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In Calabria dieci anni di lacrime e sangue non sono serviti a nulla

10 MAR - Gentile Direttore,
eh, sì, anche a proposito di assunzioni, il tavolo Adduce ha attestato l’ennesimo flop della gestione della sanità in Calabria. Stendendo il più classico dei veli pietosi sulla capacità di erogare i L.E.A. il cui valore, certificato dai Ministeri, è precipitato a livelli ipogei, c’è da chiedersi, a questo punto, a chi abbia giovato questo decennio di restrizioni, lacrime e sangue come si usa dire, atteso che la tutela della salute, è ormai palese, non pare rappresenti certo l’end point primario per i decisori.
 
Formula elegante, quest’ultima per dire che, in fondo in fondo, non gliene frega un bel niente a nessuno.
Il commissariamento infatti, in questi lunghi e penosi anni, è stato caratterizzato da una circense esibizione di equilibrismi da parte di tutti gli attori, su di un fil rouge avente come principale obbiettivo, l’impossibile (peraltro scontato che non potesse essere altrimenti) risanamento dal dissesto economico-finanziario della sanità, senza minimamente preoccuparsi, appunto, delle necessità dei calabresi.

 
Non è fregato nulla ai governi multicolor romani, che lungo tutto questo lasso di tempo si sono succeduti. Non è fregato nulla ai governi nostrani, vieppiù trasversali, dove si sono miscelati, con malcelate alchimie, svariati interessi.
Non frega più niente, ormai, neanche ai calabresi che, disillusi e rassegnati, se possono, vanno a curarsi altrove, alimentando l’emorragia di danaro. E se non possono, smettono di curarsi. Continuando, nonostante ciò, a pagare per un servizio, costituzionalmente esigibile, ma tutt’altro che garantito.
 
Aumento delle addizionali in arrivo, ma ormai ci siamo abituati: conoscete la storiella della rana e dell’acqua bollente, vero? Paghiamo profumatamente i decisori, per vederci paradossalmente aumentare le tasse e ridurre i servizi. Ma tant’è, non protesta più nessuno.
 
Danno e beffa sono, ormai, amanti diabolici ed inseparabili.
C’è davvero di che vergognarsi. Chi avesse avuto un minimo di dignità, si sarebbe dovuto dimettere ben prima della fine del proprio mandato, chiedendo soprattutto scusa ai calabresi, per non essere stato in grado, o per non aver potuto portare a termine, la missione assegnatagli.
Missionimpossible, sia ben chiaro.
 
Non è per il mancato raggiungimento degli obbiettivi, infatti, che si muove l’accusa - nessuno è infallibile - ma per l’ostinata permanenza di lor signori alla tavola imbandita con i danari dei calabresi.
E intanto Adduce certifica, ma già ne eravamo al corrente, che la Calabria ha il personale sanitario ridotto al minimo. Ed è proprio questo il paradigma del fallimento della gestione ragionieristica: i tagli lineari sui costi del personale hanno lasciato il debito li, tutto drammaticamente lì, paradossalmente ancora intonso, nonostante la contrazione delle spese.
 
Come si può pensare di garantire l’output (la salute del cittadino), se si limita, nel numero, il più importante fattore di produzione (il personale)?
Un esempio per tutti? I Medici Anestesisti Rianimatori. La pandemia ha fatto (finalmente) comprendere a tutti, la loro importanza strategica all’interno di un Sistema Sanitario degno di tale denominazione.
 
Sono pochi in tutta Italia, lo sono ancor meno in Calabria, e lo denunciamo da anni, ma tutti, finora, hanno fatto finta di non sentire.
Dopo la ricognizione, effettuata nei mesi scorsi, del numero di posti di terapia intensiva, dimostrando senza tema di smentita alcuna, che fossero ben al di sotto di quelli ufficialmente forniti dal Dipartimento Tutela della Salute e totalmente sconosciuti al precedente Commissario ad acta, abbiamo pensato di censire il numero di Medici Anestesisti Rianimatori, per fornire ai nostri decisori, qualche elemento di riflessione in più.
 
E sottolineare la disarmante superficialità con la quale a volte si affrontano (se si affrontano) le criticità di sistema.
Attualmente, in Calabria, i Medici Anestesisti Rianimatori in servizio nelle Unità Operative di Terapia Intensiva ed Anestesia degli ospedali pubblici sono poco meno di 260. Per garantire la sola loro presenza in guardia negli ospedali Hub, negli Spoke ed in quelli Generali, per il combinato disposto del DM 13 settembre 1988 (cd. Donat Cattin) e dell’allegato 3 al DCA 81/2016 (requisiti minimi strutturali, tecnologici ed organizzativi per le attività ospedaliere), in Calabria sarebbero necessari circa 280 Medici Anestesisti Rianimatori. A questi se ne dovrebbero poi aggiungere altri 36, qualora si volesse mantenere la loro presenza attiva negli ospedali di montagna ed in quelli di zona disagiata.
 
Dunque, mancano almeno quaranta unità per garantire, ripetiamo, la sola messa in sicurezza, relativamente all’emergenza-urgenza, delle strutture ospedaliere.
Questo numero, è bene sia chiaro, è al lordo delle necessità legate agli interventi chirurgici programmabili. Per poter effettuare quelli, infatti, serve un Medico Anestesista Rianimatore per ciascuna sala operatoria attiva, per ogni slot di sei ore, moltiplicato per ogni santo giorno feriale. Provate un po' ad immaginare di quanto dovrà lievitare il numero dei Medici Anestesisti Rianimatori, rispetto ai 300 già detto infungibili, per far fronte alle nostre esigenze.
 
O provate ad immaginare, dilatandosi indefinitamente proprio a causa della carenza dei nostri preziosi specialisti, i tempi d’attesa per un intervento chirurgico di elezione, quanti pazienti saranno costretti ad emigrare per risolvere il proprio problema. Provate infine ad immaginare in che razza di spesa tutto ciò poi si traduca per il nostro Sistema Sanitario (e, cosa di non poco conto, per il paziente o i suoi familiari).
 
E’ necessario dunque procedere immediatamente ad una ricognizione del personale mancante, cominciare con il riempire le caselle vuote delle Unità Operative e delle Strutture Ospedaliere che hanno la maggiore valenza strategica, ed ottimizzare le risorse presenti evitandone inutili e fin troppo dannose parcellizzazioni territoriali.
Esistono ospedali con punto nascita, dove sono rimasti tre Anestesisti Rianimatori. Altri, con terapia intensiva, dove il numero di specialisti copre a malapena, come già detto, il solo servizio di guardia. Altri ancora in cui non è garantita la doppia guardia del Medico Anestesista Rianimatore, prevista dalla vigente normativa. E sono tutti Ospedali Spoke, sede di D.E.A. di primo livello.
 
Con il DCA 192 del 2019, la Struttura Commissariale aveva dettato le regole per il calcolo del fabbisogno del personale (ed era un calcolo pre-pandemico). Le Aziende Sanitarie ed Ospedaliere sono state ottemperanti e dunque i numeri più o meno si dovrebbero conoscere.
 
I Ministeri affiancanti si sono espressi sull’esiguità numerica del nostro personale sanitario. Le risorse ci sono e, se non dovessero essere sufficienti, diventa inderogabile siano al più presto trovate. O comunque, il Governo centrale che tanto ha a cuore le sorti del nostro SSR, al punto da dedicargli ben due Decreti Legge, svincoli il tetto di spesa per le assunzioni.
 
Vogliamo provare a far ripartire il nostro servizio sanitario reclutando finalmente il personale necessario o dobbiamo continuare a giocare con la pelle dei calabresi?
 
Dr. Domenico Minniti
Presidente AAROI EMAC
Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani-Emergenza
ed Area Critica, sezione Calabria

10 marzo 2021
© Riproduzione riservata


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