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Adozioni internazionali. Intesa tra Tribunale dei Minori e Regione Campania. Omceo Napoli lancia percorso formativo ad hoc per camici bianchi

Il percorso è riservato ai Mmg e agli specialisti che si occupano della materia per analizzare, discutere e sviluppare le dinamiche cliniche e burocratiche riguardanti le adozioni. Per realizzare tutto questo vengono coinvolti i Paesi di provenienza attraverso Enti appositamente autorizzati dal Consiglio dei ministri ad offrire sostegno giuridico e linguistico.

17 LUG - Adozioni internazionali: alla firma un protocollo d’intesa tra il Tribunale dei minori di Napoli e il Crai (Centro regionale adozioni Internazionale) orientato ad alleggerire le pratiche per i cittadini che intendono adottare un minore. Giampaolo Paudice, dirigente medico e direttore del Centro regionale adozioni internazionali della Regione Campania, ha chiesto agli Ordini professionali interessati nel governo della procedura adottiva - tra cui l’Ordine dei medici di Napoli - di collaborare affinché tutti i professionisti coinvolti siano correttamente informati e diano il loro valido contributo professionale al fine di rendere pienamente accolte e compiute le nuove direttive nella Regione Campania.

Il presidente dell’OMCeO di Napoli, Silvestro Scotti, ha intanto accolto la richiesta e sostenuto il Crai nella fase elaborativa del documento d’intesa dando il via ad un percorso formativo riservato ai Mmg e agli specialisti che si occupano della materia per analizzare, discutere e sviluppare le dinamiche cliniche e burocratiche di una materia tanto delicata quale quella delle adozioni.

E intanto lo stesso protocollo tra Crai e Tribunale dei minori di Napoli è alla firma con il tribunale dei minori di Salerno. “La realtà delle coppie che scelgano di accogliere un bimbo in affido - spiega Paudice - e magari in adozione si confronta con le necessarie cautele richieste dei tribunali per i minori e dei servizi territoriali, tra sanità e sociale, nelle adozioni di bambini che vengano da Paesi stranieri”. Il percorso coinvolge i loro Paesi di provenienza attraverso Enti appositamente autorizzati dal Consiglio dei ministri ad offrire sostegno giuridico e linguistico.


Per agevolare questa realtà ogni Regione ha individuato un sistema di coordinamento degli operatori necessari a seguire le coppie ed i bambini, sia nella fase che precede l'adozione che in quella ancor più delicata che ne segue, migliorando la risposta alle necessità di natura burocratica, medica, sociale. Dal perché si adotta, alla soddisfazione del bambino sino alle complessità dell'inserimento scolastico, l’obiettivo del Crai è individuare una rete regionale di Servizi socio – sanitari di riferimento, aggiornare gli operatori, informare le coppie e collegare Tribunali e servizi in sistemi facili ma efficaci.

“Tra le azioni affidate dalla giunta al Centro adozioni – aggiunge Paudice - c’è la semplificazione delle procedure adottive e – tra queste – la semplificazione delle procedure riguardanti l’accertamento e la certificazione dello stato di salute delle coppie che presentano domanda di adozione. Tale certificazione è una delle indagini previste dall’articolo 22, comma 3 della Legge sul diritto del minore ad una famiglia, n.184 del 1983. Un accertamento che si rende necessario per garantire sia l’interesse del bambino che l’equilibrio psico-fisico della coppia dei genitori adottivi. La certificazione sarà rilasciata a titolo gratuito in quanto rientrante nei Lea (Dpcm del 28.1.2003)”.

Ciò nel rispetto dei diritti fondamentali di tutti i soggetti interessati: minorenne da adottare ed adottanti. In definitiva, l’accertamento delle condizioni di salute della coppia che presenta una dichiarazione di disponibilità all’adozione riguarda le normali condizioni di salute.
Il Tribunale, in sede di abbinamento, in base alle indagini effettuate sceglierà tra le coppie che hanno presentato domanda di adozione quella maggiormente in grado di corrispondere alle esigenze del minore.

Gli esami ai genitori
“Le coppie che risultano idonee a svolgere il ruolo di genitori adottivi – chiarisce Paudice - anche se presentano rischi di salute rilevanti, non possono essere sottoposte nel contesto di una certificazione “a fini di giustizia”, ad ulteriori esami diagnostici oltre quelli già praticati e noti al medico di famiglia che ha in carica uno o entrambi i coniugi. Solo situazioni di salute estreme ed attuali, che producono una strutturale e non transitoria incapacità genitoriale, possono essere considerate “ non idonee” od “a rischio” ai fini dell’idoneità all’adozione”.

La procedura più appropriata che consente al medico di famiglia – Mmg di uno od ambedue i coniugi di redigere la certificazione, così come previsto nelle vigenti linee guida della Regione Campania sull’adozione (delibera della Giunta regionale della Campania n.1.666 del 24 aprile 2002) e confermata anche dalle indicazioni formulate dalla Commissione adozioni internazionali, consiste nell'aggiornamento dei dati anamnestici individuali riferiti da ciascun coniuge rispetto a quella già conosciuta dal medico di famiglia.

“Quindi – spiega Luigi Sparano della Fimmg - i Medici di medicina generale verificheranno gli esiti degli esami diagnostici di base ritenuti indispensabili dall’Ordine, dalla Regione e dai Tribunali. Gli esami dovranno essere effettuati in data non anteriore a sei mesi, eventualmente integrati da altri esami clinici, diagnostici e di laboratorio ritenuti appropriati e prescritti dal medico di famiglia, tutti comunque eseguiti in esenzione dalla partecipazione alla spesa (decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 28 novembre 2003, pubblicato nella Gu 286, del 10 dicembre 2003)”. 

La certificazione sanitaria di idoneità redatta secondo le indicazioni concordate tra Ordine, tribunali e Regione (e rinvenibile sul sito web del centro adozioni all’indirizzo: http://www.regione.campania.it/it/tematiche/centro-regionale-per-le-adozioni-internazionali) viene, quindi, a costituire uno dei tre presupposti – assieme alla valutazione psicologica e sociale – che consente ai Tribunali di dichiarare o meno l’idoneità della coppia all’adozione, nazionale od internazionale.

“Successivamente a tale dichiarazione di idoneità, espressa in un apposito decreto del Tribunale – aggiunge Corrado Calamaro, dirigente Fimmg - il medico di famiglia ed il pediatra continueranno a sostenere un importantissimo ruolo di sostegno alle famiglie nella fase successiva all’adozione. Nella delicata fase attraversata dalla famiglia neo-costituita l’apporto dato dal Pediatra di libera scelta (Pls) cui il minore è affidato e dallo stesso Medico di famiglia che segue uno od ambedue i coniugi sarà, dunque, importantissimo. Sia per l’allestimento di una corretta ed efficace cartella clinica del minore con relativa scheda vaccinale, sia per valutare – assieme ai genitori – possibili intolleranze alimentari o semplici problemi di adattamento al cibo, oggettive difficoltà nello sviluppo o di adattamento linguistico – culturale”.

“Valutazioni – aggiunge Silvestro Scotti - cui dovranno, eventualmente - in base a crescenti livelli di necessità assistenziale - concorrere sia i Medici specialisti territoriali od ospedalieri, che i gruppi integrati di lavoro (Gil) tra ambiti del sociale e distretti sanitari di cui alla rete adottiva regionale della Campania in evidenti, diversi ruoli ed azioni. In particolare, in caso di adozioni nazionali, sarà opportuno che il pediatra di libera scelta - Pls che prende in carico il minore nella famiglia costituitasi a seguito dell'adozione possa conoscere - nel rispetto dei vincoli imposti dall'articolo 73 della Legge 184 del 1983 e nel prioritario interesse della salute dell'adottato - le vaccinazioni già eventualmente praticategli ed ogni elemento utile a conservarne il benessere psico – fisico”.

“In caso di adozioni internazionali – conclude Paudice - sarà cura dell’Ente autorizzato dall’apposita Commissione adozioni internazionali, presso la presidenza del Consiglio dei ministri che ha curato tale iter, a raccogliere le notizie sanitarie disponibili e consegnare formalmente tali dati del minore alle competenti strutture sanitarie ove risiede la nuova famiglia ed al Pls che prende in carico il minore. Quest’ultimo potrà mettersi in collegamento, ove necessario, con medici specialisti territoriali od ospedalieri, secondo - si ripete - crescenti livelli di necessità assistenziali. La collaborazione dei medici ad un gesto d’amore, qual è l’adozione, è stata, e sempre resterà, una parte fondamentale della volontà di aprire all’accoglienza la propria casa e la propria famiglia”.

Ettore Mautone
 

17 luglio 2015
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