Gentile Direttore,
perché il medico di base è una figura professionale in via di estinzione e tra qualche secolo troveremo solo qualche impronta archeologica del dinosauro che fu? Risposta scontata e drammatica. Nonostante la centralità del ruolo nel SSN della medicina del territorio, nessun governo si è mai premurato di tutelarla con un trattamento che fosse almeno attrattivo per i giovani laureati che hanno capito benissimo che aria tira e, giustamente, disertano i posti messi a concorso.
Per capire di cosa parlo, faccio il riassunto della mia giornata lavorativa da medico di base. Sveglia alle 6,30 e accendo telefono e computer, dopo il caffè incomincio a inviare impegnative, ricette e certificati a beneficio di coloro che mi hanno scritto nella notte con il classico incipit: “Dottore, scusi per l’orario, ma mi sono accorto ora di aver finito le pastiglie della pressione” (alle tre del mattino).
Prima di recarmi in ambulatorio, il solito giro di visite domiciliari per quelli che non si sono recati al lavoro perché influenzati o in preda ad un improvviso colpo della strega (la strega arriva sempre di lunedì). Alle nove apro bottega, ad attendermi, almeno una trentina di persone in sala d’aspetto. Il primo è arrivato in sala alle sette: “Sa, dotòr, per non aspettare…”.
Nella mattinata, vedo di tutto: dagli stati influenzali, fino alle crisi cardiache, con tutto il campionario che offre la clinica, con anche l’immancabile piccola chirurgia: medicazioni, piccole asportazioni cutanee, epistassi, ascessi, lavaggi auricolari, bendaggi e tutto questo è l’aspetto bello e gratificante per un medico. Quello che non lo è, è il mare di scrittura burocratica che accompagna questo lavoro: diario clinico, ricettazione ripetitiva, trascrizione di esami richiesti dai colleghi specialisti che visitano privatamente (e sono tanti), certificati di ogni genere: dal rinnovo patente al porto d’armi, alla idoneità sportiva non agonistica, richiesta di ausilii, invalidità civile, certificati Inail e INPS. Un lavoro da scrivano fiorentino o amanuense che richiede almeno qualche ora in più dopo le visite e a porte chiuse.
La tabella esposta fuori dice: dalle ore 9 alle ore 12, in realtà ho incominciato alle sette e alle 13 sono ancora in ambulatorio a scrivere, per buona pace di coloro che scrivono che i medici di base lavorano poco. Secondo giro di visite domiciliari per i cronici al domicilio, arrivo a casa per le 14, e la moglie costernata e rassegnata perché alle 14 la sua fame è diventata gastrite cronica (mai sposare un medico).
Dalle 16 fino alle 19 ambulatorio pomeridiano. Stessa musica. Rientro alle 20 con la moglie quasi con le valigie in mano (mai sposare un medico). Lavoro da solo, senza segretaria e senza infermiera, non me li posso permettere: con affitto dell’ambulatorio, spese di servizio, macchina, riscaldamento, luce, pulizie e tasse, guadagno 2500 euro al mese, chi posso assumere, un clochard? In altri tempi ho avuto la fortuna di comprare casa con l’aiuto dei miei genitori e il canonico mutuo, almeno non pago l’alloggio.
Domando per un amico: con le affittanze in Cadore dove si arriva a pagare anche 1000 euro per due camere e cucina, un medico o insegnante o operaio, perché dovrebbe venire a lavorare in Cadore? E un giovane medico, perché dovrebbe fare il medico di base? Per la gloria?
Enzo Bozza
Medico MMG a Vodo e Borca nel Cadore