Gentile Direttore,
alcuni giorni fa la Commissione Sanità del Consiglio Regionale delle Marche ha proseguito le audizioni sul ruolo del medico di assistenza primaria e sulle aggregazioni funzionali territoriali, ascoltando anche il Sindacato Medici Italiani di cui mi onora essere la Segretaria Regionale.
Abbiamo espresso le nostre valutazioni partendo dal fatto che la professione del medico di famiglia sta attraversando una profonda crisi identitaria forse la più significativa degli ultimi decenni.
Il nuovo Ruolo Unico di Assistenza Primaria, previsto dall’ACN 2024 e approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, impone ai medici un’organizzazione rigida e insostenibile, costringendoli a svolgere contemporaneamente medicina di famiglia e continuità assistenziale, senza possibilità di scelta e ignorando carichi di lavoro, competenze specifiche e vita personale. Questa riforma ha ulteriormente diminuito l’attrattiva della professione, già compromessa da carichi di lavoro eccessivi (superamento del limite normativo di 1.500 assistiti).
La burocrazia è opprimente, infatti il 50% del tempo lavorativo dei medici è dedicato alla compilazione di moduli, piani terapeutici e documentazione e così si riduce il tempo disponibile per l’assistenza ai pazienti.
Bisogna tenere anche presente che oggi una quota consistente di questi medici è donna, che spesso scelgono questo settore lavorativo anche per la possibilità di gestire, sebbene con difficoltà, l’equilibrio tra vita professionale e familiare.
I recenti dati della Fondazione Gimbe dimostrano proprio questo, nelle Marche entro il 2028 saranno 202 i medici di medicina generale che raggiungeranno l’età di pensionamento dei 70 anni, considerando il rapporto ottimale pari a un MMG ogni 1.200 assistiti, al primo gennaio 2025 in regione di fatto già mancano 161 medici di medicina generale.
Ma tra i dati più negativi emerge quello secondo cui, nel 2025, i partecipanti delle Marche al concorso nazionale per il Corso di Formazione Specifica in Medicina generale sono stati inferiori ai posti disponibili e cioè 78 candidati in meno rispetto alle borse finanziate, pari al -49% rispetto ai posti a fronte di una media Italia del +26%.
Il Sindacato Medici Italiani è critico rispetto a diversi aspetti del nuovo modello organizzativo, in particolare riguardo alla fattibilità di alcuni standard del DL 77/2022, alla loro integrazione all’interno delle AFT e all’integrazione funzionale con gli altri servizi della rete (COT, PUA ecc.). Riteniamo che vi sia bisogno della formazione del personale dedicato ai servizi (attualmente la formazione e l’aggiornamento è lasciata all’iniziativa personale del singolo) e di un provider unico di comunicazione tra i servizi (non può esistere come ora, una modalità dedicata per la contattabilità di ogni singolo servizio, diversa a volte da distretto a distretto).
Riteniamo che la professione del medico di medicina generale non possa essere più immaginata senza l’introduzione di tutele e di garanzie (maternità, ferie, malattia, infortunio.
Alla firma dell’Accordo Integrativo Regionale nell’agosto 2025 apponemmo solo una firma tecnica; infatti, avremmo voluto avere il tempo sufficiente per effettuare una migliore allocazione delle risorse e dare risposte più stringenti ai territori delle aree montane e disagiate, individuando migliori e ulteriori soluzioni che andassero incontro alle necessità dei medici di medicina generale di tutto il territorio marchigiano. Già in quel contesto abbiamo rappresentato il malcontento del personale medico in merito al fatto che il ruolo unico sia un obbligo per i giovani medici e non una libera scelta, così come il lavoro nelle Case di Comunità e nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) come oggi concepito, illustrando come quelle scelte dell’AIR avrebbero potuto contribuire a un ulteriore impoverimento della medicina territoriale con la conseguente fuga dei professionisti.
La legge sul Ruolo Unico, invece di affrontare davvero questa emergenza, propone una soluzione miope: obbligare i nuovi medici a farsi carico di un modello già in crisi, ignorando i profondi cambiamenti sociali, demografici e tecnologici degli ultimi decenni.
Ci auguriamo che un approfondimento delle problematiche e del corretto ruolo di tutti gli attori del sistema, possa portare ad una riorganizzazione territoriale adeguata al fine di garantire i fabbisogni di salute necessari alla popolazione marchigiana.
Alessandra Moraca
Segretaria Regionale Marche SMI, Sindacato Medici Italiani