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Dall’Ipasvi di Pisa arriva una proposta di nuovo Codice Deontologico. Doveri, prerogative e ruolo dell’infermiere del Terzo Millennio. E nasce “l’ausiliarietà reciproca tra le professioni”

Dopo la decisone di non applicare l’art.49 del Codice in vigore, quello che prevede in sostanza il dovere dell’infermiere a compensare eventuali carenze e disservizi della struttura, il collegio pisano ha rotto gli indugi e presenta una versione completamente rivista del Codice infermieristico che ridisegna profondamente le linee di intervento dell’infermiere, sposando totalmente la logica della cooperazione interprofessionale. IL CODICE DI PISA.

11 OTT - Quotidiano Sanità ha il piacere di offrire ai propri lettori in anteprima la proposta di Codice deontologico degli infermieri messa a punto dal Collegio Ipasvi di Pisa. Un lavoro complesso, al quale si sono dedicati tutti i componenti del consiglio del Collegio, coordinati dal presidente Emiliano Carlotti e con la supervisione del professor Ivan Cavicchi.
 
Ormai da un bel po’ di anni il modo di essere infermiere non corrisponde al suo “essere infermiere” nel senso che indipendentemente dai titoli di studio, dal percorso formativo l’infermiere continua ad essere quello che è sempre stato. Le eccezioni che pur esistono non sono in grado si smentire questa verità”, è forse questo uno dei passaggi chiave dell’introduzione al nuovo Codice che spinge a fondo sulle contraddizioni più volte emerse in questi ultimi anni, tra l’infermiere “dei desiderata”  e l’infermiere “reale”.
 
Il ruolo dell’infermiere – si legge ancora nella prefazione al Codice pisano- nonostante le norme che ne hanno definito il profilo e le prerogative in realtà è un “non infermiere”, cioè un infermiere definito in negativo per quello che “non fa ma dovrebbe fare” e quindi modificato tanto nel suo essere che nel suo modo di essere”.

 
Parole forti che faranno discutere. Come la parte del nuovo Codice dedicata al rapporto con le altre professioni. “L’infermiere ha il dovere professionale e l’obbligo morale di agire il suo ruolo autonomo all’interno di rapporti di ausiliarietà reciproca complementare e, di fronte ad imprevisti, di concorrere alla vicarianza”.
 
E ancora:“L’infermiere ha il dovere professionale e l’obbligo morale di farsi promotore di progetti di riorganizzazioni del lavoro che puntino a riformare dinamicamente, secondo il principio di interdipendenza, i rapporti tra ruoli professionali al variare dei contesti”.
 
Sono due dei nuovi articoli del Codice infermieristico che hanno proprio lo scopo di ridefinire, anche in chiave comportamentale, i rapporti con le altre professioni, perché, si legge nel commento al Codice pisano, “attualmente la cosiddetta “collaborazione” tra professioni in un servizio si caratterizza con ruoli rigidi, definiti per compiti e competenze, dentro rapporti riferiti agli infermieri ancora impostati sull’idea datata di ausiliarietà, all’insegna di visioni gerarchiche del lavoro quindi poco funzionali ad una visione multidisciplinare del lavoro di tutela”.
 
E molto forte è anche il nuovo approccio al paziente, che nel Codice pisano diventa “contraente” perché, si spiega, oggi il “paziente” si è emancipato diventando “esigente”, cioè un soggetto consapevole dei propri diritti non più “beneficiario” passivo ma “contraente”, che tende a contrattare le condizioni delle cure di cui ha bisogno” .
 
E ancora: “Oggi il malato non è più il classico “assistito” ma molto di più. Si tratta di un mutamento che è alla base di molte problematiche della professione e pone questioni deontologiche di primaria importanza”.
 
In altri termini, come, recita alla lettera un articolo del nuovo Codice proposto dal Collegio di Pisa, “L’infermiere riconosce nella persona malata e nella comunità di salute un contraente”, sottolineando come, “con il termine contraente si definisce la condizione sociale e politica della persona malata e della collettività di salute, in ragione della quale viene superato il concetto di beneficiario cioè di colui che beneficia dell’assistenza infermieristica, per affermare quella di colui che in quanto titolare dei diritti di salute è come se stipulasse, ai fini della cura, un contratto sociale con la professione infermieristica”.
 
Insomma, come sottolineato dallo stesso Collegio di Pisa, questo nuovo Codice è una vera rivoluzione rispetto ai paradigmi attuali. “Quello che proponiamo – scrivono - è sicuramente qualcosa di alternativo rispetto alla produzione deontologica esistente e siamo consapevoli che sarà definito con una miriade di aggettivi, che ci auguriamo in maggioranza di apprezzamento. La speranza è di avviare un intenso dibattito, già questo sarebbe un successo”
 
C.F.

11 ottobre 2016
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