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Errori medici e denunce dei cittadini. Facciamo chiarezza

29 GEN - Gentile direttore,
in una democrazia la libera concorrenza tra idee, opinioni e proposte è assolutamente decisiva, anzi auspicabile. Lo spot televisivo che informa i cittadini della possibilità di intraprendere azioni legali nei casi di "malasanità" è forse un un po' demagogico (come il termine impiegato, malasanità, che vuol dire tutto e nulla) ma pone l'attenzione su un problema cogente: gli errori in campo medico.
 
E' legittimo prendere le distanze da campagne pubblicitarie aggressive che non aiutano a ristabilire un equilibrio in un sistema gravato da un eccessivo ricorso alle sedi giudiziarie, ma auspicare che il ministro competente non tenga conto, nel mettere mano ad una riforma strutturale, delle voci delle associazioni che da anni lavorano per ristabilire giustizia e verità, è un altro paio di maniche, giacchè assumere posizioni vittimistico-negazioniste (della serie: i medici non sbagliano mai!) quando in gioco ci sono beni preziosi come la salute e i diritti inalienabili del cittadino, ci sembra ntellettualmente disonesto.
 
Ci riferiamo alla lettera inviata alla vostra testata, e pubblicata lo scorso 28 gennaio, dal presidente nazionale di Aaroi-Emac, che, fornendo dati parziali e fuorvianti limitatamente alle denunce penali, parla di clima da "caccia alle streghe" e di "denunce facili" definendo addirittura come "paradossale" il principio della tutela della salute come bene indisponibile. E' bene fare chiarezza su almeno due aspetti: le denunce dei cittadini e gli errori dei medici.

Da otto anni, l'associazione da me presieduta, Osservatorio Sanità – del tutto aliena dall'autore del citato spot - è impegnata su entrambi i fronti: a tutela dei cittadini che hanno subìto danni da errate prestazioni mediche ed in favore di quei medici che, sempre più spesso, vengono trascinati in giudizi palesemente temerari.
 
Venendo alla prima attività, occorre ricordare al Presidente Aaroi-Emac che dietro la decisione di intraprendere azioni legali - per lo più in sede civile - c'è sempre un parere di uno o più specialisti delle differenti branche della medicina. Non solo: dietro ogni condanna (che nel civile superano abbondantemente la soglia del 70% delle azioni promosse) c'è sempre il parere di uno o più CTU (Consulenti Tecnici d'Ufficio) ovvero medici chiamati a giudicare l'operato di propri colleghi.
La crociata anti denuncia del dottor Vergallo dovrebbe dunque rivolgersi non tanto contro quelle associazioni - o studi legali - che raccolgono le segnalazioni dei cittadini e, dopo attenta disamina, ne tutelano i diritti costituzionalmente garantiti, quanto verso quei medici "infedeli" che invece di tutelare l'operato dei colleghi, hanno l'ardire di segnalare al Giudice condotte professionalmente censurabili. Non resta, quindi, a quei paladini della classe medica tout court, che prendere atto del fatto che i medici - come, anzi, meno degli avvocati -possono sbagliare.
 
E veniamo al secondo punto: come ovviare all'aumento delle denunce/citazioni e dei conseguenti risarcimenti. Premesso che l'errore in medicina è, generalmente, l’evento conclusivo di un insieme di fattori avversi nel quale il contributo dell’individuo che l’ha effettivamente commesso è solo l’anello finale, bisogna affrontare l'argomento sotto il duplice aspetto della prevenzione e della punizione. Quanto al primo, diventa imperativo in questo momento, potenziare le strategie di prevenzione, correggere i difetti organizzativi e le carenze strutturali, ridurre il carico di lavoro degli operatori, migliorare la comunicazione tra singoli reparti.
 
Può sembrare banale, ma è così: se non si mobilitano risorse finanziarie per la prevenzione degli errori, questi aumenteranno e con essi le denunce. C'è poi l'aspetto della comunicazione. E qui entra in ballo il fattore umano, da non sottovalutare in termini di miglioramento del rapporto medico/paziente. La disponibilità diventa allora questione dirimente in vista di una sforbiciata al numero di contenziosi. Personalmente ricevo centinaia di segnalazioni di cittadini "arrabbiati" per essere stati maltrattati o snobbati da questo o quel medico. In questi casi, noi dell'Osservatorio cerchiamo di dissuadere dall'intraprendere azioni temerarie. Ma resta il fatto che un medico sgarbato o indifferente attrae le denunce (anche se infondate) come il miele le api.
 
Quanto alla "punizione" del colpevole, siamo di fronte ad un sistema schizofrenico che obbliga il medico a stipulare un contratto di assicurazione, mentre ne esime la struttura sanitaria, che può rispondere di eventuali errori con "proprie risorse finanziarie". E siamo al grottesco, vista la drammatica situazione in cui versa SSN soprattutto nelle regioni in disavanzo. L'assenza di copertura assicurativa ed il timore di incorrere nella scure della Corte dei Conti, inducono sempre più frequentemente le strutture pubbliche a evitare i confronti extragiudiziali (gli incontri in mediazione sono disertati nel 90% dei casi) e ad affrontare giudizi con una logica da "assegno postdatato" (non ho soldi ora, domani forse).
 
Come a dire: oltre al danno, la beffa per la parte lesa. Un atteggiamento inaccettabile che accresce il livore nei confronti di un sistema mal funzionante, alimentando un contenzioso oramai prossimo al collasso.
 
Avv. Francesco Lauri
Presidente Osservatorio Sanità

29 gennaio 2014
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