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Iac Conference 2018, colloquio con i protagonisti italiani e internazionali

22 SET - Dione Mifsud, Presidente dell’International Association of Counselling
Professor Mifsud, perché è stata scelta proprio l’Italia per la Iac Conference 2018? La comunità internazionale dei counselor come giudica il caso italiano?

Dovevamo farla in Botwsana, siamo stati in Italia già nel 2015 a Verona. C’è una attenzione particolare per l’Italia, perché sappiamo tutte le difficoltà che ci sono. Ci turba il fatto che ci siano delle persone che dicono che il counselling non esiste, che la figura del counselor non esiste. Un discorso non molto rispettoso. I counselor italiani sono animati da grande passione, da grande onestà, non si tratta di persone non professionali. La decisione di venire in Italia dopo che la Botwsana ha rinunciato, è stata presa anche per trasmettere l’idea che la Iac è vicina ai counselor italiani, per dare loro il nostro supporto.

In questo Congresso abbiamo visto molti counselor provenienti dai Paesi maggiormente sviluppati, in particolare Stati Uniti e Canada, ma anche altri provenienti dall’Africa o dall’Asia. In quali e quanti Paesi il counselling è regolamentato per legge?

Nei Paesi più sviluppati non viene spesso regolamentato in termini legali perché non c’è bisogno di questa regolamentazione, tanto sono forti le Associazioni, e questo è per esempio il caso degli Usa con 66mila aderenti; nei Paesi maggiormente sviluppati si fanno corsi di counselling altamente professionali e rigorosi, gli standard sono altissimi, negli Stati Uniti, appunto, in primis. Nella Gran Bretagna la situazione è simile, anche se la situazione con gli Psicologi verosimilmente porterà a una regolamentazione ufficiale. In Malaysia abbiamo la regolamentazione legale, in Irlanda anche si sta andando in questa direzione. Il Counselling si è originato nei paesi Anglosassoni ma poi si è diffuso anche nel resto del Mondo. In Italia la situazione è molto delicata, e dire che il Counselling non esiste è una bestemmia professionale! Se per esempio si va in un Convegno dell’American Counselling Association, si potranno vedere riunite anche 6-7mila persone.  Ma anche in Italia ci fu, nel 2016, a Milano, il Congresso di AssoCounseling con 3mila aderenti e il Presidente degli Psicologi Fulvio Giardina presente.

Alessandra Caporale, Presidente di AssoCounseling
Abbiamo ascoltato il vostro Presidente internazionale. Ora, qual è l’obiettivo in Italia? Con quale strategia volete giungere ad essere una professione regolamentata?

Ci impegniamo per definire  sempre più chiaramente l’identità professionale del Counselor in Italia. Ci sono alcune competenze relazionali che sono trasversali anche ad altre professioni, perché legate a valori imprescindibili della relazione umana. Il Counselor è un professionista in grado di accompagnare individui e gruppi in processi evolutivi rispettosi delle proprie aspirazioni e bisogni, un contesto contraddistinto da rapidi cambiamenti ambientali, sociali e  relazionali. Noi non aspiriamo né ad essere una professione sanitaria né a prendere il posto degli Psicologi. Riteniamo che l’interesse dei singoli e della comunità sia tutelato dal lavoro di équipe, dove c’è il Counselor, l’Educatore, lo Psicologo, lo psicoterapeuta il mediatore familiare  e altre figure professionali, in una collaborazione improntata sul rispetto e riconoscimento delle rispettive competenze e campi d’azione.

Tommaso Valleri, Segretario Generale di AssoCounseling
Da tempo si parla di conflitti, di distanze, tra Psicologi e Counselor. Qual è il vostro punto di vista?
Spesso gli Psicologi ci dicono: “non è vero che noi ci occupiamo solo di patologia, noi ci occupiamo anche di benessere”. Io mi chiedo solo come si possa pretendere di avere il monopolio del benessere e delle relazioni degli individui. Storicamente l’Ordine degli Psicologi nasce vigilato dal Ministero della Giustizia e ci fu una storica battaglia affinché la vigilanza passasse dal Ministero della Giustizia a quella della Salute. Oggi si cerca molto, da parte loro, di scimmiottare la figura del Medico. Il fatto di pretendere di monopolizzare ambienti non clinici come il mondo della scuola, quello dello sport, il mondo dell’azienda…  dove può esserci un disagio, certo, ma a scuola vai per studiare, non per essere curato; in azienda vai per lavorare, non per essere curato. “Sanitarizzare” tutti gli interventi che regolano le relazioni fra gli individui lo trovo inaccettabile. Se un Counselor si spaccia per il professionista che non è deve essere condannato. Ma se io ho perso il lavoro, se io ho un problema con mia moglie etc e voglio coscientemente rivolgermi a un professionista devo essere libero di farlo.

Sino al 1989 la figura dello Psicologo non era regolamentata nel nostro Paese. Avete proposto un parallelismo tra gli Psicologi di allora e i Counselor di oggi.
In Italia ci sono circa 100milaPsicologi, un numero elevatissimo. Hanno evidenti problemi di occupazione, questo lo dicono loro. Io questo lo comprendo, ma mi domando come una professione di 10mila soggetti, emergente, possa metterne in crisi un’altra formata da 100mila professionisti. Ad ogni modo, dal 2019 al 2020 per iscriversi a un Corso con i criteri formativi previsti da AssoCounseling sarà necessario essere in possesso di una laurea triennale (di qualunque tipologia).

Il professor Alessandro Onelli, docente di Counselling e ideatore di Master in Counselling nel nostro Paese, presente nel corso dell’intervista, precisa: “Per me il tema più importante è quello della formazione. In particolare con percorsi universitari. Il discorso di Master di Primo Livello fatto alla stregua dei corsi di Counselling”.  E la Presidente Caporale chiosa in finale di questo colloquio: “Quello che vorrei che emergesse è che comunque sussiste una collaborazione tra Counselor e Psicologi da più di 30 anni, tanto a livello di organizzazioni quanto nelle aziende e sul lavoro. Ognuno nelle sue specifiche competenze”.
 
L.P.

22 settembre 2018
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