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Ma l’Ordine dei Tecnici di radiologia non ci sta: “Va contro le più autorevoli indicazioni nazionali e internazionali, negando l’imprescindibile contributo del Tsrm. Pronti ad azioni legali”

11 OTT - “Il DM appena pubblicato in Gazzetta ufficiale va contro le più autorevoli indicazioni nazionali e internazionali, negando l’imprescindibile contributo professionale del Tecnico sanitario di radiologia medica (TSRM). La sicurezza, sia della persona assistita che degli operatori, è un obiettivo irrinunciabile e indifferibile, che può essere garantita solo grazie al contributo di tutte le professioni coinvolte, TSRM compreso”. È quanto scrive l’Ordine nazionale dei Tsrm – Pstrp in una nota.
 
“In questi ultimi due mesi – si legge - abbiamo più volte richiesto un incontro urgente al Ministro della salute, On. Giulia Grillo, invitandolo a soprassedere sulla firma del DM Determinazione degli standard di sicurezza e impiego per le apparecchiature a risonanza magnetica, perché nell’attuale versione non garantisce la sicurezza nei siti di RM. Il DM contraddice quanto le più autorevoli raccomandazioni internazionali indicano sia necessario per assicurarla: la gestione del rischio clinico richiede il coinvolgendo di tutti i professionisti sanitari; la prevenzione alla base della gestione del rischio clinico richiede processi complessi e articolati, da fondare su un’impostazione funzionale; i suoi approcci devono facilitare la collaborazione tra i vari professionisti sanitari in una logica di team; il miglioramento della qualità e della sicurezza delle prestazioni richiedono un continuo miglioramento dei percorsi e dei processi, mediante l’interazione tra tutti i professionisti sanitari, ciascuno per le proprie competenze”.

 
“L’impostazione e i contenuti del DM appena pubblicato in GU – prosegue l’Ordine - contraddicono tutti i punti sopra elencati, riproponendo un modello anacronistico e, in quanto tale, pericoloso: quello a matrioska, secondo il quale nelle professioni che hanno percorsi formativi temporalmente più ampi sono contenute quelle che hanno percorsi formativi diversi ma non meno importanti ai fini della sicurezza e della qualità. È vero il contrario: a prescindere dalla durata dei loro studi, quindi dalle loro dimensioni professionali, quindi della quota parte del processo a loro affidata, le professioni sanitarie sono tutte portatrici di competenze tipiche e riservate, ognuna delle quali è contestualmente insufficiente e imprescindibile per una piena, efficace e sicura realizzazione delle singole prestazioni e dei processi di cura”.
 
“Il DM – continua la nota -  va anche contro chiare indicazioni nazionali: “Preme infine evidenziare come sia altrettanto auspicabile che anche il Tecnico Sanitario di Radiologia Medica (TSRM), che più degli altri può contribuire ad evidenziare in modo efficace e immediato il verificarsi di situazioni di emergenza o comunque anomale che insorgano nel corso dell’ordinaria attività diagnostica, venga direttamente coinvolto nella messa in atto delle strategie prevenzionistiche e protezionistiche di sicurezza individuate dal MR e dall’ER. La sicurezza, riferita sia al paziente che all’operatore, è un obiettivo indifferibile e irrinunciabile, che diventa tanto più realizzabile quanto più viene perseguito, non tanto dal singolo professionista opportunamente incaricato ai sensi di legge, ma piuttosto da un team multidisciplinare coordinato dal MR e dall’ER, nel quale sarebbe quindi fortemente consigliato il riconosciuto coinvolgimento di quelle figure professionali che abbiano titolo e competenze per contribuire nell’ambito delle proprie specifiche attribuzioni” [Indicazioni operative dell’INAIL per la gestione della sicurezza e della qualità in risonanza magnetica, 2015]”.
 
“Evidentemente – incalza l’Ordine -, in alcuni casi e su alcuni temi, anche il Governo del cambiamento preferisce dare credito a quelle corporazioni che più che a modificare le cose per renderle funzionali al futuro pensano alla restaurazione di modelli del secolo passato. Ne terremo conto”.
 
E in questo senso l’Ordine definisce anche degli scenari possibili derivanti dall’approvazione dei nuovi standard. “Gli scenari possibili sono due:
 
dall’entrata in vigore del DM si applicherà quanto in esso previsto, anche se non condiviso; le Regioni dovranno fronteggiare un significativo rallentamento delle attività nei siti RM, un aumento dei costi e del contenzioso inter-professionale e una serie di ricadute medico-legali e assicurative, con buona pace della clinical governance, della sostenibilità del sistema sanitario, del suo ammodernamento, della sua efficienza, della valorizzazione delle professioni sanitarie e del benessere organizzativo;
 
per mantenere gli attuali flussi di attività il DM non dovrebbe essere applicato e i professionisti dovrebbero operare al di fuori della norma, esponendo loro stessi, i pazienti e le Amministrazioni a importanti rischi medico-legali e assicurativi”.
 
“È ovvio – evidenzia l’Ordine - che il secondo scenario è inammissibile, pertanto questa Federazione si adopererà affinché si realizzi il primo, invitando sin d’ora tutti i Tecnici sanitari di radiologia medica al più rigoroso rispetto di quanto indicato dal DM. In parallelo, intraprenderemo azioni legali, così come due anni fa abbiamo fatto contro le Linee guida per le procedure inerenti le pratiche radiologiche clinicamente sperimentate. Nel nostro Paese i tempi della Giustizia sono lunghi, ma non infiniti. Arriveremo a sentenza, col rimpianto di aver perso risorse pubbliche per contrastare gli interessi delle corporazioni professionali. Il prossimo fine settimana si riunirà il Consiglio nazionale e definiremo insieme le iniziative da intraprendere. Questa volta sarà battaglia, perché a 40 anni dalla sua istituzione il nostro Servizio sanitario nazionale va difeso con determinazione, anche da chi lo zavorra con inammissibili azioni corporative”.

11 ottobre 2018
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