Mattarella: “Il Servizio sanitario nazionale è un patrimonio della Repubblica. Le Regioni hanno il dovere di garantire cure migliori, soprattutto dove si è in ritardo”

Mattarella: “Il Servizio sanitario nazionale è un patrimonio della Repubblica. Le Regioni hanno il dovere di garantire cure migliori, soprattutto dove si è in ritardo”

Mattarella: “Il Servizio sanitario nazionale è un patrimonio della Repubblica. Le Regioni hanno il dovere di garantire cure migliori, soprattutto dove si è in ritardo”

Il Presidente della Repubblica interviene al Festival delle Regioni di Firenze e richiama la necessità di preservare e sviluppare il sistema sanitario universalistico. Il PNRR ha avviato una profonda riorganizzazione dell’assistenza, ma ora la sfida è tradurre gli investimenti in servizi effettivi per i cittadini. “Una responsabilità ineludibile” per tutte le amministrazioni regionali. Il Capo dello Stato ricorda i 15,6 miliardi destinati alla salute e gli obiettivi su Case e Ospedali di comunità, terapie intensive, telemedicina e sanità digitale.

Il Servizio sanitario nazionale è uno dei grandi patrimoni della Repubblica, un sistema universalistico che deve essere preservato e sviluppato per continuare a garantire concretamente il diritto costituzionale alla salute. Ma il suo futuro passa anche dalla capacità delle Regioni di trasformare gli investimenti e le riforme del PNRR in un miglioramento effettivo dell’assistenza sanitaria, soprattutto nei territori che ancora scontano ritardi e carenze nei servizi.

È questo uno dei passaggi centrali dell’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla quinta edizione del Festival delle Regioni e delle Province autonome, in corso a Firenze, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio.

Davanti ai presidenti e agli assessori regionali, il Capo dello Stato ha richiamato il valore della collaborazione istituzionale e la necessità di rafforzare il sistema delle autonomie, individuando proprio nella tutela della salute uno degli ambiti nei quali questa collaborazione assume un significato decisivo.

“La consapevolezza della necessità di fare sistema tra gli enti territoriali è espressione di una cultura istituzionale che valorizza l’articolazione della Repubblica in chiave collaborativa, in coerenza con i principi costituzionali di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza”, ha osservato Mattarella.

Una collaborazione che riguarda, in primo luogo, il Servizio sanitario nazionale, richiamando le parole pronunciate dal presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, che lo ha definito “uno dei grandi patrimoni della Repubblica” e “uno dei sistemi universalistici di maggior valore”.

Una valutazione che, ha sottolineato il Presidente della Repubblica, è condivisa dalla grande maggioranza degli italiani, consapevoli della necessità di preservare e sviluppare uno strumento fondamentale per assicurare il diritto alla salute garantito dalla Costituzione.

Il PNRR e la riforma della sanità: 15,6 miliardi per cambiare il sistema

Mattarella ha quindi dedicato un’ampia parte del suo intervento al Piano nazionale di ripresa e resilienza, sottolineandone il contributo al processo di trasformazione del sistema sanitario.

Il Presidente ha ricordato come l’Italia, con una dotazione complessiva di oltre 194 miliardi di euro, dei quali 166 miliardi già ricevuti, sia stata la principale beneficiaria europea del dispositivo di ripresa e resilienza varato dall’Unione europea per affrontare le conseguenze economiche e sociali della pandemia.

Un Piano che ha subito otto revisioni per adattarsi ai cambiamenti e alle nuove esigenze e che ha destinato il 37% delle risorse a finalità sociali e 15,6 miliardi di euro specificamente alla salute.

Tra gli interventi previsti nell’ambito della decima e ultima rata del PNRR, Mattarella ha ricordato alcuni dei principali obiettivi della Missione Salute:

* L’attivazione di 1.270 Case della comunità e di 327 Ospedali di comunità.

* La creazione di oltre 6.000 nuovi posti letto di terapia intensiva e semintensiva.

* L’acquisto di 3.200 grandi apparecchiature sanitarie.

* L’assistenza di 566 mila persone attraverso la telemedicina.

* L’alimentazione del Fascicolo sanitario elettronico attraverso documenti clinici digitali.

Un insieme di investimenti e interventi organizzativi che, secondo il Capo dello Stato, rappresentano una risposta alle criticità emerse con particolare evidenza durante l’emergenza pandemica.

La lezione della pandemia: superare un modello troppo concentrato sugli ospedali

Il Presidente della Repubblica ha infatti ricordato come la pandemia abbia messo in evidenza i limiti dell’organizzazione sanitaria italiana, tradizionalmente incentrata sui grandi ospedali e sui medici di medicina generale

A pesare, in particolare, è stata l’assenza di una rete sufficientemente sviluppata di strutture sanitarie intermedie, capaci di avvicinare le cure ai cittadini e di garantire un’assistenza articolata secondo criteri di prossimità.

È proprio a questa debolezza strutturale che il PNRR ha cercato di rispondere, attraverso il potenziamento dell’assistenza territoriale, lo sviluppo delle strutture intermedie e l’introduzione di nuovi strumenti tecnologici.

“In virtù del PNRR il nostro sistema sanitario, attraverso l’impegno delle Regioni e delle Province autonome, ha potuto quindi avviare un significativo adeguamento organizzativo nel segno della promozione dell’autonomia e del decentramento, in coerenza con l’articolo 5 della Costituzione”, ha evidenziato Mattarella.

Il richiamo alle Regioni: ora bisogna migliorare davvero i servizi

Ma è soprattutto sul futuro di questa trasformazione che il Presidente della Repubblica ha posto l’accento, rivolgendo un richiamo preciso alle amministrazioni regionali.

“Alle Regioni spetterà adesso un ruolo centrale nel garantire che le innovazioni introdotte si consolidino e che i cambiamenti effettuati migliorino effettivamente la qualità dei servizi erogati”.

Un passaggio che mette al centro non soltanto la realizzazione degli investimenti, ma la loro capacità di produrre risultati concreti nell’assistenza ai cittadini.

“Si tratta di una responsabilità che le interpella in maniera ineludibile e a cui tutte, particolarmente quelle in ritardo rispetto a standard adeguati, hanno il dovere di corrispondere”, ha ammonito il Capo dello Stato.

Parole che richiamano direttamente il tema delle differenze territoriali nell’accesso e nella qualità dell’assistenza, uno dei nodi strutturali del Servizio sanitario nazionale.

Il messaggio che emerge dall’intervento di Mattarella è dunque chiaro: la riorganizzazione avviata con il PNRR rappresenta un passaggio importante, ma la realizzazione delle strutture e l’introduzione delle nuove tecnologie non possono essere considerate un traguardo in sé.

Il vero banco di prova sarà la capacità di rendere operative le innovazioni e di migliorare concretamente la qualità delle cure, assicurando che il cambiamento raggiunga anche le realtà territoriali più in difficoltà.

Autonomie e collaborazione istituzionale, a 25 anni dalla riforma del Titolo V

Il ragionamento sulla sanità si inserisce nella più ampia riflessione dedicata dal Presidente della Repubblica al ruolo delle Regioni, nel venticinquesimo anniversario della riforma del Titolo V della Costituzione.

Una riforma che, ha ricordato Mattarella, ha rappresentato un punto di equilibrio e una base per realizzare un nuovo modello di autonomia regionale, attribuendo agli enti territoriali un ruolo sempre più significativo nella vita della Repubblica.

Il Capo dello Stato ha sottolineato il valore della collaborazione tra i diversi livelli istituzionali, nel rispetto dei principi costituzionali di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.

Una prospettiva che assume particolare rilevanza proprio per la sanità, dove la tutela di un diritto fondamentale deve convivere con l’articolazione regionale delle competenze e dell’organizzazione dei servizi.

Intelligenza artificiale: cogliere le opportunità, ma tutelare i diritti

Nel suo intervento Mattarella ha affrontato anche il tema delle profonde trasformazioni tecnologiche e, in particolare, dello sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Il Presidente ha invitato a non coltivare timori o atteggiamenti di rifiuto verso strumenti che già contribuiscono e possono ulteriormente contribuire al benessere collettivo.

Allo stesso tempo, ha sottolineato la necessità di una regolamentazione efficace per evitare che queste tecnologie diventino strumenti di dominio nelle mani di pochi o compromettano i diritti fondamentali.

Un richiamo che si inserisce nella riflessione sul cambiamento delle istituzioni e dei servizi pubblici, chiamati a governare l’innovazione senza perdere di vista la centralità della persona.

Per la sanità, il messaggio conclusivo resta quello della responsabilità istituzionale: difendere il carattere universalistico del Servizio sanitario nazionale significa non soltanto conservarne i principi fondativi, ma accompagnarne la trasformazione organizzativa e tecnologica, affinché i nuovi investimenti si traducano in un’assistenza realmente più accessibile e di qualità per tutti i cittadini.

26 Ottobre 2026

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