Nutraceutici e rischio cardiovascolare: tra nuove evidenze e indicazioni dalle linee guida ESC

Nutraceutici e rischio cardiovascolare: tra nuove evidenze e indicazioni dalle linee guida ESC

Nutraceutici e rischio cardiovascolare: tra nuove evidenze e indicazioni dalle linee guida ESC

Le novità delle linee guida ESC/EAS 2025 in tema di gestione dell’ipercolesterolemia, con un focus sull’importanza di adottare nutraceutici supportati da evidenze cliniche. Dalla selezione dei pazienti più indicati alla necessità di trattamenti continuativi, il punto con Giuliano Tocci

L’uso dei nutraceutici nei pazienti con ipercolesterolemia e rischio cardiovascolare continua a suscitare interesse, soprattutto in seguito all’aggiornamento delle linee guida ESC pubblicate ad agosto 2025. Ne abbiamo parlato con il Prof. Giuliano Tocci, cardiologo dell’AOU Sant’Andrea di Roma e docente all’Università Sapienza, nel corso del talk Health Conversation. “Le ultime linee guide sulle dislipidemie che sono state pubblicate quest’estate rappresentano un aggiornamento rispetto alla edizione precedente, aggiornamento che si è reso necessario proprio in funzione della importanza della stratificazione del rischio cardiovascolare”, ha spiegato il Prof. Tocci, sottolineando l’introduzione del nuovo algoritmo SCORE2 per una più accurata valutazione del rischio in adulti dai 40 ai 65 anni, e del relativo SCORE2-OP per soggetti al di sopra dei 65 anni e fino ai 95 anni.

Un cambiamento significativo riguarda anche l’approccio al trattamento dell’ipercolesterolemia. “Le linee guida stressano notevolmente l’importanza della riduzione del colesterolo LDL in termini di prevenzione cardiovascolare”, ha affermato il Prof. Tocci. “La terapia convenzionale per la riduzione delle LDL è basata sulle statine. Tuttavia, non tutti i pazienti tollerano le statine, non tutti i pazienti sono disponibili ad assumere le statine. In questo contesto si inserisce la terapia con nutraceutici che può essere vista come una valida alternativa nei soggetti a rischio cardiovascolare basso o moderato o una terapia complementare in quei soggetti che pure in terapia non riescono a raggiungere gli obiettivi terapeutici raccomandati per la colesterolemia LDL”, ha proseguito.

Elemento centrale, secondo il Prof. Tocci, è la robustezza delle evidenze e, da questo punto di vista, il messaggio delle linee guida è chiaro: “è importante utilizzare quei nutraceutici che abbiano delle evidenze scientifiche a supporto non soltanto della loro efficacia in termini di riduzione del colesterolo LDL, ma anche della sicurezza e della tollerabilità dei pazienti”.

Secondo il Prof. Tocci, i nutraceutici sono particolarmente indicati per i pazienti a rischio cardiovascolare basso o moderato, spesso sotto trattati e restii alle terapie farmacologiche convenzionali. Ma il loro impiego può rivelarsi utile anche nei soggetti ad alto rischio: “Esistono anche studi clinici a supporto dell’utilizzo dei nutraceutici nei pazienti a rischio cardiovascolare elevato o molto elevato. E questo è un aspetto interessante da non sottovalutare perché molto spesso i pazienti a rischio cardiovascolare elevato o molto elevato sono già in trattamento con il massimo dosaggio dei farmaci”, ma l’aggiunta di un nutraceutico, ha proseguito il Prof. Tocci, potrebbe consentire di normalizzare il colesterolo senza andare incontro ai potenziali effetti collaterali dovuti ad alti dosaggi di altri farmaci.

Il trattamento non deve però essere temporaneo. “La terapia andrebbe prolungata e andrebbe comunque integrata con modificazione dello stile di vita”, ha precisato il Prof. Tocci, che sottolinea come i risultati siano evidenti già in 2-3 mesi di trattamento, ma sia essenziale il mantenimento per garantirne l’efficacia nel tempo.

Da non sottovalutare è anche il percepito dei pazienti. Il Prof. Tocci ha evidenziato un riscontro molto positivo nell’utilizzo dei nutraceutici in quanto “sono molto ben tollerati, praticamente privi di effetti collaterali rispetto alla terapia con le statine e soprattutto consentono di ottenere una normalizzazione dei livelli di colesterolemia in tempi relativamente brevi. Certo – ha precisato ancora l’esperto – questo riscontro deve essere supportato dalle evidenze scientifiche, dagli studi clinici che abbiano dimostrato la sicurezza e la tollerabilità del nutraceutico nei pazienti con ipercolesterolemia. Questo è un presupposto fondamentale che il medico non deve mai dimenticare”.

In conclusione, quindi, secondo il Prof. Tocci i nutraceutici possono essere considerati come “l’intervento di riferimento per poter iniziare una terapia farmacologica per il colesterolo”, in quanto possono migliorare l’aderenza del paziente e contribuire in modo concreto alla riduzione del rischio cardiovascolare. “Questo vale tanto nei pazienti a rischio cardiovascolare basso o moderato, quanto in quelli a rischio cardiovascolare elevato in cui vogliamo ottenere qualcosa di più dal trattamento farmacologico”.

Marzia Caposio

04 Dicembre 2025

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