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Il futuro delle Rsa tra riforma dell’assistenza territoriale, Pnrr e crisi del personale

di Sebastiano Capurso

16 NOV - Gentile direttore,
è in corso un acceso dibattito sulla riforma del settore dell’assistenza territoriale, ed alcuni elementi fondamentali devono però essere valutati preliminarmente, per ricercare le soluzioni più opportune. Un primo dato riguarda l’evoluzione demografica della popolazione italiana, con sempre più anziani, di età media sempre più elevata e portatori di polipatologie croniche: aumenta quindi costantemente il numero di persone non autosufficienti da assistere.
 
Vi è inoltre la necessità di proporre risposte adeguate alle diverse fasi di evoluzione delle malattie o di peggioramento del livello di non autosufficienza: ad ogni utente deve essere garantita l’assistenza domiciliare, la frequenza presso un centro diurno o il ricovero in una struttura residenziale - soluzioni complementari e non intercambiabili - in relazione alle specifiche necessità.
 
E’ quindi necessario un piano nazionale di sviluppo che consenta a tutte le Regioni italiane di assicurare una offerta minima omogenea, in termini di ore di assistenza domiciliare, posti semiresidenziali e posti letto residenziali, pari almeno alla media dei paesi OCSE.

Oggi siamo molto distanti da tale livello, in tutti e tre i setting assistenziali.
 
Un secondo aspetto è ottimizzare l’impiego delle strutture e delle professionalità già disponibili nel territorio: le RSA, organizzazioni funzionanti h24, con medici, infermieri, OSS, terapisti, psicologi, educatori, assistenti sociali, e con palestre, laboratori riabilitativi, ambulatori attrezzati, ecc., rappresentano una risorsa preziosa per ridisegnare la rete dei servizi territoriali.
 
Le RSA devono quindi essere potenziate, per far fronte alla sempre maggiore richiesta di assistenza, anche adeguando sistemi organizzativi e protocolli di trattamento, per meglio fronteggiare la maggiore complessità e fragilità della attuale utenza.
 
La RSA del futuro che proponiamo è una struttura sanitaria del territorio, aperta e flessibile, sia come presidio dedicato all’assistenza residenziale agli anziani non autosufficienti, sia come elemento cruciale nel nuovo sistema, aperta all’utenza per una serie di servizi che vanno dall’assistenza infermieristica domiciliare, alla telemedicina e teleassistenza, alle attività vaccinali o di diagnostica di base, degenza diurna, centro prelievi, studi associati di MMG, attività di prevenzione ed educazione sanitaria.
 
Il PNRR però non prevede, al momento, alcun intervento di potenziamento della rete delle RSA, che sarebbe invece fondamentale ed urgente, sia per l’insostituibile ruolo che queste strutture svolgono oggi, sia per l’enorme carico assistenziale che hanno sopportato nel periodo pandemico e soprattutto per quello che dovranno affrontare nel futuro, per l’aumento della popolazione gravemente non autosufficiente da assistere.
 
Riteniamo quindi fondamentale, per continuare a garantire le tradizionali funzioni di supporto al sistema sanitario pubblico, una revisione nazionale degli standard funzionali ed organizzativi, che consenta alle strutture di funzionare nel migliore dei modi, con personale più qualificato, con un più ragionevole carico di lavoro, gratificato da salari adeguati e da migliori condizioni di lavoro, con la possibilità per i gestori di ritrovare le condizioni economiche per una corretta programmazione degli investimenti in innovazione, tecnologie e formazione, per il miglioramento delle strutture e del servizio, a beneficio di utenti ed operatori.
 
Risulterà utile nella riflessione considerare che, in questo contesto profondamente modificato, l’unico elemento stabile ed invariato, da oltre 15 anni, è il corrispettivo economico riconosciuto dai Servizi Sanitari Regionali alle RSA, evidentemente non più idoneo a garantirne l’efficace funzionamento, anche per l’aumento di tutti i costi produttivi: tale situazione rappresenta un punto di reale criticità, che può condizionare fortemente l’intero progetto di sviluppo e ristrutturazione dell’assistenza territoriale.
 
Rimane inoltre prioritario l’aspetto della formazione di una nuova generazione di operatori sanitari, come proprio su queste pagine affermato di recente dalla Presidente Fnopi, che rappresenta una opportunità occupazionale enorme per il nostro paese, al quale dedicare grande attenzione e conseguenti risorse, soprattutto a fronte del preoccupante livello di disoccupazione giovanile, in costante crescita.
 
Si tratta di una occasione decisiva da cogliere, proprio per la attuale drammatica carenza di figure professionali qualificate, calcolata in oltre 200.000 unità, considerando le carenze attuali degli organici e quanto previsto dal piano di rafforzamento dell’assistenza domiciliare (che richiede, da qui al 2006, almeno 70.000 nuovi operatori professionali, in massima parte infermieri), tenuto conto della assoluta insufficienza dei posti attivi presso le Facoltà di Scienze infermieristiche, che al momento coprono appena il turn-over fisiologico del personale, e che vanno pertanto urgentemente incrementati.
 
Serve quindi un piano formativo straordinario molto ambizioso, per il quale Anaste si propone come partner qualificato, mettendo a disposizione professionalità, esperienza e strutture, per una attività di formazione rivolta al territorio, attenta alle specificità e caratteristiche dell’assistenza di prossimità.
 
Su tutto il complessivo programma di riorganizzazione del sistema territoriale, infine, Anaste è disponibile ad un confronto aperto, tenendo conto del benessere dei nostri anziani, della giusta gratificazione del personale, delle esigenze degli enti gestori e del possibile incremento di occupazione qualificata.
 
Dott. Sebastiano Capurso
Presidente Nazionale ANASTE
Associazione nazionale strutture territoriali e per la terza età

16 novembre 2021
© Riproduzione riservata


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