazione e trovare la soluzione migliore.

La chiusura del cerchio non può essere lasciata all’interpretazione di un tribunale o di un dirigente che annaspano alla ricerca di una norma che non esiste.

La politica può e deve legiferare per consegnare gli strumenti migliori a chi è chiamato a sentenziare e a dirigere.

Riteniamo che questa sia l’unica via possibile, l’unica strada da percorrere insieme alle istituzioni e ai suoi organi di rappresentanza. Il dialogo e il confronto sono gli strumenti che tutti noi dobbiamo usare per conseguire il risultato voluto. Non possiamo uscire da questa strada e oggi più che mai dobbiamo essere determinati nel volerla percorre insieme come un’unica forza e una voce comune.

Luciano Zeli
A.I.M.F.O. Associazione Italiana Massofisioterapisti, Fisioterapisti e Osteopati

Luciano Zeli

12 Febbraio 2026

© Riproduzione riservata

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