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Bologna. È polemica sulla decisione dell’Ordine di sospendere 4 medici che hanno dato il via libera alle ambulanze con i soli infermieri a bordo. Pizza: “Ecco perchè l’abbiamo fatto”

E' arrivata la decisione dell'Ordine dei Medici di Bologna sui medici accusati di avere demandato atti medici agli infermieri. Ma Pizza respinge ogni accusa di "difesa della casta: “L'Ordine nasce per difendere i cittadini, non i medici”e “la legge è chiara: diagnosi e scelta delle terapie sono atti prettamente medici”. L'Ipasvi contesta la sentenza. Ma Pizza replica: “Molti infermieri ci ringraziano perché non hanno alcuna intenzione di assumersi responsabilità su cui non hanno competenza”

29 FEB - Sospensione di 4 mesi per un medico e di 6 mesi per altri tre medici. E' quanto la Commissione medica dell'Ordine dei Medici di Bologna ha deciso nei riguardi di alcuni 4 medici (ed altri 5 medici sono in attesa di sentenza) "accusati" di avere redatto procedure e istruzioni operative per regolamentare l'intervento di infermieri sulle ambulanze del 118 attribuendo al personale infermieristico compiti di diagnosi, prescrizione e somministrazione di terapie soggette a controllo del medico, dunque per avere incaricato gli infermieri di svolgere atti che la legge attribuisce solo ed esclusivamente ai medici.

"Le sospensioni in ogni caso - spiega il presidente dell'Ordine dei Medici, Giancarlo Pizza - non sono già in atto, perché la procedura prevede che i medici abbiano un mese di tempo dalla presentazione delle motivazioni della sentenza per presentare ricorso alla Cceps, la Commissione per gli esercenti le professioni sanitarie, e, in caso di conferma della sospensione, la possibilità per i medici di ricorrere in Cassazione, che rappresenta l'ultimo grado di giudizio". I medici, quindi, continuano a svolgere la loro professione esattamente come facevano prima della sentenza, in attesa del giudizio definitivo. "Ma gli Ordini professionali - ricorda Pizza - nascono come enti preposti a vigilare sul corretto svolgimento dell'attività professionale, quindi in difesa dei cittadini, non dei medici. La vicenda ci addolora, è chiaro, ma era nostro compito intervenire nel modo che ritenevamo più corretto per tutelare la salute dei cittadini, ed è quello che abbiamo fatto, perché l'ordinamento giuridico da una parte e il codice deontologico dall'altra sono chiari: la diagnosi e la scelta delle terapie sono atti esclusivamente medici, e gli atti medici non sono demandabili".


A far scattare l'"indagine" dell'Ordine dei Medici era stato il sindacato Snami, che contro i regolamenti redatti dai colleghi medici aveva presentato sia un esposto all'Ordine dei Medici che alla Procura della Repubblica. A sostegno dei medici autori di quei regolamenti si erano schierati gli infermieri del Colleggio Ipasvi di Bologna, che oggi, in una nota di commento alla sentenza, sottolineano come la condanna arrivi "dopo mesi di dibattiti e comunicati con i quali Simeu, Aniarti, FNC Ipasvi, Collegio di Bologna, Collegi dell’Emilia Romagna, Regione Emilia Romagna evidenziavano la correttezza dei protocolli infermieristici utilizzati, basati su linee guida condivise in tutto il mondo e sulle competenze avanzate acquisite dagli infermieri che operano nell’area dell’emergenza attraverso percorsi formativi accreditati e certificati" Oggi, come nel mese di novembre scorso - si legge nella nota dell'Ipasvi di Bologna -, ribadiamo che le attività svolte, in scienza e coscienza, dagli Infermieri del 118 trovano giustificazione nei bisogni dei cittadini che assistono con modalità riconosciute come le più appropriate sul piano clinico (linee guida di accreditate società scientifiche) e organizzativo (presa in carico integrate e multiprofessionale)".

Riguardo alla reazione degli infermieri, il presidente Pizza ribadisce oggi, come in passato, che l'azione dell'Ordine dei Medici "non è in alcun una difesa della casta medica e del suo campo di azione. Io non ho nulla in contrario all’attribuzione di nuove competenze agli infermieri, ma va stabilito per legge, mettendo gli infermieri nelle condizioni di compiere in sicurezza questi atti e di rispondervi in termini di responsabilità". Da questo punto di vista, l'auspicio di Pizza è che "questa vicenda possa rappresentare un sollecito per la politica per muoversi in questo senso, provvedendo a modificare il profilo professionale degli infermieri con una legge ad hoc".

Il presidente dell'Ordine dei Medici di Bologna riferisce, inoltre, che non tutti gli infermieri condividono la posizione dell'Ipasvi. "Molti infermieri ci stanno ringraziando, perché non hanno alcuna intenzione di assumersi responsabilità così importanti che non sono di loro competenza, né ritengono di avere le competenze per farlo. Io credo che questo Ordine stia facendo un grande favore agli infermieri", afferma Pizza, spiegando di avere "sollecitato qualche mese fa incontri con l'Ipasvi, ma non è accaduto nulla".
Quei regolamenti, invece, che fine faranno? Resteranno in vigore? "E' un problema delle aziende, che erano ben consapevoli della situazione, perché io stesso mi ero preoccupato di informarli prima di procedere sui medici. Ora, con la sentenza, è scritto nero su bianco e l'azienda sa bene che, quei regolamenti contengono elementi ritenuti dall'Ordine incompatili con le norme esistenti, ma noi ci occupiamo dei medici, sui regolamenti è competenza delle Aziende intervenire".

29 febbraio 2016
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