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Calabria. Se tra Oliverio e Grillo nessuno ha ragione

Sono da considerarsi campate in aria sia la pretesa del Governatore di continuare a nominare i DG, o commissari che dir si voglia, delle aziende della salute che la diffida del Ministro. Quest'ultimo con la sua missiva di fatto abdica, stranamente, alla importante funzione del Governo di sostituire in toto l'organo regionale resosi nel tempo inadempiente e incapace di attendere al suo ruolo istituzionale

14 GEN - Gentile direttore,
siamo in Calabria, la regione ultima in tutto che, con la sua sanità a pezzi da venti anni, si permette il lusso di erogare, in mobilità passiva, 350 milioni euro, nonostante il commissariamento ad acta del Governo che dura da otto anni. Il presidente Mario Oliverio si accingerebbe a nominare i commissari in luogo dei DG in scadenza delle Asp e Ao, in attesa che venga resa possibile la definitiva nomina dei manager titolari, impossibilitata dalla mancata costituzione della commissione, c.d. Agenas, pretesa dalla legge di riferimento.
 
Su un altro versante, il Ministro Giulia Grillo alza la paletta dello stop ad ogni iniziativa in tal senso, invocando la leale collaborazione tra Stato e Regioni da concretizzarsi al riguardo con il conseguimento di una intesa tra l'organo commissariale e la giunta regionale.
 
Le due pretese ad un inutile confronto
La domanda che ci si pone è quale sia la posizione giusta. Né l'una e neppure l'altra.

La storia, meglio la ingiustificata tolleranza dell'Esecutivo nazionale, che ha caratterizzato le precedenti nomine dei DG calabresi, darebbe ragione a Mario Oliverio. La legge no, tanto da avere nel passato rimproverato a Massimo Scura il suo mancato esercizio in proposito. La lettera costituzionale e le sue leggi attuative assegnerebbero, infatti, il titolo ad esercitare le nomine esclusivamente al commissario ad acta.

Ciò in base ad un ragionamento semplice e stringato, ma incontestabile. La nomina di un commissario governativo, effettuata dal Governo a mente dell'art. 120 comma 2 della Costituzione e dell'art. 8 della legge c.d La Loggia, viene ad essere effettuata in presenza di due requisiti ineludibili, meglio di due gravi handicap istituzionali. Da una parte la messa in pericolo della tutela dei livelli essenziali delle prestazioni, nel caso della sanità dei Lea, e la contemporanea precarietà dei bilanci dei relativi servizi sanitari regionali. Dall'altra, l'incapacità degli organi regionali ad affrontare e risolvere il problema che loro stessi hanno avuto la colpa di generare.
 
Commissario in cerca d'autore
Da qui, la nomina di soggetto governativo terzo, garante dell'unità giuridica e economica della Repubblica e della uniformità delle prestazioni salutari da rendere nel sito regionale interessato oggetto di commissariamento, all'asciutto di una assistenza normale. Uno stato che la Calabria vive da ben oltre un ventennio!

Sono, pertanto, da considerarsi campate in aria sia la pretesa del Governatore di continuare a nominare i DG, o commissari che dir si voglia, delle aziende della salute che la diffida del Ministro. Quest'ultimo con la sua missiva di fatto abdica, stranamente, alla importante funzione del Governo di sostituire in toto l'organo regionale resosi nel tempo inadempiente e incapace di attendere al suo ruolo istituzionale. Un compito, assegnatogli dalla Costituzione e dalle leggi attuative e di riferimento specifico, che attribuiscono all'organo commissariale governativo di esercitare tutto ciò che serve per rimediare alla sanità ammalata e, in quanto tale, rivendicare, giustamente, la illegittimità di ogni azione posta in essere, più o meno legittimamente, che contrasti con le regole del piano di rientro (eternamente) in atto ovvero che generi una qualsivoglia spesa non affatto compatibile con la logica del risanamento, cui il medesimo è preposto.

Quindi una nomina, quella dei manager, siano essi commissari che titolari, che dovrebbe essere di esclusiva competenza del commissario ad acta, magari sentendo la Regione interessata, e non già viceversa, a salvaguardia della leale collaborazione
 
La Regione faccia ciò che deve e non ciò che non può
Altra cosa è il dovere della Regione, che tuttavia non esercita, di rendersi utile a realizzare quel passo in più che occorre per fare sì che le cose vadano meglio sul piano della programmazione, sino ad oggi costruita a pezzi, così come l'abito di Arlecchino. In quanto tale inidonea a modificare ciò che non va e a costruire, una volta per tutte, un sistema della salute accettabile.

Per fare tutto ciò, la Regione dovrebbe conoscere meglio le sue prerogative e sfidare chiunque legiferando in Consiglio regionale il suo strumento di programmazione pluriennale della salute. Perverrebbe, quantomeno alla fine della legislatura, a tre risultati:
1) proporre riforme organizzative finalmente serie e non già piene zeppe delle idiozie che si leggono in giro;

2) passare il testimone alla Corte costituzionale, con il compito di decidere la legittimità del proprio esercizio legislativo, qualora contestato dal Governo;

3) sottolineare al commissario nominato, cui va il nostro augurio di fare bene, la non più trascurabile esigenza di materializzare una seria rete dei controlli che, visti i pagamenti doppi e tripli ovunque effettuati da sempre, dovrebbe dire la verità sui conti reali, nonché di mandare a casa sindaci e advisor pagati a milioni di euro all'anno senza fare nulla, con gravi danni per tutti i calabresi.
 
 
Prof. Avv. Ettore Jorio
Università della Calabria

14 gennaio 2019
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